Pare che negli anni Settanta, ai tempi della maglietta fina di Baglioni, la t-shirt fosse bianca. Fonzie la chiudeva dentro un giubbotto di pelle, i bulli più duri si arrotolavano dentro la manica un pacchetto di sigarette, le ragazze la tenevano attillata “al punto che m’immaginavo tutto”. Poi cambiò il decennio e arrivò il nostro. E con lui arrivarono i colori, i motivi, i fregi, e anche gli status symbol. Ma non sono le magliette pastello griffate Best Company o Mistral che vogliamo ricordare. Abbiamo in mente quelle divertenti, celebrative, originali, da fan, da viaggiatore che compra una maglietta per città durante l’inter-rail. Quelle, insomma, che ho conservato in un cassetto.
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12 novembre 2013
MAGLIETTE (ANTEPRIMA)
Pare che negli anni Settanta, ai tempi della maglietta fina di Baglioni, la t-shirt fosse bianca. Fonzie la chiudeva dentro un giubbotto di pelle, i bulli più duri si arrotolavano dentro la manica un pacchetto di sigarette, le ragazze la tenevano attillata “al punto che m’immaginavo tutto”. Poi cambiò il decennio e arrivò il nostro. E con lui arrivarono i colori, i motivi, i fregi, e anche gli status symbol. Ma non sono le magliette pastello griffate Best Company o Mistral che vogliamo ricordare. Abbiamo in mente quelle divertenti, celebrative, originali, da fan, da viaggiatore che compra una maglietta per città durante l’inter-rail. Quelle, insomma, che ho conservato in un cassetto.
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