10 luglio 2012

I BELLOCCI DELLA MUSICA ANNI OTTANTA – TERZA PARTE

Per il nostro terzo appuntamento con i bellocci canterini degli ann Ottanta, torniamo tra i figaccioni stranieri: è oggi il turno di Nick Kamen e Rick Astley (forse la sfida potrebbe sembrare a prima vista dal risultato scontato ma... dopo che Simon Le Bon ha vinto su Tony Hadley di un solo punto, mi aspetto di tutto da voi!).
Partiamo dal fighissimo modello inglese Ivor Neville Kamen (in arte: Nick Kamen), nato il 15 aprile 1962 ad Harlow nell'Essex, una cittadina alle porte di Londra.
Grazie all’influenza di Chester, uno dei suoi fratelli maggiori diventato poi un quotato chitarrista professionista e stretto collaboratore di Bryan Ferry e di Belouis Some, sin da piccolo Nick sviluppa una forte passione per la musica ma non è come cantante che la popolazione mondiale (soprattutto quella femminile) si accorge di lui.

Come darci torto se sbavavamo per lui?
Dopo la scomparsa del padre, l'adolescente Nick (essendo dotato di specchi in casa e rendendosi conto di essere tutt'altro che da buttar via) decide di entrare nel mondo della moda e così, raggiunta la licenza media, interrompe gli studi ed inizia la sua attività di modello (la sua prima foto appare nel 1984 sulla copertina della rivista “The Face”), trasferendosi prima a Londra e poi a New York.
La celebrità arriva con un famosissimo spot televisivo della Levi's 501 “Laundrette” nel 1985, impossibile da dimenticare: lui entra in una lavanderia, si toglie con nonchalance i jeans, improvvisando un quasi integrale spogliarello (ad altissimo tasso erotico per i nostri adolescenti ormoni), li mette nella lavatrice e se ne sta in boxer ad attendere che siano pronti.

Ad uno così, si perdona anche il calzino bianco!
Dopo quei trenta secondi, che hanno fatto la gioia di tutte noi, Nick diventa super richiesto sul mercato.
E fu così che la Sciura Ciccone, colpita di certo non dalle doti canore del giovane, lo contatta, viene a sapere della sua passione per la musica e – guarda caso, alle volte la vita... – decide, assieme a Stephen Bray (già co-produttore di famosissime hit di Madonna come “True Blue”), di produrlo. Esce “Each time you break my heart” (nel cui coro femminile finale è, se siete di orecchio fino, riconoscibile la voce della stessa Madonna che oltre ad aver scritto ed arrangiato il brano, ci ha pure messo la sua voce), divenuto in pochissimo tempo un successo mondiale cui segue nel 1987 il suo primo album intitolato (con molta fantasia) “Nick Kamen”, zeppo di cover (come “Win your love” di Sam Cooke o “Loving you is sweeter than ever”, brano composto da Stevie Wonder e cantato originariamente dai Four Tops), che lo consacra idolo indiscusso delle ragazzine di quel decennio.
Sempre sotto l'ala protettrice di Madonna, nel 1988 esce “Us”, un disco di inediti fra cui “Tell me”, primo singolo estratto, dietro al quale c'è lo zampino e la supervisione non solo della Signora Ciccone ma anche del suo produttore, Patrick Leonard.
Dopo la compilation intitolata “Loving You”, uscita nel dicembre dello stesso anno, contenente, oltre ad alcuni dei suoi brani più famosi riarrangiati, anche alcuni inediti come l'orecchiabile “Don't hold out”, il bel ex modello scompare per qualche anno dalle scene fino al 1990, quando con l'album “Move until we fly” inaugura un nuovo look e un sound più maturo, distante anni luce dal pop spensierato dei precedenti lavori. Il disco però non viene particolarmente apprezzato, flop bissato dal successivo “Whatever, Whenever”, uscito nel 1992, che rappresenta la pietra tombale della sua carriera musicale.
Nonostante il dispiacere delle fans, Nick decide ritirarsi a vita privata e dedicarsi all'altra sua grande passione, dopo il canto: la pittura.
A Londra, dove ora vive, organizza da dieci anni mostre personali e di altri artisti e, per la cronaca, è ancora single, dopo la fine della storia con l'attrice Amanda de Cadenet, ma, visto il suo palmarès, è un'impresa alquanto ardua riuscire a far colpo su di lui, che, per quanto riguarda la sua vita privata, ha sempre avuto la brutta abitudine di stare con dei cessi stratosferici (vedi la top model e attrice Talisa Soto e la modella – tanto per cambiare – Tatjana Patitz, interprete del video “Tell me” – oltre che della clip “Freedom! '90” di George Michael, insieme a colleghe come Cindy Crawford, Christy Turlington, Linda Evangelista e Naomi Campbell – nonché la stessa Madonna, stando ad alcuni rumors).

Nick in love
E passiamo a tutto un altro genere: Richard Paul Astley, nato nella cittadina inglese di Newton-le-Willows il 6 febbraio 1966.
Il timido cantautore dalla faccia da bravo ragazzo e la vociona profonda e calda esordisce nel 1987 con “Never gonna give you up”, seguito da altri fortunati singoli di successo come “Whenever you need somebody”, “Don't say goodbye” e “Together forever”.

Pel di carota Astley
 Negli anni Novanta, Astley cambia team di lavoro e pure musica (anche se il pubblico non dimostrerà di apprezzare la scelta di virare su sonorità più soul abbandonando le canzoni dance-pop) come dimostrano i singoli “Cry for help” (1991) e “The ones you love” (1994).
Resosi conto che i tempi d'oro degli anni Ottanta erano per lui terminati e complice anche la sua avversione per gli aerei, Rick decide di dedicarsi alla sua famiglia – la moglie Lene e la figlia Emilie – e si ritira dalle scene (per poi ritornarci fugacemente nel novembre 2008 per ricevere il premio come Best Act Ever all'MTV Europe Music Awards e nel 2010 con “Lights out”), coerente a quell'understatement che ha sempre contraddistinto la sua vita.

La Astley family
E voi? Chi preferite: il bel pupillo di Madonna o il pel di carota con la faccia da bravo ragazzo?
Forza, si vota!

07 luglio 2012

HAPPY DAYS, IL CAST VINCE LA CAUSA


"Chi osa, vince": è questo il laconico, ma trionfante commento che Anson Williams alias Potsie Weber ha affidato a Facebook, dopo la notizia della vittoria sua e dei tre quarti dei protagonisti di Happy Days, nell'azione legale contro la Cbs e la Paramount (di cui vi raccontammo più di un anno fa). Non c'è stato bisogno di arrivare in tribunale, in realtà: Williams, insieme a Marion Ross (mamma Cunningham), Donny Most (Ralph Malph), Erin Moran (Joanie "sottiletta") e agli eredi di Tom Bosley (papà Howard, scomparso pch mesi fa) avevano trascinato produzione e network che avevano creato e trasmesso la serie tv tra gli anni Settanta e Ottanta, per una questione legata ai diritti commerciali del merchandising. In pratica, nel corso degli anni, si erano continuare a vendere ristampe della serie in dvd, ma anche tazze da caffè, magliette e altri gadget con le immagini del cast di Happy Days, senza che agli attori venisse più corrisposto un centesimo. "Colpa vostra, che non ce li avete chiesti" ha provato a difendersi la Cbs. "Quindi, quando dormo, perdo i miei diritti perché non posso reclamarli?" fu, in sintesi, la sarcastica replica di Anson Williams, sempre attraverso Facebook.
Il commento di Potsie su Facebook

Poche settimane fa, il primo successo: una corte della California aveva dichiarato l'istanza meritevole di un dibattimento in tribunale. Ieri il successo definitivo: gli avocati di Cbs e Paramount hanno annunciato di aver trovato un accordo con la controparte, che rinuncia a procedere in cambio di una somma di denaro, il cui ammontare non è stato reso noto. La richiesta degli attori era di 10 milioni di dollari. Anson Williams ha definito "molto soddisfacente" l'intesa, senza svelare di più. Denaro che, stando alle recenti indiscrezioni da tabloid, farà particolarmente comodo soprattutto a Erin Moran, da qualche tempo trasferitasi in un caravan in Indiana, per stare vicino alla suocera anziana, ma anche perché sfrattata dalla sua casa in California, per problemi economici.

Sullo stesso argomento

05 luglio 2012

INTERVISTA DOPPIA AL GUSTO DI GIRELLA


Ok, in questi mesi di blog (e in quelle pagine di libro, per chi ha comprato Correva l'anno della Girella) avrete capito che non siamo esattamente il paradigma delle persone serie. E ce ne vantiamo: se serio significa essere grigio, incomprensibile, lontano dal sentire comune, facendo di tutto per allontanarsi ancora di più, allora è meglio arrivare ad affrontare temi importanti come la sostenibilità, la tutela dell'ambiente, l'integrazione tra culture, con il nostro approccio ironico-nostalgico.
I coraggiosi che ce ne hanno dato l'occasione hanno casa sul web e si chiamano AVoiComunicare, un portale nato nel 2008 su iniziativa di Telecom Italia, proprio per affrontare questi argomenti, e magari offrire punti di vista diversi e spunti di riflessione che sfuggono ai media mainstream. (Un consiglio? Date un'occhiata alla rassegna di videointerviste intitolate "Permesso di soggiorno").

04 luglio 2012

FIGU: CESARE PRANDELLI (Atalanta 1986-87)


Prandelli Cesare (o Claudio, ma questa è una storia complicata) è nato a Orzinuovi, in provincia di Brescia, il 19 agosto 1957. Da giocatore, ha mosso i primi passi nella Cremonese: era diciottenne, orfano di padre da due anni e giocava in serie B quando, dopo una partita, in un bar del paese (dove lo chiamavano Spuma, come il nonno, che aveva una piccola fabbrica di bibite) incontrò la non ancora quindicenne Manuela. Il giorno dopo, con una scusa, andò a prenderla a scuola. Nel 1982, quattro anni dopo, si sposarono: Prandelli, che aveva già disputato un buon campionato all'Atalanta ed era stato preso dalla Juventus di Trapattoni, Platini e del blocco che fece felice l'Italia di Bearzot, aveva già vinto due scudetti. Testimoni di nozze furono Antonio Cabrini e Domenico Pezzola, il giovane giocatore che l'Orceana, la squadra di Orzinuovi, cedette insieme a Prandelli alla Cremonese, in cambio di 500mila lire. Nel calcio non ebbe la stessa fortuna e ora vende formaggi.

03 luglio 2012

I BELLOCCI DELLA MUSICA ANNI OTTANTA – SECONDA PARTE


Ed eccoci alla prima sfida fra bellocci canterini tutta made in Italy: Scialpi VERSUS Raf.
L'eclettico Giovanni Scialpi, a tutti noto semplicemente col cognome, nasce a Parma il 14 maggio 1962.

Scialpi (80's version)
Esordisce vincendo la sezione “Discoverde” del Festivalbar nel 1983 con il famosissimo brano Rocking Rolling, del quale decide anche di realizzare un video sperimentale, segnalandosi in questo come uno dei primissimi cantanti italiani a credere nel videoclip.
L'anno successivo è la volta di “Cigarettes and Coffee” (canzone che aveva scritto otto anni prima e che verrà scelta da niente popò di meno che la mitica Mina per una cover da inserire nel suo album “Sorelle Lumière”), che si piazza seconda al Festivalbar.
Nel 1986 partecipa al Festival di Sanremo con “No East No West” (arrivando però solo sedicesimo ma se pensate che ventunesimo, cioè penultimo, quell'anno c'è arrivato Zucchero con “Canzone triste”, potete agevolmente trarre le vostre debite conclusioni su quali fossero i gusti musicali dominanti nella kermesse canora più famosa del Paese) mentre due anni dopo vince il Festivalbar assieme a Scarlett Von Wollenmann con l'intensa canzone “Pregherei”.
Con gli anni Novanta, Scialpi decide di cimentarsi anche in altre imprese: nel 1990 prima compare come guest star in una puntata del seguitissimo telefilm “L'ispettore Derrick” (ditemi che non lo sapevate!), episodio nel quale ricopre il ruolo di Giovanni, un cantante italiano colluso con la malavita ed implicato in affari loschi, e poi partecipa nelle vesti di co-conduttore insieme a Sabrina Salerno alla trasmissione di Raffaella Carrà “Ricomincio da due”.
Nel 1996 recita nei panni di Prospero nel musical “Pianeta Proibito”, diretto da Patrick Rossi Castaldi, a fianco di Chiara Noschese e Giampiero Ingrassia, mentre l'anno successivo, sempre diretto da Castaldi, interpreta la pièce teatrale “Pellegrini”.
Una delle sue ultime apparizioni televisive risale invece al 2004 quando ha avuto la brillante (!) idea di partecipare alla prima edizione del reality show “Music Farm”, autoeliminandosi dopo aver vinto la sfida con Gianni Fiorellino.
È notizia recente che Scialpi – oggi dal look francamente un po' inquietante con labbra siliconate e capigliatura ossigenatissima – abbia deciso di diventare Shalpy e lanciare il brano tecno “Il vento caldo dell'estate” successo (manco farlo apposta) proprio del 1980, firmato Alice e Franco Battiato – che anticipa l'album in uscita in autunno dal titolo “Panpot”.

Shalpy
Staremo a sentire... anche se, ve lo devo proprio dire, la versione anni Ottanta con capello ribelle scuro che metteva ancor più in risalto l'occhio di ghiaccio da husky a me personalmente piaceva di gran lunga di più (e non solo a me, se venne eletto come uno dei sex symbol più desiderati dalle ragazze di quel decennio).
E passiamo a Raf, all'anagrafe Raffaele Riefoli, nato il 29 settembre 1959 a Margherita di Savoia, in provincia di Foggia, città che ben presto lascia per trasferirsi prima a Firenze e poi a Londra.

Raf (80's version)
Riesce ad esordire solo nel 1983 incidendo con un'etichetta francese il suo primo singolo, Self Control, brano dance col quale raggiungerà il primo posto nelle classifiche di tutto il mondo, Stati Uniti compresi, anche grazie alla versione della cantante americana Laura Branigan.
A metà anni Ottanta Raf decide di invertire la rotta e di andare controcorrente, iniziando a scrivere canzoni pop italiane: nel 1987, ad esempio, compone per il trio Morandi-Ruggeri-Tozzi “Si può dare di più”, brano che vince l'edizione sanremese di quell'anno, ed in coppia con Umberto Tozzi scrive ed interpreta “Gente di mare”, divenuto presto un successo a livello europeo (tanto che si classificò terzo all'Eurofestival).
Nel 1988 si piazza undicesimo al Festival sanremese con “Inevitabile follia” e quindicesimo l'anno successivo con “Cosa resterà degli anni Ottanta” mentre nell'estate la sua “Ti pretendo” diventa una hit indiscussa tanto da permettergli di vincere il Festivalbar.
A differenza di Scialpi o Shalpy che dir si voglia, il tenebroso Raffaele negli anni è migliorato (foto cantat!) ed ha continuato a sfornare grandi successi come “Oggi un Dio non ho” (decima a Sanremo 1991), “Siamo soli nell'immenso vuoto che c'è” e ancora “Il battito animale” (brano col quale vince il Festivalbar nel 1993) o la suggestiva ballata “Stai con me”.

Raf (XXI century version)
Ed ora a voi, amiche (ma anche amici, per carità): sarà stato il trasformista parmigiano o il sofisticato foggiano a farvi battere forte il cuore negli anni Ottanta?

01 luglio 2012

LA GUIDA TV DI OTTANTOLOGY (2-7 luglio)

Baltimora, alias Tarzan Boy, sabato notte su Rete 4
 
La frase della settimana è "Pensavo meglio". Il fatto è che è estate, ormai, e possiano pure dare per terminati gli Europei di calcio, che un filino di squilibrio sui palinsensti lo provocano (a proposito, dita incrociate...). Ma i nostri amici canali generalisti non si sono gettati così tanto sul vintage come al solito. Anzi, un appuntamento ormai diventato una piacevole abitudine, come La casa nella prateria su Rai 3 alle 15 dal lunedì al venerdì, sarà abolito da domani, per colpa del Tour de France di cliclismo. Che dire? È l'ennesima prova di quello che afferma con forza Chiara Poli nel suo ultimo libro Maniaci Seriali: sulle reti generaliste, le serie tv hanno vita breve e difficile. Anche quando sono repliche delle repliche.
Così affidiamoci a quello che resta e ai ritagli di ottantologismo sparsi qua e là. L'appuntamento numero uno è quello con la mattina cartoon di Italia 1: dalle 8,10 alle 10,30 la sequenza propone nell'ordine Charlotte, Heidi, Lady Oscar, Kiss me Licia e Occhi di Gatto. Mica pizza e fichi. Sempre di mattina, ma anticipato alle 6,50, c'è l'appuntamento dal lunedì al venerdì su Rete 4 con Magnum P.I. e con le sue camicie hawaiane. E sempre dal lunedì al venerdì, alle 19,20 su Iris comincia la serata vintage con Supercar prima e l'A-Team poi. Il serale di K2, poi, dalle 21,50 circa, è sempre dedicato alle repliche dei Robinson.
E qualcosa di nuovo? Ma certo: giovedì, per esempio, il pomeriggio di Rete 4 offre alle 16,30 Sing Sing, film comico in due episodi con un protagonista ciascuno: Enrico Montesano e Adriano Celentano. Sempre giovedì, ma alle 22,40 e su Iris, preparatevi a tremare con La Cosa, il leggendario horror firmato da John Carpenter. Non è il vostro genere ma siete nottambuli? Preparatevi a una lunga veglia sabato: alle 22,50 sempre su Iris va in onda un minispecial dedicato all'icona sexy Edvige Fenech. Due i film in sequenza, L'insegnante viene a casa e L'insegnante va in collegio, con lo stesso cast (ci sono anche Lino Banfi, Renzo Montagnani, Alvaro Vitali) e girati nello stesso anno, il 1978. Troppo presto? Sì, ma è negli anni Ottanta che noi maschietti ci ammazzavamo di... caffeina per resistere svegli fino alle repliche di questi capolavori scollacciati sulle tv private appena nate. E alle 2 di notte su Rete 4 va in onda la replica della finale di Azzurro, anno 1987. Se siete lettori di Correva l'anno della Girella, sapete di che si tratta. Se invece la memoria non vi assiste, si tratta di una sfida musicale ospitata dal teatro Petruzzelli di Bari, in cui (per dire) i Cure sconfissero Caroline Loeb, il compianto Baltimora e Rita Rusic (sì, quella Rita Rusic...).
E se non bastasse, martedì sempre alle 2 di notte e sempre su Rete 4, si potrebbe dare fiducia a un programma intitolato Vintage Dance Parade. Potrebbe esserci di nuovo Baltimora...