Visualizzazione post con etichetta La casa nella prateria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta La casa nella prateria. Mostra tutti i post

13 ottobre 2012

I 10 ANIMALI PIU' FAMOSI DEI TELEFILM ANNI OTTANTA

C'è un famoso adagio, che probabilmente funziona ancora nei backstages di film e fiction: meglio un cane attore che un attore cane. Il fatto è che di cani, gatti, cavalli, perfino alligatori e pesci attori è piena la storia della tv. Anche quella anni Ottanta, ovviamente. Allora eccovi la nostra personalissima top 10 dei nostri animali preferiti dei "nostri" telefilm.



1. Abramo (Il mio amico Arnold) Alla posizione numero uno un pesce? Sì, un pesce: sarà che non gli erano necessarie particolari doti da attore, ma l'ospite nero della piccola boccia nella stanza del guanciuto Arnold era protagonista vero della sit com. Innumerevoli le scene in cui il bambino confidava a lui le sue pene, le sue paure, i suoi dubbi da piccolo figlio adottivo catapultato in un attico di Manhattan. E lui, paziente, gli nuotava davanti al naso. Che altro poteva fare?

01 luglio 2012

LA GUIDA TV DI OTTANTOLOGY (2-7 luglio)

Baltimora, alias Tarzan Boy, sabato notte su Rete 4
 
La frase della settimana è "Pensavo meglio". Il fatto è che è estate, ormai, e possiano pure dare per terminati gli Europei di calcio, che un filino di squilibrio sui palinsensti lo provocano (a proposito, dita incrociate...). Ma i nostri amici canali generalisti non si sono gettati così tanto sul vintage come al solito. Anzi, un appuntamento ormai diventato una piacevole abitudine, come La casa nella prateria su Rai 3 alle 15 dal lunedì al venerdì, sarà abolito da domani, per colpa del Tour de France di cliclismo. Che dire? È l'ennesima prova di quello che afferma con forza Chiara Poli nel suo ultimo libro Maniaci Seriali: sulle reti generaliste, le serie tv hanno vita breve e difficile. Anche quando sono repliche delle repliche.
Così affidiamoci a quello che resta e ai ritagli di ottantologismo sparsi qua e là. L'appuntamento numero uno è quello con la mattina cartoon di Italia 1: dalle 8,10 alle 10,30 la sequenza propone nell'ordine Charlotte, Heidi, Lady Oscar, Kiss me Licia e Occhi di Gatto. Mica pizza e fichi. Sempre di mattina, ma anticipato alle 6,50, c'è l'appuntamento dal lunedì al venerdì su Rete 4 con Magnum P.I. e con le sue camicie hawaiane. E sempre dal lunedì al venerdì, alle 19,20 su Iris comincia la serata vintage con Supercar prima e l'A-Team poi. Il serale di K2, poi, dalle 21,50 circa, è sempre dedicato alle repliche dei Robinson.
E qualcosa di nuovo? Ma certo: giovedì, per esempio, il pomeriggio di Rete 4 offre alle 16,30 Sing Sing, film comico in due episodi con un protagonista ciascuno: Enrico Montesano e Adriano Celentano. Sempre giovedì, ma alle 22,40 e su Iris, preparatevi a tremare con La Cosa, il leggendario horror firmato da John Carpenter. Non è il vostro genere ma siete nottambuli? Preparatevi a una lunga veglia sabato: alle 22,50 sempre su Iris va in onda un minispecial dedicato all'icona sexy Edvige Fenech. Due i film in sequenza, L'insegnante viene a casa e L'insegnante va in collegio, con lo stesso cast (ci sono anche Lino Banfi, Renzo Montagnani, Alvaro Vitali) e girati nello stesso anno, il 1978. Troppo presto? Sì, ma è negli anni Ottanta che noi maschietti ci ammazzavamo di... caffeina per resistere svegli fino alle repliche di questi capolavori scollacciati sulle tv private appena nate. E alle 2 di notte su Rete 4 va in onda la replica della finale di Azzurro, anno 1987. Se siete lettori di Correva l'anno della Girella, sapete di che si tratta. Se invece la memoria non vi assiste, si tratta di una sfida musicale ospitata dal teatro Petruzzelli di Bari, in cui (per dire) i Cure sconfissero Caroline Loeb, il compianto Baltimora e Rita Rusic (sì, quella Rita Rusic...).
E se non bastasse, martedì sempre alle 2 di notte e sempre su Rete 4, si potrebbe dare fiducia a un programma intitolato Vintage Dance Parade. Potrebbe esserci di nuovo Baltimora...

10 giugno 2012

LA GUIDA TV DI OTTANTOLOGY (11-17 giugno)

I protagonisti de La casa nella prateria (con autografi)

A volte ritornano. E no, Stephen King non c'entra nulla. Stiamo parlando degli amici delle nostre mattine e dei nostri pomeriggi, quelli sempre buoni e dalla parte della ragione come Mary o la maestra o quelli che sembravano un distillato di grettezza (sostituite l'aggettivo con un altro a piacere) come mamma e figlia Oleson. Sì, loro, le star de La casa nella prateria, il telefilm più replicato della storia di Rete 4, è tornato tra noi. Solo che non è più su Mediaset ma è stato preso dalla Rai. Godetevelo ogni pomeriggio dal lunedì al venerdì su Rai3, alle 15.

10 aprile 2012

I BELLOCCI DEI TELEFILM ANNI OTTANTA – DODICESIMA PARTE

Per il nostro appuntamento settimanale, che ne dite di buttarci sui protagonisti delle serie tv che ruotano attorno alle vicende quotidiane di un nucleo famigliare?
Soprassediamo sull'abbigliamento?
Partiamo con “La casa nella prateria” cui spetta di diritto la palma di telefilm più strappalacrime della storia: nel piccolo villaggio di Walnut Grove (nel Minnesota) è ambientata l'agreste vita degli Ingalls, una famiglia che nella buona ma soprattutto nella cattiva sorte (dato che sono iellati quasi quanto Remì per la sezione “cartoni”) riesce sempre a restare unita grazie al carattere forte e tenace del protettivo Charles (Michael Landon, morto di cancro nel 1991 a soli 55 anni), il classico marito e padre ideale, uomo tutto d'un pezzo ma anche gran pezzo d'uomo (nonostante per esigenze di copione fosse costretto a indossare abiti alquanto desueti... ma a lui donavano anche quelle orrende bretelle, non trovate?).
David alias Grant Goodeve
E a proposito di sfiga, come non citare “La Famiglia Bradford”, “Eight Is Enough” nel titolo originale? Ben otto sono infatti i figli di Tom e Joan che vivono felici in California... “felici” si fa per dire dato che pronti via i ragazzi rimangono orfani di madre e non solo per finzione: l'attrice Diana Hyland si ammala gravemente e muore dopo la messa in onda di pochi episodi.
Sicuramente non vi avrà lasciate indifferenti il fascino del primogenito David (Grant Goodeve) che all'epoca oltreoceano era un attore e cantante molto amato dalle adolescenti.
Tommy alias Willie Aames

Altro membro della famiglia Bradford destinato a diventare un'icona sexy per migliaia di ragazzine è l'adolescente Tommy, in preda a costanti tempeste ormonali tipiche dell'età (ma diciamo pure del sesso maschile dai 15 anni in su). L'attore che lo interpretava, Willie Aames, avete avuto modo di ammirarlo poi anche nei panni (sebbene addosso ne avesse molto pochi) di David nel film-cult “Paradise”, al fianco della bellissima Phoebe Cates e, sempre negli anni Ottanta, come coprotagonista della divertente sit-com “Baby sitter” con Scotto Baio (il Chachi di “Happy Days” per capirsi).

A proposito di sit-com: che dire di quella fra le più replicate nella storia della televisione? Da una famiglia bianca di Sacramento passiamo a una nera di New York: i Robinson (anche se il titolo originale della serie è “The Cosby Show” dal nome del suo mattatore, Bill Cosby alias Cliff).
Theo negli anni Ottanta
A contendersi il titolo di belloccio non abbiamo scelto il padre di famiglia (anche se al simpatico ginecologo andrebbe la palma di personaggio maschile più divertente dei telefilm anni Ottanta) ma l'unico figlio maschio degli Huxtable (questo il vero cognome della famiglia nella versione originale): Theo. L'attore Malcolm-Jamal Warner oggi è diventato un regista televisivo ed è proprio cresciuto bene, riconosciamolo!
Theo oggi
E finiamo con una famiglia decisamente sopra le righe: gli anticonformisti e bizzarri Addams, che vivono in una inquietante dimora con vista cimitero ed immersa nella nebbia.
Addams famaly al completo
Tranquille: in gara non c'è né il capofamiglia dagli occhi spiritati Gomez, né lo zio Fester (con quel suo adorabile vezzo di sparare alle persone che gli stanno antipatiche) ma il maggiordomo Lurch (Ted Cassidy) che, nonostante al primo impatto possa ricordare un po' Frankenstein e il suo eloquio non vada al di là di frasi monosillabiche, resta comunque un omone grande e grosso con il suo non trascurabile fascino. Per tutte le amanti del genere dark.
Insomma, ce n'è per tutti i gusti!
Fatevi sotto, donne, e per ora scatenatevi con questi cinque maschietti... che la prossima settimana ve ne sottopongo altri quattro sempre pescati da famiglie di telefilm anni Ottanta!

22 settembre 2011

QUANDO LE SIGLE ERANO SIGLE...

Il capitano Stubing nella sigla di testa di Love Boat

Happy days: un minuto e 13 secondi. Love Boat: un minuto e 44 secondi. La famiglia Bradford: un minuto e 8 secondi. La casa nella prateria: 57 secondi. Chips: un minuto e 18 secondi. Mork e Mindy: un minuto e 21 secondi... No, non è che stiamo dando i numeri. È che da ieri un post di Blog Retrò ci ha fatto pensare alle sigle dei nostri amati telefilm. Lì (e su Yahoo!) c'era la classifica di quelle più amate di sempre. E Happy days ha vinto la medaglia d'oro, davanti a Casa Vianello che, per noi italiani, ha pur voluto dire qualcosa. Ma la domanda che ci siamo posti qui nella redazione di Ottantology (che, per l'occasione è su un paio di sedili di un treno regionale) è un'altra: ma quanto erano diverse le sigle di allora rispetto a quelle di adesso?
Innanzitutto erano più lunghe. La sequenza di numeri lì sopra è la durata delle introduzioni di alcuni dei telefilm più famosi. Tutte avevano musica, immagini evocative, titoli e infinite sequenze di starring e also starring. Quella di Love Boat sembrava un elenco telefonico: prima le guest stars, ovvero i passeggeri che si fidanzavano o si lasciavano o flirtavano con il dottore in quella puntata. Poi l'equipaggio, con in testa, appunto, la testa pelata del beneamato capitano Stubing. In mezzo, tra un personaggio e l'altro, sequenze di snervante lentezza della Pacific Princess in porto, della Pacific Princess nel golfo di Acapulco, della Pacific Princess che solca le onde verso l'infinito. E ancore, ancore, ancora ancore... E quanto era lunga la discesa da cui si scapicollavano le sorelline Ingalls nella loro prateria, in quella che era la sigla di coda? Già, perché allora c'erano anche le sigle di coda. E, volendo (e potendo: questione anche di diritti, immagino), la sigla la si faceva in italiano. Little Tony evocava il profumo di mare del "Laaaaav-boooooot". E vi ricordate, così su due piedi e senza Google, come si chiamava il cantante di Nano-nano? Sì, lo so che vi ricordate la sigla e anche le parole. Ma di Bruno d'Andrea, ora un riempi-pista nelle balere di tutta Italia, avevate memoria? In questo panorama, sembrava perfino breve la sigla di Saranno Famosi: un minuto appena. E che modernità, in quell'inserto parlato della professoressa Lydia Grant: "...è qui che si incomincia a pagare: col sudore...".
E adesso? Ridiamo i numeri. Csi: tra i 29 e i 39 secondi nelle varie edizioni, da Las Vegas a New York. Grey's anatomy: 25 secondi. Sex & the city: 43 secondi. Ally McBeal: 57 secondi (ma era atipica, con la canzone di Vonda Shepard quasi per intero). Glee, che pure è un telefilm basato sulla musica, non ha nemmeno una sigla vera e propria. E poi tutte, ma tutte, hanno un ritmo indiavolato: i fotogrammi cambiano ogni due-tre secondi, con sequenze e montaggi frenetici. Altro che le lentissime, pesantissime ancore di Love Boat...

Se ti è piaciuto questo post, leggi anche

10 maggio 2011

ROB LOWE E LAURA INGALLS


(Warning: questo post è di gossip duro)

Ebbene sì, quello di St. Elmo's Fire si era fidanzato con quella de La Casa nella Prateria. E sono quei due nella foto: lui Rob Lowe, giovane, con la faccia da idolo delle teen agers. Lei Melissa Gilbert, senza il vestitone lungo così di moda a Walnut Grove e prima che il chirurgo plastico facesse taglia e cuci di naso e zigomi.
Era il 1978 quando si incontrarono per la prima volta, ovviamente negli studi della Cbs, dove entrambi, benché appena 14enni, erano di casa. Nel 1981 si ri-incrociarono dalle parti di Hollywood, fermi a un semaforo seduti nelle loro rispettive auto. E fu colpo di fulmine. La loro storia visse di alti e bassi (e tradimenti) per sei anni almeno. Lei ebbe relazioni con Tom Cruise, Scott Baio (ma sì, Chachi di Happy Days, che nel frattempo aveva avuto una storia anche con Erin Moran, ovvero Joanie, e non solo nel telefilm) e Billy Idol, il punk-rocker biondo. Lui si fidanzò perfino con Stèphanie di Monaco, la principessa dagli amori turbolenti. E, quando quella storia finì, tornò in ginocchio da Melissa con anello, diamante e proposta di matrimonio. Lei disse sì, ma quando poche settimane dopo gli disse di essere incinta, lui la lasciò. E lei perse il bambino.
Questa, ovviamente, è la versione di Melissa Gilbert, come risulta dall'autobiografia Prairie Tales (le storie della prateria) che ha pubblicato nel 2009. Su quelle stesse pagine, si racconta anche il più clamoroso tradimento incrociato, nella coppia di ex baby attori. Lei beccò Rob Lowe in albergo con Nastassja Kinski e si vendicò portandosi a letto John Cusack, il migliore amico di lui.
Non ne avete abbastanza, di gossip duro? Beccatevi questa: Melissa Gilbert è stata sposata per più di 15 anni con Bruce Boxleitner, che nella tv italiana spopolò nei panni del nipote figo nello sceneggiato La conquista del west. I due hanno annunciato la loro separazione a marzo. 

Sullo stesso argomento vedi anche

01 aprile 2011

LAURA INGALLS, QUELLA VERA


Laura Ingalls ha sposato Almanzo Wilder.
E per chi si è ammazzato di repliche de La casa nella prateria, questa non è una novità. Ma io dico che Laura Ingalls si è sposata sul serio con Almanzo. No, non l'attrice e l'attore. Laura-quella-vera. Perché dietro i buoni sentimenti di una famiglia di pionieri, c'è una storia realmente accaduta. Quella della famiglia Ingalls, appunto, che negli anni a cavallo dei due secoli passati, si era spostata di villaggio in villaggio, verso Ovest (pardon, verso il West), in cerca di terra fertile e di una briciola di fortuna, armati di qualche bagaglio, una coppia di buoi, una Bibbia e dosi maxi di speranza e buona volontà.
Laura Ingalls ha avuto una vita lunga, avventurosa e, alla fine, felice: la fervida immaginazione da bambina catturata dal telefilm è diventata verve da scrittrice (si dice con l'aiuto della figlia Rose, che ebbe una vita altrettanto avventurosa che la portà perfino in Albania). E il suo libro più popolare è proprio Little house on the prairie, che diede lo spunto alla serie tv (ne ha scritti una decina, quasi tutti più o meno autobiografici).
È scomparsa nel 1957, all'età di 90 anni, ed è sepolta accanto al suo amato Almanzo (sì, si chiamava davvero così...) a Mansfield, nel Missouri. Un pellegrinaggio davanti alla loro lapide non è l'unico gesto che può fare un vero fan. Anche Walnut Grove esiste davvero, è una città del Minnesota, che alla saga degli Ingalls ha dedicato addirittura un museo. Qui, ogni estate, viene ripetuta una rievocazione storica (ok, storica perché negli States un telefilm è già un po' storia) della vita da pionieri, basata un po' sui libri di Laura Ingalls e un po' su quello che abbiamo visto in tv.
Prima del telefilm (nove stagioni, più tre lungometraggi che raccontano anche il prequel della saga, popolarità a grappoli perfino per l'odiosa Nellie Oleson), erano arrivati i libri. Non mi risultano tradotti in italiano, e perfino trovare l'edizione inglese online è una mezza impresa. In compenso, da un paio d'anni è disponibile l'intera serie in dvd. L'iniziativa è della De Agostini ed è ancora a portata di clic.