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16 maggio 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - UNDICESIMA ELIMINATORIA


Una bionda, ma con una grinta così nella voce. L'altra bruna, ma capace a un certo punto della carriera di cantare con infinita dolcezza una canzone d'amore come I got you babe. Una, Wendy James, conosciuta più per il suo gruppo-meteora che per nome, i Transvision Vamp. L'altra, Chrissie Hynde, ha sempre avuto nome, cognome e identità ben definiti anche senza i suoi Pretenders. Eppure le due gnocche dell'ultima puntata straniera del sondaggione hanno molto in comune.

18 aprile 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - DECIMA ELIMINATORIA


Ok, ok, è la settimana delle italiane e qui c'è una nata a Londra e una nata a New York. Ma senza la premiatissima scuderia di Claudio Cecchetto, che nel "nostro" decennio era una fabbrica di matricole e di meteore, e senza la Milano di quegli anni, Tracy Spencer e Taffy non sarebbero mai esistite, e non ci avrebbero fatto ridere e sospirare di nostalgia in un paio di versi di una canzone di Natale di Elio e le Storie Tese e Jovanotti.

11 aprile 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - NONA ELIMINATORIA


Tanta Gran Bretagna e ancor di più Stati Uniti, nella musica anni Ottanta. Ma non solo. Per esempio oggi restiamo nei confini della vecchia Europa continentale per mettere in ballottaggio, in via del tutto eccezionale, non due ma quattro stelline della musica dell'epoca, qualcuna poco più che una meteora in Italia, qualcuna restata sulla cresta dell'onda (anche se non più nel mondo della musica) fino ai giorni nostri.

28 marzo 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - OTTAVA ELIMINATORIA


Gli anni Ottanta erano lì a un passo, quando la minorenne Anna Oxa e la poco più che ventenne Donatella Rettore si fecero notare – in tutti i sensi – nel pigro panorama musicale italiano. Nel 1978 una giovane cantante di origini albanesi cresciuta a Bari catturò l'attenzione di pubblico e critica con Un'emozione da poco: capelli neri, come i guanti da pilota di pelle, look post punk studiato (pare) da Ivan Cattaneo apposta per lei, Anna Oxa dimostrava molto più dei suoi diciassette anni, dal punto di vista della maturità artistica. L'anno successivo, Rettore (niente nome di battesimo: “Non capisco perché tutti quanti continuino insistentemente a chiamarmi Donatella. O-oh bella...”) uscì dal limbo a cui l'avevano consegnata due Sanremo anonimi e altrettanti album con Splendido Splendente, ovvero un inno alla chirurgia plastica quindici anni prima delle tette di Pamela Anderson e trenta prima delle labbra di Valeria Marini.

14 marzo 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - SETTIMA ELIMINATORIA


Si possono calcolare i dischi venduti, il numero di copertine di riviste ottenute, l'affluenza di pubblico ai concerti. Ma per la classe non esiste unità di misura. Di certo, Whitney Houston e Sade ne avevano, oltre la media. Così come la loro voce saliva un'ottava o due sopra la massa. Anche quando, ed è il caso dell'americana, l'esordio internazionale fu fatto di canzonette leggere come il suo viso acqua e sapone.
Imparammo a conoscere Whitney Houston all'improvviso nel 1985, tutta riccioli ed energia in How will I know. La prima cosa che compariva nel video erano le sue gambe. Poi il fisico mozzafiato. Poi una cascata di riccioli tenuti insieme da un fiocco molto anni Ottanta. Poi si voltava e imparammo a conoscerne il sorriso. Infine la voce: bastavano i motivetti dance, come questo o come I wanna dance with somebody, per capire che madre Natura l'aveva dotata di un'intera orchestra pronta a scatenarsi ogni volta che avesse aperto la bocca per cantare. Canzoni più dolci come All at once o come I will always love you (anno 1992, protagonista del film Guardia del corpo con Kevin Costner, storia di una popstar schiacciata dal suo successo e da un fan minaccioso) fecero il resto, consacrandola come vera principessa della musica. Alla fine della nostra decade aveva già conquistato due Grammy: il primo per Saving all my love for you (un altro lento mozzafiato) e il secondo per I wanna dance with somebody. Il suo sorriso era solare come il suo fascino. Un sole che si spense piano piano, tra mariti violenti e dipendenze dalla droga, fino alla tragica fine del febbraio 2012, poco più di un anno fa.
Sade entrò negli anni Ottanta con un piglio diverso: ritmi sincopati, un sassofono a mescolare suggestioni jazz e ambientazioni da night club di classe. E, comunque, una voce calda, avvolgente, pazzesca. La ammirammo nei video, con gli abiti eleganti che fasciavano un corpo da modella. La fissavamo negli occhi grandi e affascinanti, guardavamo le sue labbra muoversi e facemmo amicizia con la sensualità sottintesa, anche da sedicenni che preferivano l'esplicito. Il primo problema fu imparare il nome, anche per i disc jockey. La chiamammo Scèid o, al limite, Sàd alla francese, prima di capire che la pronuncia esatta di quel nome nigeriano (come lei, nata a Ibadan) era Sciadèh. Tra il 1984 e il 1986 inanellò singoli memorabili: da Your love is king a Smooth operator, da The sweetest taboo a Is it a crime. Dicono le statistiche che nessuna cantante solista inglese abbia venduto più dischi di lei nel mondo: 110 milioni finora. Dice la macchina fotografica che non dimostra nemmeno un po' i suoi 54 anni. E dice il professor Raffaele, che l'ha ascoltata dal vivo per noi solo pochi mesi fa, che è ancora tremendamente brava.

28 febbraio 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - SESTA ELIMINATORIA


Oggi parliamo di donne coraggiose. Belle anche per il loro coraggio, manifestato fin da quando erano poco più che adolescenti. Perché Giuni Russo e Gianna Nannini hanno qualcosa in comune: l'aver fatto la valigia molto, ma molto presto per seguire la loro passione, la musica. Giuseppa Romeo, nona di dieci figli (ma Anna, che le faceva da babysitter morì ancora bambina), partì per Milano che non era ancora maggiorenne, e quando non erano ancora gli anni Settanta, pur di suonare e cantare. Ben presto incontrò l'amore della sua vita e, a proposito di coraggio, l'amore aveva (anzi ha) un nome femminile, quello di Maria Antonietta Sisini, musicista come lei, nemmeno diciottenne come lei, partita da un'isola (la Sardegna) come lei, per fare strada. Questo amore ha trasceso i limiti della morte, che ha portato via Giuni Russo nel 2004, a 53 anni, per manifestarsi in tante iniziative per onorare la memoria della cantante e per promuovere l'arte, come la fondazione che porta il suo nome.

14 febbraio 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - QUARTA ELIMINATORIA


Viola Valentino contro Marcella Bella è una sfida molto più porno di quanto non appaia a prima vista. Basterebbe ribattezzarla così: Comprami vs Violentami. Già, perché le due superbrune della musica italica, in tempi all’apparenza più pudichi e riservati, hanno osato testi che i Club Dogo, in confronto, sono roba da collegio delle Orsoline.
Cominciamo l’analisi dall’anno di grazia 1979, quando la voce sussurrata (per scelta dei produttori, in realtà la voce c'è l’ha eccome) di Viola Valentino buca le hit parades con il singolo Comprami. È ottobre quando la precedentemente semisconosciuta ex modella nonché moglie di Riccardo Fogli arriva al numero 3 della classifica dei 45 giri in Italia. Noi bambini ottantologisti la canticchiavamo (era inevitabile) senza badare troppo al testo. Analizziamolo oggi: «Se non vuoi restare da solo, vieni qui e fatti un regalo: comprami, io sono in vendita, e non mi credere irraggiungibile...». Va bene, pochi anni dopo arrivò Madonna a dichiararsi Material Girl, ma a questa frase, presa fuori contesto, sembra manchi solo il tariffario, tipo "trenta in macchina, cinquanta a casa". Poi, rivolta all’uomo un po’ sfigato che nella rubrica non ha nessuna che sia più di un’amica, continua: «Se non sai andare lontano dove non ti porta la mano». Che cos’è, una citazione della "mano che lavora piano" di Umberto Tozzi? Ma non stava con Riccardo Fogli?
Comunque, nonostante i (o grazie ai) doppi sensi, la canzone consegnò Viola Valentino al successo. Mai più bissato con altri dischi, in realtà, anche se l’immagine di icona sexy ormai era costruita, come dimostrano le due copertine di Playboy in cui sfoggia la sua bellezza. Per gli amanti della commedia all’italiana, prego ripescare Delitto sull’autostrada, anno 1982, uno dei film della saga del commissario Nico Giraldi alias Tomas Milian, con lei come protagonista femminile.
L’anno successivo, il 1983, è quello in cui Marcella Bella canta Nell’aria (la state già fischiettando, non è vero?), portandola al successo estivo grazie anche al Festivalbar. Quello che non tutti ricordano è che nello stesso album compare un brano dal titolo apparentemente innocuo: Miao. Innocuo un corno: intanto chi se la ricorda, è convinto che il titolo sia Violentami, la parola ripetuta più spesso nel testo. Questo testo: «Dolcissima no, ingenua no, se pura non va, ti sembrerebbe un incesto... Impreca se vuoi, pesante dai, stupiscimi vai, comincia, fa’ presto...». E poi l’esortazione: «Violentami-violentami-violentami-violentami... Miao! Oppure lasciami perdere e vattene subito, ciao!». Ok, fate un respiro profondo e considerate che è la stessa persona che aveva per amico un coniglio dal muso nero all’ombra di certe montagne verdi... Non per insistere, ma come si presentava Marcella all’appuntamento con l’uomo deciso? «Con due giarrettiere, meglio nere, nuda mai. Bollente, infedele, vorace, impaziente...». Coraggio a grappolini, e la canzone conquistò anche qualche passaggio radiofonico. Del resto Marcella è stata un’interprete tra le più apprezzate dagli autori italiani: non solo il fratello Gianni, ma anche Mogol, Giancarlo Bigazzi e Mario Lavezzi hanno scritto per lei. Che, prove fotografiche alla mano, sapeva il fatto suo anche quando posava in mise sexy per le copertine. Sexy sì, ma (canzone docet) nuda mai.
Allora, pronti a votare? Basta cliccare lassù a destra...

07 febbraio 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - TERZA ELIMINATORIA


Oggi parliamo di tette. Il che, normalmente, ai maschietti interessa. E la sfida da sondaggione è tra una scollatura da campionato del mondo e una da Eurovisione. Ovvero tra i due "roberti" (cit. Giorgio Faletti dei tempi del Drive In) di Samantha Fox e il capezzolo birichino di Patsy Kensit.
Che poi fa brutto parlare della parte per il tutto. In fondo sono state star della musica del nostro decennio. Sam Fox fu numero 3 in Gran Bretagna e numero 4 negli Usa con Touch Me, il singolo che la consegnò alla fama internazionale. Nel Regno Unito, suo luogo di nascita, era già qualcuno: nel 1983, a diciassette anni non ancora compiuti, prima vinse un concorso di bellezza grazie alle foto in lingerie che la mamma aveva inviato (la mamma!). Poi, ancora minorenne, con il permesso dei genitori (gulp!), posò in topless per la pagina 3 del tabloid The Sun, secondo gli usi e i costumi (succinti, questi ultimi) dei giornali popolari d'oltremanica. Quelle foto, con e senza bikini, diventarono materia di poster che i maschietti ottantologisti conservavano con cura, carezzandoli con le dita come se fossero a tre dimensioni. E non si può non essere d'accordo nel referendum che ha votato Sam come la miglior ragazza di pagina 3 della storia del Sun. Più di recente ha fatto coming out, dichiarando il suo amore per la manager Myra Stratton, e la si vede spesso in tournée con Sabrina Salerno, in un'accoppiata di scollature da infarto.
Dalla quinta abbondante alla seconda scarsa, per raccontare l'epopea di Patsy Kensit, che fu cantante degli Eighth Wonder e fu protagonista femminile del film musical Absolute Beginners, con David Bowie a recitare e Julian Temple alla regia. E poi fu a Sanremo, ospite internazionale di un festival, con un vestito scarso di spalline. E, si sa, le seconde scarse tengono su i vestiti molto peggio delle quinte abbondanti. Il vestito scivolò in diretta, svelando le grazie della bella inglesina. E il suo successo, almeno in Italia, si moltiplicò, a dimostrazione che anche nel mercato discografico c'è qualcosa che tira di più di una coppia di buoi. Proprio l'Italia, insieme al Giappone, è stato il paese che ha dato più soddisfazioni discografiche agli Eighth Wonder. Che nel frattempo si sono sciolti dal 1989. Patsy che compirà 45 anni a marzo, è però rimasta nell'ambiente, fondamentalmente sposando musicisti: nell'ordine Dan Donovan dei Big Audio Dynamite, Jim Kerr dei Simple Minds e Noel Gallagher degli Oasis. Il quarto marito, sposato nel 2009, è un dj, ma hanno già divorziato. E dire che, da fervente cattolica, si fece remore a recitare una scena d'amore con Mel Gibson in Arma Letale 2...

31 gennaio 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - SECONDA ELIMINATORIA

 
Che cos'hanno in comune Sabrina Salerno e Ivana Spagna? No, non cominciate a misurare le coppe dei reggiseni, anche perché se una delle rivali è Sabrina, probabilmente non c'è partita. Sono italiane, italianissime, ma hanno venduto vagonate di dischi all'estero. E per la musica italiana non-così-melodica, salvo rare eccezioni alla Gianna Nannini, non è mai stato così scontato. Invece nel 1986 la bionda screziata supertruccata Spagna lanciò Easy Lady e, invece di accontentarsi di un numero uno in Italia e della vittoria al Festivalbar, fece breccia nella Top 10 in Svizzera e Francia, la sfiorò in Germania e la raggiunse poco dopo nell'inafferrabile Regno Unito, con la sua seconda hit Call Me. E nel 1987 Boys di Sabrina Salerno in Gran Bretagna raggiunse il numero tre, senza toccare la vetta solo perché alle prime due posizioni c'erano Michael Jackson (gulp) e Madonna (ri-gulp).
All'epoca Spagna era una coraggiosa trentenne che dalla natìa Valeggio sul Mincio aveva fatto una gavetta notevole, vendendo dischi dance con una serie di pseudonimi diversi. Quando portò Easy Lady alle case discografiche, narra la leggenda che la risposta stereotipata fu: "Sei italiana, canti in inglese e ti chiami Spagna. Non hai speranze". Così si produsse il disco da sola e poi, sulla scia del successo, fu una major a bussare alla sua porta per offrirle un contratto. Per mesi faticammo a renderci conto del fatto che fosse italiana, tant'è che nel 1989 partecipò a Sanremo come ospite internazionale, a dispetto del fatto che Spagna fosse il cognome (e Ivana il nome). Il look? Nulla lasciato al caso, dall'enorme densità di riccioli biondi in testa, al trucco che le sbiancava il viso per evidenziare ombretto e rossetto fluo, con effetto filtro di photoshop prima che il software di correzione delle immagini venisse al mondo. Quanto al corpo, se ne stava ben coperto sotto giacche squadrate di foggia quasi militare.
Indossava una giacca anche Sabrina Salerno, ma era aperta e ballerina e così, quando una tetta schizzò fuori da una guepière bianca alla tv spagnola, tutti se ne accorsero. Del resto, nel video di Boys, girato in una piscina di Jesolo, un bikini bianco senza spalline lasciava poco all'immaginazione, oppure molto, se lo si guarda dal punto di vista di un ormone sedicenne imbizzarrito. Sabrina, all'epoca, era poco più grande di noi: classe 1968, cantava Sexy girl già nel 1986 e, nel 1987, girava l'Europa per cantare Boys, con scollature a dir poco generose. Fece concerti anche a Mosca, scrissero per lei i guru della dance inglese Stock, Aitken & Waterman (quelli dietro le Bananarama, tra gli altri) e Giorgio Moroder. E noi maschietti, nonostante quello, l'avremmo guardata anche se avesse usato un playback umano alla Den Harrow. Conosco ormoni che, al solo pensiero, ancora sospirano di nostalgia...

23 gennaio 2013

I BELLOCCI DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - IL VINCITORE


Al termine dello spoglio dei voti, la commissione elettorale radunatasi durante la notte ha emesso il verbale che certifica i risultati del sondaggione dei bellocci della musica anni Ottanta.
Votanti: 303
Joey Tempest: 181 voti (pari al 59,7%)
Umberto Tozzi: 122 voti (pari al 40,3%)
Pertanto il belloccio dei bellocci della musica degli anni Ottanta è...
JOEY TEMPEST!
Grazie a tutti, e soprattutto a tutte coloro che hanno partecipato a questa lunga tornata elettorale. E, se i sondaggioni di Ottantology vi piacciono, pazientate fino a domani. Ma stavolta toccherà soprattutto ai maschietti esprimersi...

08 gennaio 2013

I BELLOCCI DELLA MUSICA ANNI OTTANTA – FINALISSIMA


Ed eccoci alla finalissima, care le mie sodaggioni-dei-bellocci-addicted, che avete fatto schizzare i vostri due paladini a quote di voti mai toccate sinora dalle pagine di questo blog.
È ufficiale: i due candidati alla vittoria, uno straniero e l'altro di casa nostra, sono dunque Joey Tempest versus Umberto Tozzi.
La vostra Betta vi ripropone qui di seguito la loro biografia completa e vi lascia qualche ora di tempo giusto per chiamare a raccolta le forze.
È più che mai il vostro momento... mica vorrete abbandonare i vostri idoli proprio nella fase clou?!

Rolf Magnus Joakim Larsson, meglio conosciuto come Joey Tempest, nasce il 19 agosto 1963 a Upplands Väsby (sobborgo di Stoccolma).
Appassionato di musica sin da piccolo, iniziò a suonare il pianoforte e la chitarra grazie all'incoraggiamento della sorella, strimpellando per amici e compagni di scuola alle feste di classe (e pensare che quello cui veniva affidato tale compito alle mie di feste era un brufolo bipede – ovviamente inguardabile – che oggi è diventato uno spocchioso bancario... altro che il leader di una rock band!).
La futura voce solista (nonché autore dei testi e delle musiche) degli Europe iniziò a muovere i primi passi nel gruppo dei Made in Hong Kong (dove cantava, suonava la chitarra e in caso di necessità pure il basso), per approdare poi ai Roxanne e infine, nel 1979, a soli sedici anni, ai Force, grazie al casuale incontro con il cantante e chitarrista John Norum.
Negli stessi anni in Svezia Norum, i bassisti Peter Olsson e Jan Erik Bäckström, il batterista Tony Niemistö e il chitarrista Micke Kling, tutti provenienti da Upplands Väsby, avevano messo su una rock band chiamata WC che suonava prevalentemente cover degli UFO e degli Status Quo.
Grazie soprattutto alla bravura di Norum alla chitarra, i cinque riscossero un discreto successo che però ebbe vita breve dato che nell'arco di un anno si separarono.
Poco dopo Olsson propose a Norum di riprovarci. Ai WC (absit iniuria verbis!) serviva un bravo cantante. I due pensarono quindi di rivolgersi al carismatico Joakim Larsson, all'epoca bassista del gruppo Roxanne, che accettò al volo e, pronti via, cambiò il nome del gruppo in Force, una citazione dall'album degli UFO “Force It”.
Il loro primo demo, composto da sei tracce e registrato nel 1980, fu spedito a numerose case discografiche che però non si dimostrarono affatto interessate al neonato gruppo hard rock svedese.
Nel frattempo questioni di cuore ingarbugliarono i rapporti all'interno della band: l'anno successivo infatti Joakim “scippò” la fidanzata a Olsson, che non la prese benissimo e lasciò i Force.
Al gruppo ora serviva un bassista.
Una memorabile notte buia e tempestosa (come scriverebbe il brachetto Snoopy), Norum andò dall'amico John Levén e dopo un pressing serrato lo convinse a entrare nel gruppo. Di lì a poco però Yngwie Malmsteen – il celebre chitarrista svedese dalla sbalorditiva abilità tecnica, che divenne famoso negli anni Ottanta grazie soprattutto alla sua idea di eseguire brani di musica classica con la chitarra elettrica, rivisitandoli in chiave heavy metal – offrì a Levén di unirsi ai suoi Rising Force. Inutile aggiungere che Levén accettò subito.
Fu rimpiazzato da Marcel Jacob, ex bassista di Yngwie, che però lasciò i Force dopo poco più di tre mesi.
La genesi degli Europe è travagliata e complessa quasi quanto una telenovela!
Nel 1982 Thomas Erdtman, ex manager della CBS Records e fondatore della Hot Records, ideò in Svezia la competizione Rock SM (Swedish rock championship), aperta a tutti i gruppi senza contratto i quali, previo invio di un demo, avrebbero potuto partecipare alla gara e, in caso di vittoria, aggiudicarsi un contratto con la Hot Records.
Memori delle precedenti delusioni, i Force tutto subito sembravano disinteressati alla cosa ma, a forza di insistere, Anita Katila, la fidanzata di Joakim, convinse i quattro (e cioè: Joakim Larsson, John Norum alla chitarra, John Levén – tornato all'ovile – al basso e Tony Niemistö alla batteria) a registrare un demo, che all'ultimo i ragazzi decisero di non inviare, ritenendolo di scarsa qualità.
La caparbia Anita però, pochi giorni prima della scadenza, senza dire niente a nessuno inviò alla Rock SM il nastro, che, su un totale di più di 4.000 cassette, venne selezionato.
I Force potevano partecipare alla gara.
A questo punto si poneva una questione onomastica. Si rendeva necessario fare qualche cambiamento, caso mai fossero riusciti a diventare famosi anche all'estero...
I Force divennero Europe, nome suggerito da Joakim rifacendosi all'album live dei Deep Purple “Made in Europe”. Lo stesso Joakim si scelse un nome d'arte optando per uno d'ispirazione shakespeariana: «Quando avevo 12 anni visitai gli Stati Uniti e i ragazzi non riuscivano a pronunciare Joakim correttamente, e mi chiamavano Joey. Una volta, in una libreria, vidi un libro con il titolo “The Tempest”. Quindi decisi di mettere i due nomi insieme e suonava bene», ricorda Larsson. Anche Tony era conscio che il suo cognome, Niemistö, sarebbe stato difficile da pronunciare all'estero e così divenne Reno, Tony Reno. I due John invece mantennero i loro veri nomi.
Alla finale della Rock SM il 12 dicembre 1982 gli Europe fecero man bassa: vinsero la competizione con solo un voto in più della seconda band classificata mentre Tempest e Norum si aggiudicarono rispettivamente il premio come migliore cantante e chitarrista.
A distanza di qualche anno, stanchi di avere successo solo in patria, gli Europe trovarono un produttore coi controciufoli (tale Kevin Elson), iniziarono nell'estate 1985 a lavorare ad un nuovo album ed iniziarono le registrazioni ai Powerplay Studios di Zurigo. Ma all'improvviso Joey perse la voce a causa di un misterioso virus (un viaggetto a Lourdes no?).
Dopo un soggiorno in Florida ed aver sfiorato la depressione, convinto che oramai la sua carriera fosse irrimediabilmente compromessa, assunse un maestro di canto, Bo Sydow, e la voce cominciò a migliorare.
Nel febbraio del 1986 il primo singolo estratto dall'album schizzò subito al primo posto delle classifiche svedesi e di lì a poco scalò in tempo zero la maggior parte delle classifiche europee. Il singolo in questione è “The Final Countdown”.
Iniziò il tour promozionale: in estate in Europa, a settembre in Giappone (l'unica altra band svedese che era riuscita ad organizzare una tournée nipponica furono gli ABBA), nella primavera dell'anno successivo in America.
Ma nel frattempo, l'ennesimo imprevisto: in seguito a continui contrasti “musicali” (John Norum avrebbe voluto suonare la chitarra in modo più hard), il chitarrista fondatore Norum decise di lasciare gli Europe.
Rimpiazzarlo non si rivelò impresa facile. Alla fine la scelta cadde su un chitarrista svedese decisamente bravo: Kee Marcello.
Nel 1992 la band annunciò l'intenzione di prendersi un periodo di pausa. Il periodo durò dieci anni durante i quali ognuno dei componenti percorsero strade diverse. Joey, oltre ad aver optato per un look più sobrio ed essere diventato papà del piccolo James, cambiò radicalmente genere passando dall'hard rock al country rock e si impegnò in un progetto solista che però non riscosse un successo strepitoso (sfornando “A Place to Call Home” nel 1995, “Azalea Place” nel 1997 e “Joey Tempest” nel 2002).
La sua carriera solista si interruppe il 2 ottobre del 2003 quando venne annunciata la definitiva reunion degli Europe nella loro vecchia formazione: il cantante Joey Tempest, il chitarrista fondatore John Norum, Mic Michaeli alle tastiere, John Levén al basso e Tony Reno alla batteria.
Gli album “Secret Society” (2006) e “Last Look at Eden” (2009) riscossero un buon successo a testimonianza del fatto che, nonostante fossero passati più di dieci anni, dalla loro ultima apparizione plenaria, gli Europe – che recentemente (il 22 giugno 2011) sono stati tra i protagonisti più attesi del “Gods of metal”, uno dei più famosi festival dedicati all'hard rock – restano comunque una band molto amata.
Più sintetica ma non per questo meno interessante la biografia del contendente di casa nostra.
Umberto Antonio Tozzi nasce a Torino il 4 marzo 1952 da una famiglia di emigranti pugliesi originari di Rodi Garganico.
Svariati i punti in comune col suo contendente. Anche Umberto, ad esempio, come Riccardo, muove i primi passi in questo mondo entrando a soli 16 anni in un gruppo, gli Off Sound, una rock band torinese di giovanissimi, della quale fa parte anche il fratello minore Franco.
Nel 1974 scrive insieme a Damiano Dattoli la canzone “Un corpo e un'anima” che, interpretata da Wess e Dori Ghezzi, vince “Canzonissima”. Con lo stesso Dattoli e Massimo Luca forma un nuovo gruppo, i Data, che incidono un album per la medesima casa discografica di Lucio Battisti, la Numero Uno.
Il debutto da solista avviene nel 1976 con l'album “Donna amante mia” mentre il successo vero e proprio arriva l'anno successivo con “Ti amo”, canzone che vince il Festivalbar e rimane in testa alla classifica dei singoli più venduti senza interruzioni dal 23 luglio al 22 ottobre 1977.
Nel 1978 è la volta di “Tu” e nel 1979 di “Gloria”, brani destinati a fare il giro del mondo (a distanza di qualche anno, nel 1983, “Gloria” cantata in inglese da Laura Branigan otterrà il primo posto nella classifica dei singoli in America).
Gli anni Ottanta si aprono con l'album “Tozzi”, trainato dal singolo diventato subito una hit, “Stella stai” e proseguono nel 1981 con “Notte rosa” ed “Eva”, l'anno successivo.
L'abitudine di sfornare un album all'anno si interrompe nel 1983 quando pubblica solo il 45 giri “Nell'aria c'è”, brano che spopolerà in quell'estate.
Tozzi rimane in silenzio fino al 1987 quando insieme a Gianni Morandi e ad Enrico Ruggeri vince con “Si può dare di più” il Festival di Sanremo al quale partecipa di nuovo nel 1991 con “Gli altri siamo noi” (piazzandosi quarto), prima di prendersi un periodo di pausa artistica di qualche anno (riapparirà nel 1994 vincendo il Festivalbar con “Io muoio di te”).
Nel marzo 2009 è uscita anche per lui la sua biografia, “Non solo io. La mia storia”.

Ed ora per l'ultima volta, vi cedo il testimone.
V – O – T – A – T – E !!!

13 giugno 2012

II BELLOCCI DEI TELEFILM ANNI OTTANTA – THE END


...E alla fine ce l'abbiamo fatta!
Dopo una sfida durata ben DICIASSETTE settimane e dopo aver dovuto ricorrere al ballottaggio dato che due settimane di urne aperte si sono rivelate insufficienti per trovare una maggioranza, ecco finalmente il vincitore del nostro sondaggione... il belloccio dei telefilm anni Ottanta da voi più votato è lui: il tenebroso Jesse Velasquez di “Saranno Famosi”, che col suo fascino latino da impenitente dongiovanni e zompettando allegramente a destra e a sinistra col suo fisico scultoreo ha avuto la meglio su quasi cinquanta rivali (mica pizza&fichi!).
Ecco il vostro bel vincitore in una delle sue maggiori espressioni di gioia
Ma ora, penserete mica di oziare di martedì?
Certo che no: il 19 giugno prende il via una nuova serie dedicata ai bellocci, questa volta quelli canterini, ovviamente targati anni Ottanta.
Quindi, donne: non vi resta che scaldare i motori!

07 giugno 2012

II BELLOCCI DEI TELEFILM ANNI OTTANTA – SPAREGGIONE


Allora ragazze... capiamoci: i sondaggioni della Betta sui bellocci vanno presi sul serio, mica si può scherzare con una materia tanto delicata!
Ora: passi che mi avete fatto fuori, pronti via, il mio preferito (che, per chi non se lo ricordasse, era quel marcantonio di Baracus con quel suo look così poco appariscente), penso di poter sopravvivere anche all'eliminazione di baffetto-Simon e pure di valeriana-Bobby, arrivo addirittura a dirvi che sul fatto che mi abbiate così bellamente snobbato l'affascinante ispettore Steve Keller (e stiamo parlando di un Michael Douglas degli albori, mica pizza&fichi) posso anche chiudere un occhio ma sul grande escluso non posso NON dire la mia.
Non fate finta di niente, sapete benissimo di chi sto parlando...
Mi avete eliminato Ponch, no dico: quel gran bel pezzo di centauro di Poncharello, uno a cui stava bene anche quell'inguardabile uniforme color kaki???
Vi rendete conto?
Ora, si sa: non si piange sul latte versato, alea iacta est e menate varie.
Fatto sta che al ballottaggio ci dobbiamo sciroppare il pollice più famoso del mondo, alias Mister Happy Days – Fonzie, e il fascino latino di Jesse Velasquez, che zompettando a destra e a sinistra con quel suo fisico scultoreo ci ha fatto perdere la testa per la danza e non solo.
Tra l'altro: complimenti! Avete scelto due dongiovanni coi controciufoli, eh! E da ciò si deduce che l'uomo perfettino alla Charles Ingalls non ha più appeal sulla donna del XXI secolo!
Oltre a ricordarvi che potete votare fino alla sera di lunedì 11, sul blog, nel form qui a destra, oppure sulla nostra pagina Facebook, vorrei appellarmi al vostro buonsenso.
Immaginate la scena: blin blon... Fonzie e Jesse vi suonano alla porta per invitarvi a uscire... avete davvero dei dubbi su quale invito accettare?

05 giugno 2012

I BELLOCCI DEI TELEFILM ANNI OTTANTA - IL BALLOTTAGGIO


Ebbene sì, due settimane con le urne aperte non sono bastate a trovare una maggioranza. E così, come in Grecia, si ritorna alle elezioni. Anche se qui si tratta più di un doppio turno alla francese. Perdonateci i paragoni politici, ma quando ci siamo inventati il sondaggione dei bellocci dei telefilm anni Ottanta (e anche gli altri), non abbiamo mica redatto una costituzione con tanto di legge elettorale. E così ci è toccato prendere un provvedimento al volo, visto che due dei diciassette strafinalisti hanno tagliato il traguardo in testa a pari merito.
Ma chi sono? Li avrete riconosciuti facilmente dalle foto. Alla sinistra, c'è Fonzie, l'uomo che inventò il pollice in su, ben prima che Facebook se ne appropriasse per il suo "mi piace". Mister Happy Days, l'uomo che a Milwaukee ha una statua in bronzo che lo commemora (come da noi c'è Garibaldi, per dire), dovrà contendere la corona del più bello a Jesse Velasquez, il latino dai lunghi capelli che ballava a Saranno Famosi spezzando cuori nella scuola di arti e non solo.
Come funziona? Come al solito: urne aperte da oggi e una settimana di tempo scarsa (fino alla sera di lunedì 11) per votare. Si vota qui sul blog, nel form alla destra della pagina, oppure sulla nostra pagina Facebook. Stavolta non sono ammessi pareggi...

15 maggio 2012

I BELLOCCI DEI TELEFILM ANNI OTTANTA – DICIASSETTESIMA PARTE

E finiamo in bellezza con i protagonisti di due serie televisive, poliziesca l'una e di fantascienza l'altra, che, se ve li ricordate, vengo a darvi un bacio in fronte per congratularmi con la vostra portentosa memoria: “T.J. Hooker” e “Automan”.
Il menù di “T.J. Hooker” prevede la solita insalatona di meticolose indagini, rocamboleschi inseguimenti, catture ad alto rischio dei peggio malviventi tipica del genere e diciamocelo in tutta onestà: a differenza per dire di “Starsky & Hutch”, non è che qui i due piedipiatti fossero dei figaccioni tali da girarti a guardarli se li incontravi casualmente per strada.
T. J. (a sinistra) e Vincent (a destra)
Il sergente Thomas Jefferson Hooker (William Shatner) è un uomo deciso e ligio al dovere, che cerca di buttarsi alle spalle un difficile passato (leggi: travagliato divorzio + decesso di un collega) addestrando nuove reclute all'Accademia di Polizia. Sotto la sua ala protettrice finisce l'allievo nonché compagno Vincent Romano (Adrian Zmed), che il privilegio di essere in coppia con T.J. se l'è dovuto sudare. Un classico delle loro performance è saltare sul cofano delle auto in corsa e restarci in una posa plastica da Oscar, ovviamente senza mai riportare una ammaccatura (né loro né l'auto).

I due protagonisti della serie "Automan" nella loro migliore espressione
“Automan” narra invece le vicende di Walter Nebicher (Desi Arnaz Jr.), un programmatore che i suoi superiori calcolano quasi quanto lo zerbino all'ingresso, in servizio presso il dipartimento di polizia di Los Angeles, il quale un bel giorno riesce a realizzare un alter ego virtuale in grado di aiutarlo nella lotta alla criminalità. E cosa capita mentre il buon Walter è tutto intento a smanettare sul suo computer? In seguito a uno strano sovraccarico nasce Automan (Chuck Wagner), il cyber compagno di cui andava in cerca, in pratica una specie di eroe olografico pettinato come i Playmobil.
E a proposito di stranezze e/o pezzi forte della serie, come dimenticare la guida di Automan, totalmente estranea alle più elementari leggi della fisica? Se ci provo io a prendere le curve ad angolo retto a tutta velocità, il mio povero passeggero non lo trovo spalmato sul finestrino, ma collassato sul sedile per sopravvenuto infarto.
E con questi ultimi quattro bellocci, abbiamo proprio raschiato il fondo del barile! Ma, tranquille: dopo il ripassone e la proclamazione del vincitore, SI RIPARTE!

03 aprile 2012

I BELLOCCI DEI TELEFILM ANNI OTTANTA – UNDICESIMA PARTE

I maschietti, si sa, sono così diversi da noi femminucce che per forza di cose devono venire da un altro pianeta, verità che, applicata ai tre uomini di cui ci occupiamo oggi, è più che mai valida.
Iniziamo con Mork, un candido e singolare alieno umanoide (interpretato da un brillante Robin Williams) giunto sulla Terra dal pianeta Ork a bordo di un'astronave a forma di uovo per studiare la nostra civiltà.
Mork & Mindy
Il suo look estroso (immancabili le bretelle dai colori improbabili), le sue abitudini bizzarre (come dormire a testa all'ingiù), le sue uscite ironiche (sugli usi e costumi di noi terrestri nonché sulle nostre idiosincrasie) conquistano non solo l'affascinante Mindy – che prima lo ospita amichevolmente nella sua soffitta, poi se ne innamora e lo sposa – ma anche noi telespettatori che ancora oggi, a distanza di trent'anni ricordiamo perfettamente il suo originale saluto “Nano, nano”, accompagnato dal movimento a forbice di indice-medio e anulare-mignolo (che io continuo a non riuscire a fare, nonostante trent'anni di allenamenti).
Ben lontano dal placido Mork è David Banner (interpretato da Bill Bixby), lo scienziato dalla doppia personalità che quando si arrabbia si trasforma in un omone verde di nome Hulk (interpretato dal culturista Lou Ferrigno, già Mr. America), dotato di una forza fisica mostruosa (va da sé, essendo lui un mostro... ah! ah! ah!) tanto da riuscire addirittura a piegare pezzi di metallo a mani nude.
Il dottor Banner, pre e post incazzatura
Trattasi, stando alla lettura in chiave psicologica cui alcuni studiosi hanno sottoposto la serie tv, del lato oscuro presente in ciascuno di noi, in altre parole il mostro altri non sarebbe che la rabbia che cerchiamo di nascondere dentro.
'Sticavoli!
Quindi, fanciulle, occhio a far perdere la calma alla vostra dolce metà perché potreste ritrovarvi una bestia di 2 metri e 10 per 150 kg che vi gira per casa strappandosi i vestiti e ed emettendo strani suoni gutturali al vostro indirizzo.
Di tutt'altra pasta Ralph Hinkley (alias William Katt), un professore dall'aria simpatica e la chioma boccoluta bionda che un bel giorno si imbatte in un'astronave aliena. Fatta amicizia con gli extraterrestri che la abitano, riceve da loro in dono una tuta da supereroe (da qui il titolo originale della serie, “The Greatest American Hero”, che da noi è diventato “Ralph SuperMaxiEroe”) con relativa dotazione di superpoteri.
Il SuperMaxiEroe Ralph
Peccato però che l'imbranato Ralph perda il manuale di istruzioni di quel costume speciale (e dal poco appariscente colore rosso vivo), e così ce ne vuole di tempo (e di tentativi.. che spesso si concludono in tranvate contro muri e palazzi) prima che lui riesca a diventare invisibile o a volare! Ma in realtà sono proprio i risvolti comici di questo suo lento apprendistato a renderlo irresistibile!
Non c'è che dire... bella gara!
E voi? Che ne pensate? Tra lo svampito Mork, il mutante dottor Banner (e adesso non venite a dirmi che tra lo scienziato e il bipede verde, vorreste nel sondaggione quest'ultimo!) ed il supereroe in calzamaglia rossa più pasticcione della storia... chi preferite?

27 marzo 2012

I BELLOCCI DEI TELEFILM ANNI OTTANTA – DECIMA PARTE

Questa settimana parliamo di due serie TV che negli anni Ottanta hanno riscosso un successo strepitoso (tanto da venire replicate ancora oggi con un seguito di pubblico non indifferente) grazie ai loro protagonisti maschili che nell'immaginario collettivo sono diventati, sin dalle prime puntate mandate in onda, delle vere e proprie icone.
Vi sarà sicuramente capitato almeno una volta nella vita di trovarvi, che so, con lo scarico rotto, un tubo che perde, un elettrodomestico fuori funzione... insomma in panne per qualche piccolo incidente domestico e pensare: «ussignùr, se solo avessi sposato MacGyver!».
Piacere Solange... ehm, MacGyver!

15 marzo 2012

LE GNOCCHE DEI CARTONI ANNI OTTANTA: LA FINALE


Venusia che spalleggiava Goldrake o Reika che dava una mano a Daitarn III? Lady Oscar che cresceva come un maschietto ma con il fascino da femminuccia o Fujiko che del suo essere donna ha fatto un'arma? Mila che aveva il cuore nella pallavolo o Bia che era la sfida della magia? Sheila, la sorella di mezzo di Occhi di Gatto o Jessica Rabbit che la disegnavano così?
Tanti punti di domanda, che si riassumono in un quesito solo: chi è la più gnocca delle gnocche dei cartoni animati anni Ottanta? Lo deciderete voi, così come avete deciso le magnifiche otto finaliste. E come? Attraverso la puntata finale del sondaggione. Si voterà qui sul blog (sulla colonna di destra troverete il form) oppure sulla nostra pagina Facebook. E, in via del tutto eccezionale, le urne non resteranno aperte solo una, ma due settimane. Per sapere chi vincerà dovrete attendere giovedì 29. Ma, nel frattempo, votate...

23 febbraio 2012

LE GNOCCHE DEI CARTONI ANNI OTTANTA #7


Occhi di gatto (anzi o-o-o... occhi da gaatto...), lo confesso, non era tra i miei preferiti. Non importa che la trama fosse sfiziosa, con un po' di Lupin e un po' di affari di cuore, con le tre sorelle che di giorno conducono una vita normale e di sera indossano una tutina e rubano, ma solo le opere d'arte del papà scomparso. Il punto è quello: indossano le tutine. Attillatissime tutine che lasciavano poco spazio (o molto, dipende dai punti di vista) all'immaginazione.
Il maschietto distratto le riconosceva dal colore delle tutine. Ma le riconosceva. Lo spettatore più attento sapeva vita, morte e miracoli di ognuna delle tre: Kelly, calzamaglia viola, è la sorella maggiore, un po' mamma e un po' ideologa del terzetto. È lei ad architettare i piani dei furti. Sheila, calzamaglia azzurra, è la sorella di mezzo, protagonista del lato romantico della serie per via della sua liaison con Matthew, il detective pasticcione della polizia, già finalista del nostro sondaggione al maschile benché inesorabilmente sconfitto dal divo Terence. Tati è la sorella piccina, calzamaglia arancione e una propensione da McGyver in rosa (ma non era arancione? Ho fatto la battuta...), con la sua abilità nel costruire marchingegni che poi si rivelano fondamentali al momento di mettere a segno i colpi. Altri segni particolari? Capelli lunghi e mossi e fascino da donna adulta Kelly, capelli lunghi e lisci e il fascino della sportiva Sheila, capelli più corti e una certa dolcezza pasticciona Tati.


Il resto lo dicono le immagini, alcune delle quali (e non è una novità) inesorabilmente censurate nella versione italiana del cartone. Noi maschietti, a distanza di anni, comunque apprezziamo.

14 febbraio 2012

I BELLOCCI DEI TELEFILM ANNI OTTANTA – QUINTA PARTE

Siamo solo a febbraio... ancora troppi mesi ci separano dalle ferie estive ma, per farvi assaporare un po' di atmosfera vacanziera e per rendere omaggio al santo del giorno – che, per chi non lo sapesse (c'è qualcuno che non lo sa???), è SAN VALENTINO – nel nostro appuntamento settimanale con i bellocci oggi saliamo sulla nave dell'amore e parliamo di “Love Boat” (anche se forse questo non è il periodo migliore per affrontare la tematica “crociera”, dopo le recenti vicende legate al comandante Schettino).
Lo so... è automatico... capita anche a me: appena pensi a “Love Boat”, ti viene subito in mente l'Elvis Presley di casa nostra, il ciuffodotato Little Tony e la sua “Mare, profumo di mare”, ma tranquille... non è grave, è solo un effetto collaterale di essere film-addicted!