23 novembre 2013

RAFFAELE INVERNIZZI, IL PROF

Raffaele con Jazzy B dei Soul II Soul, la sua ultima fotoprofilo Facebook

Ho pensato cento volte a che cosa scrivere in questo post. Ho pensato pure che, forse, non era il caso di scriverlo: in fondo io non conoscevo così bene il Prof. Il rischio sarebbe quello di "sporcare" il suo ricordo, arrogandomi un ruolo che dovrebbe spettare a chi lo conosceva davvero, ai vecchi amici, a chi gli voleva bene. Poi ho pensato che non capita spesso di sentirsi così triste e svuotato per la morte di una persona che, in fondo, si era incontrata faccia a faccia una volta soltanto. Ma che aveva saputo essere - potenza dell'era digitale - vicina, partecipe ed entusiasta, prima e dopo quell'incontro. E allora, una settimana dopo il suo funerale, vi racconterò di come ho conosciuto il Prof.

12 novembre 2013

MAGLIETTE (ANTEPRIMA)


Pare che negli anni Settanta, ai tempi della maglietta fina di Baglioni, la t-shirt fosse bianca. Fonzie la chiudeva dentro un giubbotto di pelle, i bulli più duri si arrotolavano dentro la manica un pacchetto di sigarette, le ragazze la tenevano attillata “al punto che m’immaginavo tutto”. Poi cambiò il decennio e arrivò il nostro. E con lui arrivarono i colori, i motivi, i fregi, e anche gli status symbol. Ma non sono le magliette pastello griffate Best Company o Mistral che vogliamo ricordare. Abbiamo in mente quelle divertenti, celebrative, originali, da fan, da viaggiatore che compra una maglietta per città durante l’inter-rail. Quelle, insomma, che ho conservato in un cassetto.

10 novembre 2013

IL SENSO DI GOOGLE ADSENSE

La mail di Google AdSense che ci comunica la "violazione"

Su questo blog, da qualche giorno, non compaiono più gli annunci pubblicitari di Google AdSense. Una scocciatura in meno per voi lettori, probabilmente, che non avete più banner geolocalizzati e mirati fra i piedi, quando vi imbattete in uno dei nostri numerosi post. E un danno economico limitato per noi di Ottantology che, da quando abbiamo attivato il servizio, abbiamo incassato (virtualmente) una quarantina di euro dalle pubblicità mostrate e cliccate. Virtualmente, perché Google non effettua versamenti fino a quando non si raggiungono almeno i 70 euro guadagnati.
Nonostante questo, per noi non è stata una scelta. Google ci ha comunicato che era stata aperta una procedura nei confronti del nostro blog perché avevamo violato una delle regole di Google AdSense. In particolare, quella in cui si dice che gli annunci non possono essere mostrati in pagine che parlino di «racconti erotici o descrizioni di atti sessuali, barzellette a sfondo sessuale, forum erotici o di natura sessuale, termini sessuali o osceni nell'Url, linguaggio crudo o eccessivo turpiloquio». Seguivano i link in cui era stata perpetrata la violazione, in particolare due della miniserie Speciale tette, quello su Sabrina Salerno e quello su Samantha Fox. Nel primo c'è una fotografia della nostra Sabrina quando, alla tv spagnola, le guepiére le scivola giù un po' troppo, nel secondo c'è Sam in bikini. In entrambi si usano parole come "tette" o "capezzolo". La prima, ovviamente, è anche nell'Url.
Dopo aver controllato il calendario per vedere se non fossimo improvvisamente tornati negli anni Cinquanta con relativa censura più realista del re (o se preferite più papista del papa) e dopo aver verificato che Google non fosse passata nelle mani di una setta puritana, mi sono dedicato a un altro controllo. Ovvero ho dato un'occhiata all'immenso mare del web per scoprire se altri siti web fossero incappati nella stessa violazione e nella stessa procedura di infrazione. La prima sorpresa è arrivata cercando (su Google, ovviamente) pagine web con le parole "speciale tette Samantha Fox". Nella prima schermata, oltre al nostro post, compare un forum che, stando all'Url, dovebbe occuparsi di politica. Invece si discute su quale sia il seno più bello del mondo confrontando tale Denise Milani con la "nostra" Sam. Non prendiamo posizione sulla diatriba, ma ci limitiamo a osservare che sul forum compaiono i banner di Google AdSense. Affinando la ricerca e sbirciando controvoglia i siti di gossip, ne troviamo uno in cui si anticipa l'uscita del calendario hot di Raffaella Fico, con gli annunci di Google che promuovono foto (probabilmente non in burqa) di Sara Tommasi e Elisabetta Canalis. Forse si sono salvati dagli strali googl-isti perché, con una spennellata di photoshop, hanno sbiadito i capezzoli. Non ha avuto tanta accortezza il sito di uno dei principali quotidiani nazionali: anche lui, per la regola della "colonna di destra" (quella secondo cui tira di più una manifestazione delle Femen che una di metalmeccanici), racconta con una photogallery del calendario della Fico. Senza peraltro oscurare i capezzoli che hanno appena finito di allattare la presunta figlia di Mario Balotelli. Anche qui, impuniti, fanno capolino i banner mandati da Google.
Quale sia il senso di Google AdSense ormai non è più chiaro. Escludendo la cervellotica ipotesi che i capezzoli delle dive anni Ottanta siano da togliere di mezzo, mentre quelli delle squinzie del duemilaedieci vadano valorizzati, il sospetto resta uno: spariscono i banner sui pesci piccoli facili da trovare, come quei povericristi di Ottantology che mettono la parola "tette" nell'Url. Ma se l'Url è pulito, e il sito si proclama di informazione (al netto di colonna di destra e metodo Boffo, se capite cosa intendo), e se soprattutto garantisce molti più visitatori unici (e quindi un giro d'affari migliore per gli amici inserzionisti) di un blog di nicchia e di provincia, allora vanno bene anche le tette en belle vue. Del resto, c'è chi se n'era accorto dal 2009. Anche se allora più che tette erano culi...

16 settembre 2013

OTTANTOLOGY (E LA GIRELLA) A RADIO24

Stefano Gallarini, a sinistra, con i vostri avanguardisti ottantologisti

Pioveva che sembrava autunno, domenica mattina a Milano. Ma era l'autunno del 1986. "Colpa" di Stefano Gallarini e Giorgio De Luca, rispettivamente conduttore e redattore di Il riposo del guerriero, la trasmissione delle 10 del mattino del "di' di festa" a Radio 24. I due hanno deciso di salire su una DeLorean, hanno preso spunto da quella famiglia canadese che ha deciso di vivere per un anno intero come se trent'anni non fossero passati (e quindi niente computer, niente cellulare, niente tablet, eccetera...). E soprattutto hanno deciso di invitare noi, quelli di Ottantology e di Correva l'anno della Girella.

19 agosto 2013

OTTANTOLOGY AL REWIND THE 80S FESTIVAL #3

Ci siamo: il secondo giorno del Rewind the 80s Festival, domenica 28 luglio, è qui per voi e per la vostra invidia. Il racconto è a cura dei nostri inviati Elizabeth e Raffaele, la vicepreside e il prof. E se vi siete persi le puntate precedenti, correte in fondo a questo post e troverete i link.

I Level 42 sul palco

Secondo giorno e… acqua a catinelle. Il risveglio è un rainday più che un sunday. Si impreca contro giove pluvio e l’unione di tanta volontà basta a scongiurare il peggio. 
Il tempo rimane clemente al punto da far titolare al locale The Courier: "Fabulous rewind time, come rain or shine" (qualcosa che in italiano suona come: “Favolosi tempi andati, sia asciutti che bagnati”), ahahahahah roba che neanche Pippo della Lines avrebbe osato …
Torniamo alla cronaca. Arrivano ad aprire il secondo giorno i Blow Monkeys dell’eclettico Dr. Robert. Abbiamo amato moltissimo i loro successi quali: This is your life e ancor di più Digging your scene e It doesn’t have to be this way, quindi gli perdoniamo qualche stecca di troppo. A seguire i claudicanti The Blockheads che inventarono lo slogan Sex & drugs & rock & roll ma che oggi appaiono più vecchi che vintage.
Chi ha lanciato una scarica positiva di adrenalina pura è stato Al McKay con gli EWF (Earth Wind and Fire) Experience che ha infiammato il pubblico con September, Boogie Wonderland, Fantasy e tanti altri successi, accompagnato da una miriade di musicisti bravissimi. (La vicepreside si è presa una bella mezz’ora di puro ballo, che divertimento!).

Mark King dei Level 42 con la vicepreside e il prof


Belli carichi da cotanta disco sulla pelle, arrivano i Level 42 di Mark King & Co. a darci la risposta sul significato della vita. Il nome Level 42, infatti, pare affondi le radici nella letteratura fantascientifica (un po’ come i Duran Duran del resto). Si inizia con qualche brano minore per dare spazio poi alle hits. Running in the family, Something about you e Lessons in love hanno infiammato la folla. Curioso contrattempo è stato l’unico blackout di qualche minuto che ha dato la possibilità di assistere a una performance acustica a 8 mani 8 (!!!) alla batteria, guidata normalmente dal solo Pete Ray Biggin. Tutti a picchiare e a far saltare il pubblico, compreso quel grande personaggio che è Mark King. Finita la performance, ci regala qualche battuta nella zona dedicata ai fans, mentre, da lontano, Sonia canta Hopelessy devoted to you (Grease… ricordate?) a infarcire un repertorio alquanto scarno e lui si unisce canticchiando con il pubblico della Vip Area e con i giornalisti presenti.

Nik Kershaw


Nel frattempo Carol Decker che ha ben introdotto il festival ci ricorda che con Heart and Soul ha scritto con le T-Pau una piccola pagina degli anni ’80. I Cutting Crew ci rifanno innamorare con I just died in your arms e I’ve been in love before. I Flying Pickets, ovvero i nostri Neri per Caso. Dimenticabilissimi. Mr. Nik Kershaw trascina il pubblico con I won’t let the sun go down on me, quindi The Riddle e Wouldn’t it be good. Un signore al quale il prof è particolarmente affezionato e che si è guadagnato applausi convinti.
Saremo sempre grati a quel bel fusto di Jason Donovan che ci ha fatto trovare due cheeseburger e due birre senza l’ombra di una coda in quanto il popolo del festival, soprattutto femminile, era allineato e coperto sotto il palco. Visto che insistete buttiamo là due o tre successi: Too many broken hearts, Nothing can divide us, Especially for you (roba che anche il prof ricordava solo questa, ma grazie agli occhi blu della voce femminile Kylie Minogue). Qualche sorso di birra dopo, trasaliamo sentendo delle stecche che neanche a La Corrida di Corrado. Il prof ne regge un paio poi, a costo di guadagnarsi due incisivi nuovi di zecca tra i gomiti delle prime fila, vuole testimoniare l’evento. È Belinda Carlisle a guadagnarsi la palma di peggiore del festival. Viso tirato a fionda e stonata quanto poche. C’è pure chi applaude, sigh!

Tony Hadley degli Spandau Ballet


Fortunatamente arriva Lui. Il Sir del Pop Eighties. Tony “Spandau Ballet” Hadley che si regala ai fans nell’Area Vip, anche prima del concerto. Voce piena, abito elegante, in verità leggermente avvinazzato (o awwhiskato…) ci regala successi quali Gold, Through the barricades, True e Only when you leave.
Chiudono l’evento gli Human League che hanno sostituito con onore all’ultimo gli OMD bloccati da una indisposizione dell’ultimo momento. Anche se confessiamo di non amarli alla follia, sono stati originali e con Human, Lebanon e soprattutto Don’t you want me hanno mandato tutti a nanna felici.
Che dire... una due giorni che resta nell’anima, un festival che a noi Ottantologisti nostalgici piace eccome!
3 - fine

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06 agosto 2013

OTTANTOLOGY AL REWIND THE 80S FESTIVAL #2

Vi avevamo promesso un racconto a puntate, ed ecco la seconda, ovvero la cronaca del primo giorno di concerti del Rewind the 80s Festival, quella di sabato 27 luglio. Ovviamente a cura dei nostri inviati Elizabeth e Raffaele.

Howard Jones (senza ciuffi)


Si inizia puntuale alle 14 con i Red Hot Chili Pipers, goliardica cover band di gruppi rock rivistati in salsa scozzese con tanto di pipes (cornamusa) e tartan.
Arriva Howard Jones e l’atmosfera si accende perché lui è uno che scalda i cuori di noi nostalgici. Chi non ha intonato (o stonato) What is love almeno una volta?
Continuiamo con una piccola premessa. Non siamo obiettivi su un paio di cose nella vita. E la superiorità a 25 anni di distanza dal loro debutto che ha tracciato indelebilmente un nuovo sound per buona parte della musica contemporanea è una di queste. Ovviamente stiamo parlando dei Soul II Soul. Back to life, Get a life, Keep on movin’ e Jazzie’s groove. Dal vivo sono da pelle d’oca alta un palmo, complici i bassi con frequenze da tachicardia estrema. Coriste minimal chic e un poker di voci che ha fatto muovere piedi, sederi, braccia e teste anche al monumentale boss della security che teneva il tempo soddisfatto, hanno completato la miglior performance della giornata!

Elizabet e Raffaele con Jazzy-B dei Soul II Soul (mica pizza e fichi)

Il resto del programma è corso via con Mike and the Mechanics e la loro Over my shoulder, gli Odyssey con la mitica Going back to my roots, l’irritante Captain Sensible con la stucchevole domanda Say Captain say what?, gli adorabili Starship a dare un tocco USA con la bellissima Sara e Nothing’s gonna stop us now e i A Flock of Seagulls che riducono a Wishing (if I had a photogragh of you) e poco più un’apparizione che avrebbe meritato più spazio.
Rivelazione assoluta Heather Small, nome sconosciuto al pubblico italiano ma se vi dicessimo Search for the hero o Proud siamo sicuri che i refrain sarebbero nei vostri ricordi. 

È lui, è Rick Astley!

Arriva il momento clou per il popolo femminile (almeno buona parte…) con l’apparizione di Rick Astley. Mr. Gel si rivela showman di sicuro richiamo con le hit che tanto abbiamo ascoltato: Never gonna give you up, Whenever You Need Somebody e Together Forever.
Per i maschietti (e parecchie femminucce) segue una manzissima Kim Wilde che popolò i sogni erotici di un decennio e che ora regge solo qualche strofa, qua e là passando da Cambodia a You keep me hanging on e strappando applausi convinti solo su You came.
Chiude la prima giornata un grandissimo Ali Campbell, leader degli UB40 che ha trasformato il Perthshire in una colonia battente bandiera giamaicana, mandando a casa tutti soddisfatti grazie a successi immortali quali Kingston Town, Red red wine e Can’t help falling in love.
2 - continua

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04 agosto 2013

OTTANTOLOGY AL REWIND THE 80S FESTIVAL #1


Premessa: due inviati a un festival di musica anni Ottanta in Scozia non li manda nemmeno Rolling Stone. Quindi noi ottantologisti siamo maledettamente privilegiati (anche perché i due inviati non hanno inviato la nota spese ai blogger, eheheh...)
Gli inviati non potevano che essere loro, la vicepreside Elizabeth e il prof Raffaele, volati in Scozia per Rewind the 80s Festival, una delle cose più da nostalgici che esistano, per chi come noi ha fermato l'orologio, specie quello musicale, al 31 dicembre 1989. Gli inviati, ovviamente, ci racconteranno tutto, a puntate, dalla musica all'atmosfera, con tanto di foto. E chissà se sarete capaci, per dire, di riconoscere Rick Astley al primo colpo d'occhio...



Ve l’avevamo promesso e siamo qui a testimoniarne l’emozione.
Dopo aver sognato invano per due anni, eccoci protagonisti alla kermesse scozzese, primo dei due appuntamenti annuali del Rewind The 80s Festival, massima espressione della nostalgia e del kitcsh di tutto ciò che ricordate o avete rimosso del nostro decennio preferito.
Siamo nel parco dello Scone Palace, periferia di Perth a un’ora e mezza da Glasgow. Qui la storia ha incoronato i re scozzesi, Shakespeare vi ha ambientato il Macbeth e anche oggi ci passa della gran bella gente che ha scritto la storia della musica.
Avete presente il Paese dei Balocchi anni 80? Noi diciamo che neanche la più fervida immaginazione riuscirebbe a mettere insieme 24 artisti di livello assoluto, spalmati su una due giorni intensa, un welcome day a preparare il terreno, un luna park attrezzato di tutto punto, una disco casinara, una disco silenziosa (sì, vi danno pure le cuffie…!), una Cappella gonfiabile se vi scappa di sposarvi, un’area vip se vi scappa di fare una foto con il vostro idolo, un’area camping grande come la provincia di Cuneo, trash food e birra a fiumi … ça va sans dire.
 
La cappella gonfiabile per i matrimoni anni Ottanta


Colpisce la compattezza glamour del popolo 80’s che esibisce in ordine sparso: ogni genere di cappellino, parrucca frisée, gonna tullosa e scaldamuscoli fluo. È piaciuto l’impegno di molti nel cucirsi addosso uno stile fatto in casa (gettonatissimi i richiami a Madonna, al cubo di Rubik, ai Ghostbusters e ai Village People). Gli stivali di gomma poi hanno rappresentato l’antidoto alla pioggia che, per la gioia dei sottoscritti, ha bagnato (poco in verità…) solo durante lo show di Rick Astley facendo veramente il miracolo di lavare la meravigliosa campagna scozzese prima e dopo gli spettacoli.
 
Il popolo anni Ottanta veste fluo...


Le 5 FAQ del Festival
Cosa ci ha colpito più di tutto? Il colore. Il rosa/fucsia e il giallo fluo a sottolineare l’ironia e l’amore libero, presenti ovunque potesse spaziare lo sguardo.
Un numero di cui dubitiamo? Quello dei partecipanti. Potremmo azzardare un 15.000 sui due giorni.
Un numero che non sappiamo? Quello delle bottiglie di qualsivoglia liquido alcolico. Ma erano tante.
Quello che avremmo voluto avere con noi? Una sedia pieghevole con portabottiglie (18 sterline al mercato nero…).
L’acquisto più indovinato? La VIP Pass ovviamente!!! E per chi vuole saperne di più … stay tuned.

Se a qualcuno di voi fosse venuta l’acquolina in bocca ripensando al fatto che è previsto a breve un appuntamento a Henley-on-Thames, nei pressi di Londra, beh l’idea è buona… ma per l’anno prossimo in quanto i biglietti sono esauriti da tempo.
Tenetevi pronti per l’edizione 2014 su www.rewindfestival.com poiché i biglietti saranno in vendita prima di Natale e come regalo ottantologista potrebbe essere... “adeguato”, direbbe qualcuno.
(1 - continua)

08 giugno 2013

LUNEDI' 10 GIUGNO È IL GIRELLA DAY


Colpa nostra. Non ci avevamo pensato. È dal maggio del 2011 che distribuiamo merendine virtuali in giro per il web, che giochiamo con uno zero a spirale nel nostro logo a forma di 80 e che abbiamo scimmiottato Andy Warhol, applicato a pan di spagna e cioccolato, per la copertina del libro di cui amiamo vantarci. Ma a istituire il giorno della Girella non ci avevamo pensato. Fortuna che c'è Moira, che vive in Toscana ed è stata golosa lettrice di Correva l'anno della Girella. Così golosa che a fissare un giorno per fare una merenda-rimpatriata di quando eravamo piccoli, ci ha pensato lei.
L'appuntamento è lunedì 10 giugno alle 17, con obbligo (imposto da Moira stessa) di mangiarla dopo averla srotolata, a costo di sbriciolare un po' il rivestimento in cioccolato che la tiene compatta sul fondo. E noi di Ottantology ci siamo buttati a pesce. Così abbiamo proposto a tutti i partecipanti di fotografarsi e di mandarci le foto: le trasformeremo in un album per la nostra pagina Facebook (e l'invito vale anche per voi che passate dal blog). Ma, nel frattempo, se volete divertirvi un po' e avete un account Facebook, iscrivetevi alla pagina dedicata all'evento, annunciando la vostra partecipazione. E invitate i vostri amici. E, naturalmente, divertitevi a sbirciare i post e i commenti nostalgici di chi ha già comprato il pacco da otto girelle al supermarket. E sta faticando a mantenerle intatte fino a lunedì...

07 giugno 2013

RADIO LIVE COME NEL 1983

Lo staff di Radio Live 97.9 quasi al completo. (Foto di Andrea Cherchi)

#Livecomenel1983 è l’hashtag che abbiamo provato a lanciare ieri su Twitter per il compleanno di Radio Live (nome completo radio-live-nove-sette-nove per mandare a memoria la frequenza). Trasmetteva a Vercelli, data di esordio 6 giugno 1983, trent’anni esatti ieri. Per questo l’altrettanto vercellese Radio City ha messo a disposizione i suoi studi per una sera, trasformando la fascia serale in una gigantesca rimpatriata, con speaker, tecnici, registi, autori di jingle e qualche imbucato, come me che, a sapere di una serata in cui si sarebbero suonati A-Ha, Baltimora, Cyndi Lauper e che si è aperta con Happy Children di P-Lion, si è comportato come un orso davanti a una dispensa di miele.

04 giugno 2013

BRUCE SPRINGSTEEN A MILANO: 1985-2013

San Siro per Springsteen nel 1985 e nel 2013

Negli anni Ottanta non era così automatico vedere una grande star del rock che sceglieva l'Italia come tappa del suo tour. Bruce Springsteen mise per la prima volta piede dalle nostre parti nel 1985. Per la precisione era il 21 giugno. Location prescelta, Milano e lo stadio di San Siro, ancora scoperto, ancora senza il terzo anello che sarebbe stato realizzato per i Mondiali del 1990. Non bastò per tutti coloro che volevano esserci: in 65mila trovarono uno dei biglietti (a 20mila lire, più 2mila lire di diritto di prevendita: il costo, all'incirca, di due album in vinile, che allora ondeggiavano tra le 10 e le 13mila lire). E arrivarono davanti ai cancelli di San Siro di buon'ora. Se abitavate a Nord Ovest, avete probabilmente avuto almeno un compagno di scuola, alle superiori, che ci era andato. E voi, magari, a soffrire a casa, perché ancora troppo piccoli per un concerto rock (l'anticamera dell'inferno e l'ingresso principale del tunnel della droga, nell'immaginario di molti genitori). Per i milanesi ci fu un maxischermo allestito in un parco: pienone anche su quel prato.

25 maggio 2013

LISA STANSFIELD A MILANO: NOI C'ERAVAMO

A Ottantology siamo fortunati. In un periodo in cui facciamo fatica a star dietro come si dovrebbe al blog, troviamo gli inviati che si mescolano al pubblico dei concerti delle star anni Ottanta e poi ce li raccontano. E siccome di Bruce Springsteen in piazza del Plebiscito a Napoli avrete già letto a tutto, ecco la cronaca dell'esibizione a Milano di Lisa Stansfield. Gli autori? Esperti doc: il professor Raffaele e la vicepreside Elizabeth, già inviati di Ottantology in altri concerti in Italia e all'estero. A loro la parola, a voi la lettura.

Lisa Stansfield a Milano

"Someday (I'm coming back)!"
Di indegno c'era solo la location. Gli angusti spazi dei Magazzini Generali devono rimanere lontani dalla buona musica live. Per il ritorno di Lisa Stansfield avremmo visto meglio un locale come il Blue Note, perfetto per stile e pubblico.
Ma passiamo allo show. Arriva avvolta da un lungo monospalla verde, un copricapo in stile anni 30 a richiamare il tirabacio degli esordi e tanta voglia di stupire i circa 500 fans accorsi a Milano per l'ultima data del tour europeo. Supportata da una band di sette elementi esperti e una brava vocalist di colore, spadroneggia passando dalle hits acclamate dal grande pubblico quali: This is the right time, Live together, All woman e The real thing a brani meno famosi come l'intimista My stupid heart, Something better e Make love to ya.
L'impressione che lasciano artiste come lei è che ti emozionerebbero anche cantando l'elenco del telefono. Lei appartiene a quella ristretta cerchia con personalità forte: gente come Tina Turner, Anastacia e Celine Dion, solo per fare qualche nome. Anche se l'abito è più simile a Sade, il carattere ricorda più una Cindy Lauper in versione nu jazz.
Morale, cari Ottantologisti... All around the world live together.
Elizabeth e Raffaele


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16 maggio 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - UNDICESIMA ELIMINATORIA


Una bionda, ma con una grinta così nella voce. L'altra bruna, ma capace a un certo punto della carriera di cantare con infinita dolcezza una canzone d'amore come I got you babe. Una, Wendy James, conosciuta più per il suo gruppo-meteora che per nome, i Transvision Vamp. L'altra, Chrissie Hynde, ha sempre avuto nome, cognome e identità ben definiti anche senza i suoi Pretenders. Eppure le due gnocche dell'ultima puntata straniera del sondaggione hanno molto in comune.

18 aprile 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - DECIMA ELIMINATORIA


Ok, ok, è la settimana delle italiane e qui c'è una nata a Londra e una nata a New York. Ma senza la premiatissima scuderia di Claudio Cecchetto, che nel "nostro" decennio era una fabbrica di matricole e di meteore, e senza la Milano di quegli anni, Tracy Spencer e Taffy non sarebbero mai esistite, e non ci avrebbero fatto ridere e sospirare di nostalgia in un paio di versi di una canzone di Natale di Elio e le Storie Tese e Jovanotti.

11 aprile 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - NONA ELIMINATORIA


Tanta Gran Bretagna e ancor di più Stati Uniti, nella musica anni Ottanta. Ma non solo. Per esempio oggi restiamo nei confini della vecchia Europa continentale per mettere in ballottaggio, in via del tutto eccezionale, non due ma quattro stelline della musica dell'epoca, qualcuna poco più che una meteora in Italia, qualcuna restata sulla cresta dell'onda (anche se non più nel mondo della musica) fino ai giorni nostri.

04 aprile 2013

LAME ROTANTI! (ovvero i 35 anni di Goldrake)


Era il 4 aprile 1978, un martedì, esattamente 35 anni fa. La voce perplessa di una signorina buonasera (la mitica Maria Giovanna Elmi, sostengono i meno smemorati) annunciò un "Buonasera con... Atlas Ufo Robot". Noi bambini (non ancora) ottantologisti conoscevamo bene quel contenitore di fine pomeriggio, quando dalla cucina già arrivava il profumo della cena. C'erano spesso cartoni animati e, sul Secondo (Rai2 come la chiamavamo allora) già potevamo goderci SuperGulp. Ma di robot sbarcati dal Giappone ancora non ne avevamo visto traccia. Quel nome, poi, non ci diceva nulla. Nemmeno ai funzionari Rai, a dire il vero, se - come dice la leggenda - il nome italiano fu dato per un equivoco. Nella cartellina che conteneva gli appunti sulla serie, arrivata dalla Francia c'era scritto così. Ma "atlas" non faceva parte del titolo (Ufo Robot Grendizer è il titolo originale): è la parola francese che indica "atlante" o "raccolta". Lo avevano scritto sulla cartellina per descriverne il contenuto...
La verità? Fu amore a prima vista. Nel giro di poche settimane, tra i banchi delle elementari e delle medie, non si parlava d'altro, almeno tra i maschietti della classe. Le femminucce sbuffavano e aspettavano Candy Candy, anche se ancora non sapevano quanto il Giappone avrebbe condizionato la loro infanzia e adolescenza, facendo sbarcare eroine dagli occhi giganteschi. Nel frattempo potevano innamorarsi di Actarus, l'eroe. Mentre i nostri fratelli maggiori guardavano con malcelato interesse le forme di Venusia e Maria.
Noi pensavamo solo alla nuova frontiera, lo spazio, da vivere non più da astronauti, ma da piloti di robot indistruttibili e complicati. Volete la verità? La mia scena preferita di Goldrake era il momento (lunghissimo) in cui Actarus entrava nel robot: lo scivolo, il salto nel vuoto in cui i raggi magici gli appiccicavano addosso tuta e casco, la poltrona con le leve e i comandi che s'incastrava nel disco e, finalmente, il decollo con l'uscita dalla cascata. Ancor meglio, quando per ragioni tattiche Goldrake sbucava da una delle uscite segrete.
E qui sorge una delle domande da grandi perché, da piccoli, ci sembrava tutto normale: in quei lunghissimi minuti che passavano dalla corsa di Actarus verso il robot, al decollo di Goldrake, i nemici di Vega avrebbero fatto in tempo a radere al suolo Tokyo e la sua periferia. Invece niente: leali come un giocatore di rugby sparavano qualche razzo qua e là, spesso brutalizzando l'inutile dischetto volante di Alcor, ma per scatenarsi aspettavano il nemico con le corna. E, restando in tema, perché un capolavoro della tecnologia dotato di armi pazzesche come il raggio antigravità o i disintegratori multipli, usava oggetti medievali come l'alabarda spaziale, che sbucava dalle spalle come variante dei boomerang elettronici (elettronici stacippa, peraltro: archetti di metallo e morta lì)? E ancora, le armi erano efficaci solo se Actarus strillava il loro nome?
Ah, se servisse davvero, pensate di essere a bordo di Goldrake mentre siete incastrati in coda in tangenziale. Urlate "lame rotanti!" e le auto che vi ingombrano il cammino finiscono a fettine come un androide alieno. Tra l'altro sarebbe un omaggio a Go Nagai, leggendario creatore di Goldrake, ama anche di Mazinga e Mazinga Z che, si narra, penso al primo robottone mentre era bloccato nel traffico, immaginandoselo che camminava a bordo strada, enorme e inarrestabile, per superare la fila...

28 marzo 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - OTTAVA ELIMINATORIA


Gli anni Ottanta erano lì a un passo, quando la minorenne Anna Oxa e la poco più che ventenne Donatella Rettore si fecero notare – in tutti i sensi – nel pigro panorama musicale italiano. Nel 1978 una giovane cantante di origini albanesi cresciuta a Bari catturò l'attenzione di pubblico e critica con Un'emozione da poco: capelli neri, come i guanti da pilota di pelle, look post punk studiato (pare) da Ivan Cattaneo apposta per lei, Anna Oxa dimostrava molto più dei suoi diciassette anni, dal punto di vista della maturità artistica. L'anno successivo, Rettore (niente nome di battesimo: “Non capisco perché tutti quanti continuino insistentemente a chiamarmi Donatella. O-oh bella...”) uscì dal limbo a cui l'avevano consegnata due Sanremo anonimi e altrettanti album con Splendido Splendente, ovvero un inno alla chirurgia plastica quindici anni prima delle tette di Pamela Anderson e trenta prima delle labbra di Valeria Marini.

21 marzo 2013

CORREVA L'ANNO DELLA GIRELLA, UN ANNO DOPO


A quelli che l'hanno letto
A quelli che l'hanno cercato
A quelli che, per trovarlo, hanno litigato con il libraio
A quelli che si sono fatti una risata
A quelli che si sono concessi un sospirino nostalgico
A quelli che ci hanno suonato sopra
A quelli che l'hanno letto in anteprima e ci hanno fatto un video
A quelli che lo hanno recensito su Anobii (quattro stelle, mica pizza & fichi)
A quelli che lo hanno recensito sui media
A quelli che ci mandano le foto quando lo trovano in giro
A quelli che ci hanno investito soldi e speranze
A quelli che hanno pazientato in silenzio quando ripetiamo sempre "il libro di cui amiamo vantarci"
A tutti voi, grazie.
È passato un anno giusto giusto dalla pubblicazione di Correva l'anno della Girella. Non siamo diventati né ricchi né famosi. Ma abbiamo collezionato emozioni belle. E non abbiamo ancora smesso. Ed è questa la cosa più importante

14 marzo 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - SETTIMA ELIMINATORIA


Si possono calcolare i dischi venduti, il numero di copertine di riviste ottenute, l'affluenza di pubblico ai concerti. Ma per la classe non esiste unità di misura. Di certo, Whitney Houston e Sade ne avevano, oltre la media. Così come la loro voce saliva un'ottava o due sopra la massa. Anche quando, ed è il caso dell'americana, l'esordio internazionale fu fatto di canzonette leggere come il suo viso acqua e sapone.
Imparammo a conoscere Whitney Houston all'improvviso nel 1985, tutta riccioli ed energia in How will I know. La prima cosa che compariva nel video erano le sue gambe. Poi il fisico mozzafiato. Poi una cascata di riccioli tenuti insieme da un fiocco molto anni Ottanta. Poi si voltava e imparammo a conoscerne il sorriso. Infine la voce: bastavano i motivetti dance, come questo o come I wanna dance with somebody, per capire che madre Natura l'aveva dotata di un'intera orchestra pronta a scatenarsi ogni volta che avesse aperto la bocca per cantare. Canzoni più dolci come All at once o come I will always love you (anno 1992, protagonista del film Guardia del corpo con Kevin Costner, storia di una popstar schiacciata dal suo successo e da un fan minaccioso) fecero il resto, consacrandola come vera principessa della musica. Alla fine della nostra decade aveva già conquistato due Grammy: il primo per Saving all my love for you (un altro lento mozzafiato) e il secondo per I wanna dance with somebody. Il suo sorriso era solare come il suo fascino. Un sole che si spense piano piano, tra mariti violenti e dipendenze dalla droga, fino alla tragica fine del febbraio 2012, poco più di un anno fa.
Sade entrò negli anni Ottanta con un piglio diverso: ritmi sincopati, un sassofono a mescolare suggestioni jazz e ambientazioni da night club di classe. E, comunque, una voce calda, avvolgente, pazzesca. La ammirammo nei video, con gli abiti eleganti che fasciavano un corpo da modella. La fissavamo negli occhi grandi e affascinanti, guardavamo le sue labbra muoversi e facemmo amicizia con la sensualità sottintesa, anche da sedicenni che preferivano l'esplicito. Il primo problema fu imparare il nome, anche per i disc jockey. La chiamammo Scèid o, al limite, Sàd alla francese, prima di capire che la pronuncia esatta di quel nome nigeriano (come lei, nata a Ibadan) era Sciadèh. Tra il 1984 e il 1986 inanellò singoli memorabili: da Your love is king a Smooth operator, da The sweetest taboo a Is it a crime. Dicono le statistiche che nessuna cantante solista inglese abbia venduto più dischi di lei nel mondo: 110 milioni finora. Dice la macchina fotografica che non dimostra nemmeno un po' i suoi 54 anni. E dice il professor Raffaele, che l'ha ascoltata dal vivo per noi solo pochi mesi fa, che è ancora tremendamente brava.

28 febbraio 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - SESTA ELIMINATORIA


Oggi parliamo di donne coraggiose. Belle anche per il loro coraggio, manifestato fin da quando erano poco più che adolescenti. Perché Giuni Russo e Gianna Nannini hanno qualcosa in comune: l'aver fatto la valigia molto, ma molto presto per seguire la loro passione, la musica. Giuseppa Romeo, nona di dieci figli (ma Anna, che le faceva da babysitter morì ancora bambina), partì per Milano che non era ancora maggiorenne, e quando non erano ancora gli anni Settanta, pur di suonare e cantare. Ben presto incontrò l'amore della sua vita e, a proposito di coraggio, l'amore aveva (anzi ha) un nome femminile, quello di Maria Antonietta Sisini, musicista come lei, nemmeno diciottenne come lei, partita da un'isola (la Sardegna) come lei, per fare strada. Questo amore ha trasceso i limiti della morte, che ha portato via Giuni Russo nel 2004, a 53 anni, per manifestarsi in tante iniziative per onorare la memoria della cantante e per promuovere l'arte, come la fondazione che porta il suo nome.

25 febbraio 2013

I RISULTATI DELLE ELEZIONI (DEL 1983)

Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli nel 1983

Al termine di una lunga notte di scrutinio, siamo finalmente in grado di ufficializzare i risultati delle elezioni politiche (del 1983, naturalmente). La Democrazia Cristiana si conferma il partito di maggioranza relativa, ma paga con una netta flessione ("sostanziale tenuta", l'hanno definita i portavoce dello Scudo Crociato) il disamore del suo elettorato: alla Camera il calo è secco, del 5,4%, con il partito che scende per la prima volta sotto il 35%, quella che sembra una netta bocciatura della linea politica del suo segretario Ciriaco De Mita. Cala, ma in modo meno vistoso, anche la seconda forza dell'arco costituzionale, il Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer, che lascia lo 0,49% e si attesta al 29,9%, contro il 32,9% della Dc.
Tra gli alleati della coalizione di governo del Pentapartito, che ha guidato il paese fino all'appuntamento elettorale, cresce il Partito Socialista Italiano (+1,6% per portarsi all'11,4%), con il suo segretario Bettino Craxi che è pronto a vantare il diritto di salire a Palazzo Chigi come capo del governo incaricato della maggioranza riconfermata. Meglio ancora ha fatto il Partito Repubblicano, che sale al 5,1% con una salita del 2,1%, beneficiando del periodo da presidente del consiglio vissuto dal suo segretario Giovanni Spadolini, primo laico a guidare un governo italiano nel dopoguerra. Chiudono i risultati della coalizione di governo le crescite marginali del Partito Social Democratico Italiano con il +0,2% che lo porta al 4,1%, e del Partito Liberale Italiano (+0,9% al 2,9%).
Ma il quarto partito è una forza di opposizione, il Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante, che cresce dell'1,5% salendo al 6,8%. Entra in parlamento, sul fronte opposto dello schieramento, anche Democrazia Proletaria, che elegge sette deputati. Cala il Partito Radicale, con un senatore e undici deputati. Entrano in parlamento con almeno un rappresentante a testa anche movimenti regionali come il Partito Sardo d'Azione, la Liga Veneta, l'Union Valdotaine e la Südtiroler Volkspartei.
Tra gli eletti, sono confermati i vecchi leoni della politica italiana, da Craxi a Andreotti, da Spadolini a Zanone, da Berlinguer a Almirante. Ma non manca qualche volto giovane: la Dc a Bologna è riuscita a mandare in parlamento il ventottenne Pierferdinando Casini. A Roma, nel Msi, brilla l'exploit del trentunenne Gianfranco Fini, considerato un delfino del segretario Almirante. E, sempre nella capitale, un altro giovane delfino di un segretario (in questo caso del radicale Marco Pannella), entra per la prima volta a Montecitorio: si tratta del ventinovenne Francesco Rutelli, attivissimo nelle battaglie per i diritti civili cavallo di battaglia del suo movimento, come la battaglia referendaria sull'aborto di soli due anni fa. Confermato anche il giovane socialista Maurizio Sacconi, al suo secondo mandato parlamentare nonostante i soli 33 anni. Nonostante le sue posizioni spesso critiche verso la dirigenza del partito e l'Unione Sovietica, viene riconfermato alla Camera con il record delle preferenze in Campania l'esponente del Pci Giorgio Napolitano. Riconfermato, sempre in Campania ma nelle file della Dc, il non ancora quarantenne Clemente Mastella. Entra in Senato, eletto in Sicilia, Antonino La Russa del Msi: il figlio Ignazio La Russa è stato segretario del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile del partito di destra.