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10 novembre 2013

IL SENSO DI GOOGLE ADSENSE

La mail di Google AdSense che ci comunica la "violazione"

Su questo blog, da qualche giorno, non compaiono più gli annunci pubblicitari di Google AdSense. Una scocciatura in meno per voi lettori, probabilmente, che non avete più banner geolocalizzati e mirati fra i piedi, quando vi imbattete in uno dei nostri numerosi post. E un danno economico limitato per noi di Ottantology che, da quando abbiamo attivato il servizio, abbiamo incassato (virtualmente) una quarantina di euro dalle pubblicità mostrate e cliccate. Virtualmente, perché Google non effettua versamenti fino a quando non si raggiungono almeno i 70 euro guadagnati.
Nonostante questo, per noi non è stata una scelta. Google ci ha comunicato che era stata aperta una procedura nei confronti del nostro blog perché avevamo violato una delle regole di Google AdSense. In particolare, quella in cui si dice che gli annunci non possono essere mostrati in pagine che parlino di «racconti erotici o descrizioni di atti sessuali, barzellette a sfondo sessuale, forum erotici o di natura sessuale, termini sessuali o osceni nell'Url, linguaggio crudo o eccessivo turpiloquio». Seguivano i link in cui era stata perpetrata la violazione, in particolare due della miniserie Speciale tette, quello su Sabrina Salerno e quello su Samantha Fox. Nel primo c'è una fotografia della nostra Sabrina quando, alla tv spagnola, le guepiére le scivola giù un po' troppo, nel secondo c'è Sam in bikini. In entrambi si usano parole come "tette" o "capezzolo". La prima, ovviamente, è anche nell'Url.
Dopo aver controllato il calendario per vedere se non fossimo improvvisamente tornati negli anni Cinquanta con relativa censura più realista del re (o se preferite più papista del papa) e dopo aver verificato che Google non fosse passata nelle mani di una setta puritana, mi sono dedicato a un altro controllo. Ovvero ho dato un'occhiata all'immenso mare del web per scoprire se altri siti web fossero incappati nella stessa violazione e nella stessa procedura di infrazione. La prima sorpresa è arrivata cercando (su Google, ovviamente) pagine web con le parole "speciale tette Samantha Fox". Nella prima schermata, oltre al nostro post, compare un forum che, stando all'Url, dovebbe occuparsi di politica. Invece si discute su quale sia il seno più bello del mondo confrontando tale Denise Milani con la "nostra" Sam. Non prendiamo posizione sulla diatriba, ma ci limitiamo a osservare che sul forum compaiono i banner di Google AdSense. Affinando la ricerca e sbirciando controvoglia i siti di gossip, ne troviamo uno in cui si anticipa l'uscita del calendario hot di Raffaella Fico, con gli annunci di Google che promuovono foto (probabilmente non in burqa) di Sara Tommasi e Elisabetta Canalis. Forse si sono salvati dagli strali googl-isti perché, con una spennellata di photoshop, hanno sbiadito i capezzoli. Non ha avuto tanta accortezza il sito di uno dei principali quotidiani nazionali: anche lui, per la regola della "colonna di destra" (quella secondo cui tira di più una manifestazione delle Femen che una di metalmeccanici), racconta con una photogallery del calendario della Fico. Senza peraltro oscurare i capezzoli che hanno appena finito di allattare la presunta figlia di Mario Balotelli. Anche qui, impuniti, fanno capolino i banner mandati da Google.
Quale sia il senso di Google AdSense ormai non è più chiaro. Escludendo la cervellotica ipotesi che i capezzoli delle dive anni Ottanta siano da togliere di mezzo, mentre quelli delle squinzie del duemilaedieci vadano valorizzati, il sospetto resta uno: spariscono i banner sui pesci piccoli facili da trovare, come quei povericristi di Ottantology che mettono la parola "tette" nell'Url. Ma se l'Url è pulito, e il sito si proclama di informazione (al netto di colonna di destra e metodo Boffo, se capite cosa intendo), e se soprattutto garantisce molti più visitatori unici (e quindi un giro d'affari migliore per gli amici inserzionisti) di un blog di nicchia e di provincia, allora vanno bene anche le tette en belle vue. Del resto, c'è chi se n'era accorto dal 2009. Anche se allora più che tette erano culi...

07 febbraio 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - TERZA ELIMINATORIA


Oggi parliamo di tette. Il che, normalmente, ai maschietti interessa. E la sfida da sondaggione è tra una scollatura da campionato del mondo e una da Eurovisione. Ovvero tra i due "roberti" (cit. Giorgio Faletti dei tempi del Drive In) di Samantha Fox e il capezzolo birichino di Patsy Kensit.
Che poi fa brutto parlare della parte per il tutto. In fondo sono state star della musica del nostro decennio. Sam Fox fu numero 3 in Gran Bretagna e numero 4 negli Usa con Touch Me, il singolo che la consegnò alla fama internazionale. Nel Regno Unito, suo luogo di nascita, era già qualcuno: nel 1983, a diciassette anni non ancora compiuti, prima vinse un concorso di bellezza grazie alle foto in lingerie che la mamma aveva inviato (la mamma!). Poi, ancora minorenne, con il permesso dei genitori (gulp!), posò in topless per la pagina 3 del tabloid The Sun, secondo gli usi e i costumi (succinti, questi ultimi) dei giornali popolari d'oltremanica. Quelle foto, con e senza bikini, diventarono materia di poster che i maschietti ottantologisti conservavano con cura, carezzandoli con le dita come se fossero a tre dimensioni. E non si può non essere d'accordo nel referendum che ha votato Sam come la miglior ragazza di pagina 3 della storia del Sun. Più di recente ha fatto coming out, dichiarando il suo amore per la manager Myra Stratton, e la si vede spesso in tournée con Sabrina Salerno, in un'accoppiata di scollature da infarto.
Dalla quinta abbondante alla seconda scarsa, per raccontare l'epopea di Patsy Kensit, che fu cantante degli Eighth Wonder e fu protagonista femminile del film musical Absolute Beginners, con David Bowie a recitare e Julian Temple alla regia. E poi fu a Sanremo, ospite internazionale di un festival, con un vestito scarso di spalline. E, si sa, le seconde scarse tengono su i vestiti molto peggio delle quinte abbondanti. Il vestito scivolò in diretta, svelando le grazie della bella inglesina. E il suo successo, almeno in Italia, si moltiplicò, a dimostrazione che anche nel mercato discografico c'è qualcosa che tira di più di una coppia di buoi. Proprio l'Italia, insieme al Giappone, è stato il paese che ha dato più soddisfazioni discografiche agli Eighth Wonder. Che nel frattempo si sono sciolti dal 1989. Patsy che compirà 45 anni a marzo, è però rimasta nell'ambiente, fondamentalmente sposando musicisti: nell'ordine Dan Donovan dei Big Audio Dynamite, Jim Kerr dei Simple Minds e Noel Gallagher degli Oasis. Il quarto marito, sposato nel 2009, è un dj, ma hanno già divorziato. E dire che, da fervente cattolica, si fece remore a recitare una scena d'amore con Mel Gibson in Arma Letale 2...

27 agosto 2012

MARC ALMOND, BOY GEORGE E TWITTER


Scena: una schermata di Twitter di sabato pomeriggio.
Protagonisti: Marc Almond, già cantante dei Soft Cell, quello di Tainted Love e di un duetto pazzesco con Jimi Somerville ai tempi dei Bronski Beat, e Boy George, l'uomo immagine dei Culture Club, primi dopo i Beatles ad avere quattro singoli dell'album di esordio in classifica, nel 1982/83.
Comincia Marc Almond, con un messaggio in cui si lamenta di Twitter e del trattamento che ogni tanto gli viene riservato, a base di insulti e minacce legati al suo essere gay. E, chiude il cantante, forse sarebbe il caso di lasciare il social network. Per fargli cambiare idea, gli piovono addosso decine di messaggi dei fans suoi followers. Uno di questi è un po' più speciale e non esattamente di un fan. Quando Marc Almond, per ringraziare, scrive "Forse è colpa mia, non dovrei rispondere a odio e cattiveria", è Boy George (che un paio di tweet prima aveva confessato di essere in pieno relax alle Baleari in attesa di fare una dj session) a rispondergli "Chi odia i queer è come gli atei, piuttosto ossessionato secondo me".
Fin qui è l'eccezionalità dell'era digitale, che consente di origliare una conversazione tra due popstar che loro hanno deciso di rendere pubblica per i loro followers. Con il profilo di Ottantology ne seguiamo parecchie: Samantha Fox, Sabrina Salerno, i Duran Duran, Jim Kerr, Lorenzo Jovanotti, i Johnny Hates Jazz. Lo scopo? Tenersi aggiornati su quello che fanno ora e, quando possibile, raccontarvelo in anteprima sul nostro blog. Potrebbe essere il caso dello scambio successivo di tweet tra i due musicisti. "Ho una canzone nuova, te la devo mandare" comincia Boy George. "La aspetto" ribatte Marc Almond. Un nuovo singolo dell'ex Culture Club? Oppure l'inizio di una collaborazione, con il primo che firma il pezzo e il secondo che lo canta?
Comunque vada a finire, li terremo d'occhio. È l'era digitale, bellezza. Ovvero una delle poche ragioni per cui il 2012 è migliore del 1982.

23 settembre 2011

LA LISTA OUTING (DEGLI ANNI OTTANTA)


Oggi ha fatto un sacco di rumore la lista di dieci politici annunciata da giorni e pubblicata da un blog anonimo, lista che comprende, secondo chi l'ha resa pubblica, i nomi di uomini di potere noti per posizioni non tenere nei confronti delle coppie gay e, nonostante questo, segretamente omosessuali. La nostra lista invece non svela segreti. Vuole solo essere un tributo a personaggi dei nostri anni (gli anni, ricordiamolo, dell'epidemia dell'Aids che sembrava ancora una “esclusiva” di gay e tossicodipendenti) che hanno scelto di vivere alla luce del sole la loro natura. Non sempre con conseguenze piacevoli.

Elton John. L'uomo da 350 milioni di dischi (tra cui Candle in the wind riscritta per l'amica Lady Diana, pare il singolo più venduto di sempre) e da 500 milioni di persone ad ascoltarlo live a New York, a Central Park nel 1980, ha fatto il suo coming out nel lontanissimo 1973. Questo non gli ha impedito di essere nominato Sir dalla Regina Elisabetta, né di diventare legalmente padre di Zachary nel 2010, venuto al mondo proprio a Natale da una madre surrogata, e di crescerlo insieme al compagno David Furnish. Anche da questo si intuisce che non è italiano...

Freddie Mercury. Un anno dopo, era il 1974, fu un'intervista alla rivista NME ad alzare il velo sull'orientamento sessuale del cantante dei Queen. “Sono gay come un narciso, mio caro” disse Freddie al giornalista. Per la comunità omosessuale anni Ottanta fu anche un icona di stile, con il look con baffi e capello rasato.


Boy George. Il look en travesti, a base di colori e trucco vistoso, fu un suo segno distintivo, quando singoli come Church of the poison mind, Do you really want to hurt me o Karma Chamaleon si contendevano la numero uno nelle classifiche di vendita. A un concerto ha svelato che, da adolescente, fu David Bowie con la sua dichiarazione di bisessualità a dargli il coraggio di vivere senza angosce la sua natura.

Jimmy Somerville. Per lui e per i Bronski Beat, di cui è stato front man e voce inconfondibile, essere gay era un manifesto. Il loro unico album nella formazione originaria s'intitolava The age of consent, ovvero l'età in cui è consentito dalla legge inglese avere rapporti omosessuali, all'epoca 21 anni, un limite più alto di quello per i rapporti eterosessuali. Epici i suoi duetti con un altro cantante gay, Marc Almond.

George Michael. Nei “nostri” anni Ottanta lui era l'eroe delle ragazzine, un sex symbol dei più presenti sui poster delle stanze delle teen agers. Il suo non è stato un vero e proprio coming out: la sua omosessualità venne alla luce quando fu arrestato a Beverly Hills nel 1998 da un poliziotto in borghese con cui il cantante degli Wham! aveva tentato un approccio sessuale in un bagno pubblico. Poco dopo, nel video di Outside, prese in giro l'episodio. Quella clip fu definita il suo vero coming out.

Samantha Fox. A proposito di poster in cameretta, i seni più ammirati e desiderati dagli ormoni adolescenziali a metà degli anni Ottanta, appartengono a una cantante che, anni dopo, ha smesso di nascondere la sua omosessualità nel 2003, in un'intervista in cui dichiarò l'amore per la sua manager Myra Stratton: «La gente dice che sono gay. Io non so che cosa sono. Ma so che amo perdutamente Myra».

Martina Navratilova. Lei forte, decisa e muscolosa contro Chris Evert, raffinata, cesellatrice e talentuosa: per anni il tennis femminile ha vissuto di questo dualismo. Ma mentre la Evert cambiava cognomi e mariti, la ceca trapiantata negli States (nove finali consecutive a Wimbledon tra il 1982 e il 1990) aveva fatto coming out nel 1981. Il caso legale tra lei e la compagna Judy Nelson, dopo la separazione, fu forse uno dei primi del genere ad avere risalto sui media.

Rupert Everett. Lui debuttò all'inizio degli anni Ottanta in un dramma a teatro in cui recitava un giovane gay in una scuola pubblica inglese negli anni Trenta. Era un sex symbol quando nel 1989 fece coming out, e non cessò di esserlo, se si pensa che Tiziano Sclavi, per disegnare Dylan Dog, gli ha praticamente fatto il ritratto. Ma se pensa alla sua vita profesisonale, Everett è pentito della sua uscita allo scoperto: «Il fatto è che non potevi essere, e ancora non puoi essere, un giovane attore omosessuale nel business americano, inglese o anche italiano. Se dovessi suggerire a un giovane attore che cosa fare adesso, gli direi di pensare alla carriera, e di pensarci bene prima di fare coming out».

Pete Burns. Torniamo alla musica? Lui era il front man dei Dead or Alive (“You spin me right round baby right round... “ ricordate?) e il suo look era davvero vistoso, puro stile queer. Non è meno vistoso ora, anche se nel 2007 è stato costretto a una battaglia legale contro il chirurgo plastico che gli aveva deturpato le labbra (e solo un ciclo di una decina di interventi in una clinica di Genova gli hanno “salvato la faccia”). A proposito di controversie, si è dichiarato apertamente gay nonostante una relazione di 25 anni con una donna.

Richard Chamberlain. Questa potrebbe anche essere una sorpresa per molti. Richard chi? Sì, lui. Il prete che induceva in tentazione nel leggendario serial Uccelli di Rovo (astenersi battutine, please). Ha fatto il suo coming out nel 2003. E di recente ha preso posizioni estreme sul tema: «Se ti dichiari gay non fai più l'attore» ha detto. Uno dei suoi ultimi lavori, ora che è alle soglie degli 80 anni? Il ruolo di un distinto ed elegante signore, nel telefilm Brothers and Sisters. Naturalmente, un signore gay...

04 maggio 2011

SPECIALE TETTE: SAMANTHA FOX

«...nei poster meno presentabili, quelli che la mamma avrebbe strappato dal retro dello sportello dell'armadio se solo avessimo osato appenderli, le tette erano in bella vista. Grandi. Rotonde. Tante. I capezzoli che sembravano uova all'occhio di bue, però rosa. E poi non sfidavano la gravità come le bocce di silicone dei tempi moderni. Quel 100 (o forse 110)-60-90 era tutto una sana benedizione di Madre Natura.
Le compagne di classe, invidiosette, storcevano il nasino e pigolavano che “di viso non è mica bella”. E i maschietti, fieri nel difendere il suo onore, a dire che no, era bella anche di viso. Sulla fiducia, in realtà. Perché il vero pensiero dettato dall'ormone era: “Viso? E chi se lo ricorda il viso?"».
(Estratto da una bozza di capitolo del libro Correva l'anno della Girella, in uscita in autunno. A cura degli autori di questo blog. Se mai vi fosse sfuggito...)