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25 febbraio 2013

I RISULTATI DELLE ELEZIONI (DEL 1983)

Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli nel 1983

Al termine di una lunga notte di scrutinio, siamo finalmente in grado di ufficializzare i risultati delle elezioni politiche (del 1983, naturalmente). La Democrazia Cristiana si conferma il partito di maggioranza relativa, ma paga con una netta flessione ("sostanziale tenuta", l'hanno definita i portavoce dello Scudo Crociato) il disamore del suo elettorato: alla Camera il calo è secco, del 5,4%, con il partito che scende per la prima volta sotto il 35%, quella che sembra una netta bocciatura della linea politica del suo segretario Ciriaco De Mita. Cala, ma in modo meno vistoso, anche la seconda forza dell'arco costituzionale, il Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer, che lascia lo 0,49% e si attesta al 29,9%, contro il 32,9% della Dc.
Tra gli alleati della coalizione di governo del Pentapartito, che ha guidato il paese fino all'appuntamento elettorale, cresce il Partito Socialista Italiano (+1,6% per portarsi all'11,4%), con il suo segretario Bettino Craxi che è pronto a vantare il diritto di salire a Palazzo Chigi come capo del governo incaricato della maggioranza riconfermata. Meglio ancora ha fatto il Partito Repubblicano, che sale al 5,1% con una salita del 2,1%, beneficiando del periodo da presidente del consiglio vissuto dal suo segretario Giovanni Spadolini, primo laico a guidare un governo italiano nel dopoguerra. Chiudono i risultati della coalizione di governo le crescite marginali del Partito Social Democratico Italiano con il +0,2% che lo porta al 4,1%, e del Partito Liberale Italiano (+0,9% al 2,9%).
Ma il quarto partito è una forza di opposizione, il Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante, che cresce dell'1,5% salendo al 6,8%. Entra in parlamento, sul fronte opposto dello schieramento, anche Democrazia Proletaria, che elegge sette deputati. Cala il Partito Radicale, con un senatore e undici deputati. Entrano in parlamento con almeno un rappresentante a testa anche movimenti regionali come il Partito Sardo d'Azione, la Liga Veneta, l'Union Valdotaine e la Südtiroler Volkspartei.
Tra gli eletti, sono confermati i vecchi leoni della politica italiana, da Craxi a Andreotti, da Spadolini a Zanone, da Berlinguer a Almirante. Ma non manca qualche volto giovane: la Dc a Bologna è riuscita a mandare in parlamento il ventottenne Pierferdinando Casini. A Roma, nel Msi, brilla l'exploit del trentunenne Gianfranco Fini, considerato un delfino del segretario Almirante. E, sempre nella capitale, un altro giovane delfino di un segretario (in questo caso del radicale Marco Pannella), entra per la prima volta a Montecitorio: si tratta del ventinovenne Francesco Rutelli, attivissimo nelle battaglie per i diritti civili cavallo di battaglia del suo movimento, come la battaglia referendaria sull'aborto di soli due anni fa. Confermato anche il giovane socialista Maurizio Sacconi, al suo secondo mandato parlamentare nonostante i soli 33 anni. Nonostante le sue posizioni spesso critiche verso la dirigenza del partito e l'Unione Sovietica, viene riconfermato alla Camera con il record delle preferenze in Campania l'esponente del Pci Giorgio Napolitano. Riconfermato, sempre in Campania ma nelle file della Dc, il non ancora quarantenne Clemente Mastella. Entra in Senato, eletto in Sicilia, Antonino La Russa del Msi: il figlio Ignazio La Russa è stato segretario del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile del partito di destra.

01 giugno 2011

1981: LA POLITICA TRENT'ANNI FA

Non si è ancora smesso di parlare, e parecchio, di politica, dopo i ballottaggi delle elezioni amministrative di lunedì. Tra volti conosciuti e facce nuove, mi è venuta la curiosità di sfogliare all'indietro le pagine di storia italiana e scoprire di che cosa si parlava, sulle pagine di politica dei giornali, trent'anni fa, nell'estate del 1981.
Giovanni Spadolini diventò presidente del consiglio il 28 giugno. Esponente del Partito Repubblicano, fu il primo capo di governo della storia del dopoguerra non espresso dalla Democrazia Cristiana. Il suo governo era sostenuto per la prima volta dal cosiddetto pentapartito, con Dc, socialisti, socialdemocratici, liberali e, appunto, repubblicani.

In quell'anno le Brigate Rosse colpirono con cinque rapimenti, tra cui quello di Roberto Peci, fratello di Patrizio, già esponente del movimento terroristico e poi diventato collaboratore di giustizia, una volta arrestato. Fu probabilmente il primo pentito della storia giudiziaria italiana, nell'accezione che ancora adesso diamo al termine. Roberto Peci venne ucciso e il corpo fu fatto ritrovare in una discarica.

Francesco Rutelli negli anni 80 con Pannella e nel 2011 con Casini
Nel 1981 non si votò, se non per una manciata di referendum, dal porto d'armi alla smilitarizzazione della Guardia di Finanza, quasi tutti proposti dal Partito Radicale. Due quesiti riguardavano la legge sull'aborto, approvata solo tre anni prima. Uno, proposto proprio dai radicali, cercava di allargarne le maglie; l'altro, sostenuto dal Movimento per la Vita, ne chiedeva l'abolizione. Entrambi furono respinti. Nella segreteria nazionale del Partito Radicale, al fianco di Marco Pannella, compariva un militante di 27 anni, da tutti additato come l'erede del patriarca: Francesco Rutelli.

Silvio Berlusconi era un imprenditore edile che si stava affacciando con prepotenza nel mondo delle televisioni. La sua Canale 5, che trasmetteva ormai in tutta Italia grazie a una campagna di acquisizione delle frequenze locali, aveva trasmesso proprio nell'inverno del 1981 la prima partita di calcio in diretta, e la prima partita della Nazionale non trasmessa dalla Rai. Si trattava dell'avventura dell'Italia al Mundialito, edizione unica disputata in Uruguay della sfida tra le Nazionali che avevano vinto almeno un Mondiale. In Lombardia i match furono trasmessi in diretta via satellite (Berlusconi aveva chiesto e ottenuto la frequenza satellitare dalla Rai). Nel resto d'Italia andarono in onda in differita. La telecronaca fu di Giuseppe Albertini, già voce del calcio della tv svizzera italiana.

Pierluigi Bersani aveva 30 anni ed era sposato da un anno con Daniela Ferrari. Aveva già cominciato la carriera politica, da assessore a Piacenza, nelle file del Pci.

Il quarantenne Umberto Bossi aveva fondato da un anno il gruppo Unione nord occidentale lombarda per l'autonomia. A Varese già collabora con il concittadino Roberto Maroni.

Giuliano Pisapia era avvocato del Foro milanese, oltre che militante di Democrazia Proletaria, partito a sinistra del Pci che aveva ottenuto anche un seggio al primo Parlamento Europeo della storia, due anni prima. Era appena stato scarcerato dopo quattro mesi, per l'accusa di furto d'auto che lo vide coinvolto e poi assolto, rievocato nella campagna elettorale di Milano poche settimane fa.

Luigi De Magistris aveva 14 anni e si era appena iscritto al liceo classico Adolfo Pansini, nel quartiere del Vomero a Napoli.

Beppe Grillo conduce, sulla Rete 1 della Rai (l'attuale Rai Uno, per capirsi), il programma Te la do io l'America, stralunato viaggio negli States in sei puntate. La media di ascolti superò i 16 milioni di persone.