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23 ottobre 2011

LA GUIDA TV DI OTTANTOLOGY (24-30 ottobre)

Tj Hooker torna su Fox Retro
I telefilm vintage funzionano: lo prova il fatto che il network di canali che punta da un po' di mesi sulle sitcom di una volta in seconda serata sembra aver deciso di triplicare l'offerta. Se fino a pochi giorni fa sul digitale terrestre CanalOne (canale  38) e K2 (canale 41) trasmettevano a reti unificate una compilation di puntate de I Robinson, Il mio amico Arnold e i Jefferson, ora pare che si sia aggiunto il canale Frisbee, canale 44. E ognuno dei tre sceglierà una serie, sera dopo sera, per ampliare il ventaglio di scelte di noi ottantologisti. Vedremo se l'esperimento continuerà.
Niente nuovi esperimenti per Italia 1, invece: restano i Puffi alle 7 del mattino, Heidi alle 7,30 e le due puntate della serie sequel di Mila e Shiro alle 17,30, dal lunedì al venerdì. Giovedì alle 23,25 invece, dopo il passaggio sul satellite di qualche giorno fa, va in onda in chiaro il sequel di Jerry Calà Torno a vivere da solo, "figlio" di un film cult degli anni Ottanta. Se invece vi mancano gli albori della Gialappa's Band in tv, passate sabato alle 22 su Italia 2: c'è Mai Dire Gallery, dove ci saranno spezzoni anche di Mai Dire Banzai, il loro esordio sul piccolo schermo, datato 1989. Anche Rete4 conferma la mattina poliziesca, con Starsky e Hutch alle 7,30 e subito dopo, alle 8,30, Hunter. E sabato notte all'1,40 torna il revival di Hello Goggi, lo show del 1981 con Loretta Goggi.
Passiamo al satellite? Su Man-Ga, accanto a Ken il guerriero (alle 17,10) e a Sampei (alle 18.05) fa capolino la serie D'Artagnan e i moschettieri del re, dal lunedì al venerdì alle 18,35. La sua particolarità? Aramis, nella trasposizione cartoon giapponese, è femmina... Quanto alle proposte di Fox Retro, che ne dite di Tj Hooker? C'è William Shatner, ovvero il capitano Kirk di Star Trek, nei panni del poliziotto. L'appuntamento è alle 15,55 ogni pomeriggio dal lunedì al venerdì. Diva Universal invece dedica lunedì sera alle 19,50 dieci minuti a un volto che, insieme al marito ha segnato il panorama degli anni Ottanta, ovvero Nancy Reagan, consorte di Ronald, presidente degli Stati Uniti dal 1981 al 1989. Lo fa nello speciale Donne nel mito. Se invece siete calciofili e pure milanisti, non perdetevi martedì sera alle 18 su Espn Classic la sintesi della finale della Coppa dei Campioni 1989 Milan-Steaua Bucarest. Ovvero il capolavoro dei rossoneri targati Arrigo Sacchi.

11 maggio 2011

IL MILAN DI ARRIGO SACCHI



Uno scudetto, una serie B per scommesse e, subito dopo, una per retrocessione sul campo, raffiche di acquisti bislacchi su cui spicca l'impalpabile centravanti inglese Luther Blissett, ormai più famoso per aver prestato il nome a un collettivo letterario che per le sue evoluzioni a San Siro: per i tifosi del Milan gli anni Ottanta non erano iniziati proprio benissimo.
Poi arrivò l'era di Silvio Berlusconi, fatta di un potenziale economico superiore a quello delle altre squadre, con campagne acquisti fatte di conseguenza. Ma non era solo questione di soldi e di campioni. Del Milan di Arrigo Sacchi si è tornato a parlare in questi tempi, immaginandolo come l'unica squadra in grado, in una sfida immaginaria, di tenere testa al Barcellona di Messi, Xavi e Iniesta. Quel Milan, al primo anno di Sacchi in panchina (era il 1987-88), conquistò lo scudetto vincendo a Napoli la sfida decisiva (vedi il video sopra). Quel Milan era Gullit, van Basten, Donadoni, Ancelotti. Ma era fatto anche di ragazzi del vivaio, cresciuti fino a diventare campioni, come Paolo Maldini, Billy Costacurta, Bubu Evani. Ed era fatto di gregari puri, eppure indispensabili: Angelo Colombo portava i suoi capelli biondi su e giù per la fascia destra, indispensabile come i compagni. Pur senza avere la stessa loro classe.
Dietro le quinte, c'era Arrigo Sacchi, uno che, appena arrivato in rossonero, rischiò l'esonero per aver preso due schiaffi al primo turno di Coppa Uefa dal modesto Espanyol. Berlusconi resistette e gli diede fiducia. Fece bene. L'organizzazione di Sacchi introdusse tattiche che hanno cambiato il calcio: difesa in linea, squadra corta, pressing, terzini che spingono, centrocampo in grado di soffocare gli avversari e poi di trasformarsi in macchina da attacco, talento al servizio del collettivo e mai fine a se stesso.
E soprattutto ha cambiato la mentalità del calcio nostrano. Abituate ad aspettare gli avversari, brave più a difendersi che a imporsi, le squadre italiane in Europa avevano uno spauracchio: il Real Madrid, che si poteva anche battere in casa per poi venire sommersi nel catino del Bernabeu. Nella semifinale di Coppa dei Campioni 1988-89, il Milan al Bernabeu non perse. L'1-1, nella testa italiana, era abbastanza per giocarsi il ritorno in casa difendendo e aspettando. 

Il Milan di Sacchi invece aggredì gli avversari fin dal tunnel degli spogliatoi, attaccando e nascondendo loro palla e speranze. Il primo tempo finì 3-0. In avvio di ripresa van Basten e Donadoni firmarono il trionfo. E solo allora i rossoneri si calmarono. Ma fu un successo epico. Portò il Milan in finale e alla sua terza Coppa dei Campioni, rivinta dopo vent'anni. Ma soprattutto liberò le squadre italiane dal loro complesso di inferiorità.