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24 gennaio 2013

LE GNOCCHE DELLA MUSICA ANNI OTTANTA - PRIMA ELIMINATORIA


Negli anni Ottanta assetati di rivalità a tutti i costi, come ai tempi di "o Beatles o Rolling Stones", avevano provato a metterle una contro l'altra. O meglio, a creare una linea di confine tra i fans: o stavi con la material girl, o stavi con la ragazza che voleva solo divertirsi. O con Madonna, o con Cyndi Lauper. Se quella di allora era rivalità fittizia, adesso vi tocca fare sul serio, perché potrete mandarne solo una alla semifinale del nuovo sondaggione di Ottantology, che parla di musica al femminile e, per questo, chiama a raccolta i maschietti.

10 luglio 2012

I BELLOCCI DELLA MUSICA ANNI OTTANTA – TERZA PARTE

Per il nostro terzo appuntamento con i bellocci canterini degli ann Ottanta, torniamo tra i figaccioni stranieri: è oggi il turno di Nick Kamen e Rick Astley (forse la sfida potrebbe sembrare a prima vista dal risultato scontato ma... dopo che Simon Le Bon ha vinto su Tony Hadley di un solo punto, mi aspetto di tutto da voi!).
Partiamo dal fighissimo modello inglese Ivor Neville Kamen (in arte: Nick Kamen), nato il 15 aprile 1962 ad Harlow nell'Essex, una cittadina alle porte di Londra.
Grazie all’influenza di Chester, uno dei suoi fratelli maggiori diventato poi un quotato chitarrista professionista e stretto collaboratore di Bryan Ferry e di Belouis Some, sin da piccolo Nick sviluppa una forte passione per la musica ma non è come cantante che la popolazione mondiale (soprattutto quella femminile) si accorge di lui.

Come darci torto se sbavavamo per lui?
Dopo la scomparsa del padre, l'adolescente Nick (essendo dotato di specchi in casa e rendendosi conto di essere tutt'altro che da buttar via) decide di entrare nel mondo della moda e così, raggiunta la licenza media, interrompe gli studi ed inizia la sua attività di modello (la sua prima foto appare nel 1984 sulla copertina della rivista “The Face”), trasferendosi prima a Londra e poi a New York.
La celebrità arriva con un famosissimo spot televisivo della Levi's 501 “Laundrette” nel 1985, impossibile da dimenticare: lui entra in una lavanderia, si toglie con nonchalance i jeans, improvvisando un quasi integrale spogliarello (ad altissimo tasso erotico per i nostri adolescenti ormoni), li mette nella lavatrice e se ne sta in boxer ad attendere che siano pronti.

Ad uno così, si perdona anche il calzino bianco!
Dopo quei trenta secondi, che hanno fatto la gioia di tutte noi, Nick diventa super richiesto sul mercato.
E fu così che la Sciura Ciccone, colpita di certo non dalle doti canore del giovane, lo contatta, viene a sapere della sua passione per la musica e – guarda caso, alle volte la vita... – decide, assieme a Stephen Bray (già co-produttore di famosissime hit di Madonna come “True Blue”), di produrlo. Esce “Each time you break my heart” (nel cui coro femminile finale è, se siete di orecchio fino, riconoscibile la voce della stessa Madonna che oltre ad aver scritto ed arrangiato il brano, ci ha pure messo la sua voce), divenuto in pochissimo tempo un successo mondiale cui segue nel 1987 il suo primo album intitolato (con molta fantasia) “Nick Kamen”, zeppo di cover (come “Win your love” di Sam Cooke o “Loving you is sweeter than ever”, brano composto da Stevie Wonder e cantato originariamente dai Four Tops), che lo consacra idolo indiscusso delle ragazzine di quel decennio.
Sempre sotto l'ala protettrice di Madonna, nel 1988 esce “Us”, un disco di inediti fra cui “Tell me”, primo singolo estratto, dietro al quale c'è lo zampino e la supervisione non solo della Signora Ciccone ma anche del suo produttore, Patrick Leonard.
Dopo la compilation intitolata “Loving You”, uscita nel dicembre dello stesso anno, contenente, oltre ad alcuni dei suoi brani più famosi riarrangiati, anche alcuni inediti come l'orecchiabile “Don't hold out”, il bel ex modello scompare per qualche anno dalle scene fino al 1990, quando con l'album “Move until we fly” inaugura un nuovo look e un sound più maturo, distante anni luce dal pop spensierato dei precedenti lavori. Il disco però non viene particolarmente apprezzato, flop bissato dal successivo “Whatever, Whenever”, uscito nel 1992, che rappresenta la pietra tombale della sua carriera musicale.
Nonostante il dispiacere delle fans, Nick decide ritirarsi a vita privata e dedicarsi all'altra sua grande passione, dopo il canto: la pittura.
A Londra, dove ora vive, organizza da dieci anni mostre personali e di altri artisti e, per la cronaca, è ancora single, dopo la fine della storia con l'attrice Amanda de Cadenet, ma, visto il suo palmarès, è un'impresa alquanto ardua riuscire a far colpo su di lui, che, per quanto riguarda la sua vita privata, ha sempre avuto la brutta abitudine di stare con dei cessi stratosferici (vedi la top model e attrice Talisa Soto e la modella – tanto per cambiare – Tatjana Patitz, interprete del video “Tell me” – oltre che della clip “Freedom! '90” di George Michael, insieme a colleghe come Cindy Crawford, Christy Turlington, Linda Evangelista e Naomi Campbell – nonché la stessa Madonna, stando ad alcuni rumors).

Nick in love
E passiamo a tutto un altro genere: Richard Paul Astley, nato nella cittadina inglese di Newton-le-Willows il 6 febbraio 1966.
Il timido cantautore dalla faccia da bravo ragazzo e la vociona profonda e calda esordisce nel 1987 con “Never gonna give you up”, seguito da altri fortunati singoli di successo come “Whenever you need somebody”, “Don't say goodbye” e “Together forever”.

Pel di carota Astley
 Negli anni Novanta, Astley cambia team di lavoro e pure musica (anche se il pubblico non dimostrerà di apprezzare la scelta di virare su sonorità più soul abbandonando le canzoni dance-pop) come dimostrano i singoli “Cry for help” (1991) e “The ones you love” (1994).
Resosi conto che i tempi d'oro degli anni Ottanta erano per lui terminati e complice anche la sua avversione per gli aerei, Rick decide di dedicarsi alla sua famiglia – la moglie Lene e la figlia Emilie – e si ritira dalle scene (per poi ritornarci fugacemente nel novembre 2008 per ricevere il premio come Best Act Ever all'MTV Europe Music Awards e nel 2010 con “Lights out”), coerente a quell'understatement che ha sempre contraddistinto la sua vita.

La Astley family
E voi? Chi preferite: il bel pupillo di Madonna o il pel di carota con la faccia da bravo ragazzo?
Forza, si vota!

13 aprile 2012

MADONNA, THE BOSS, STING: I CONCERTI DELL'ESTATE

Madonna sul palco nel 1987 e al Superbowl del 2012

Leggi la lista dei nomi e ti sembra che sia il 1987. Madonna era quella in grado di cambiare i palinsesti televisivi, facendo trasmettere in diretta e in prima serata il suo concerto di Torino, in uno stadio comunale che strillava alla domanda "Siete caldi? Anch'io...". Bruce Springsteen aveva in cantiere l'album Tunnel of love, e gli stadi li riempiva ovunque capitasse. Sting stava ripescando dalla cantina i brani dei Police per riarrangiarli e ripresentarli all'Umbria Jazz.

20 marzo 2012

MENO UNO!

Non c'è niente da fare: ci sono proprio delle fortunate coincidenze astrali, indubbiamente favorevoli a noi irriducibili ottantologisti!
È notizia di qualche settimana fa che l'intramontabile Madonna per il suo nuovo disco “MDNA”, in uscita il 26 marzo (e anticipato dal singolo dance “Give Me All Your Luvin'”), abbia deciso di adottare un look in pieno stile anni Ottanta, quello dei tempi di “Materiale Girl”, “True Blue” e “Like a Prayer” per capirsi.
Madonna nei primi anni Ottanta
Stando alle indiscrezioni trapelate al termine del servizio fotografico per il booklet del cd, la Regina del pop sarà una sexy punk con capelli con cresta e bassi ai lati di color biondo miele ed in abiti prevalentemente neri, rosa e sabbia.
Evidentemente quando ha dichiarato di sentirsi ancora una ventenne, non era un semplice pourparler.
Eh brava la nostra Madonna Louise Veronica Ciccone, che senza volerlo ci sta facendo un gran favore: quello di tornare a far parlare dei favolosi anni Ottanta.
E se volete saperne di più sulla moda di quel periodo così come dei sex symbol (sia quelli delle femminucce che quelli dei maschietti), dei film, delle canzoni, dei tormentoni pubblicitari e molte altre amenità, allora non vi resta che fiondarvi in libreria e acquistare un libro imperdibile che, guarda caso, VEDE LA LUCE PROPRIO DOMANI: si tratta di “Correva l'anno della Girella” (libro che incidentalmente abbiamo scritto proprio io ed il mio insostituibile socio Canna), Lineadaria edizioni!!!

31 agosto 2011

LE VACANZE IN FAMIGLIA DI MADONNA

(attenzione, post di gossip duro)
Madonna e Brahim Zaibat a Antibes

Del nuovo fidanzato di Madonna avevamo già parlato qui. Il ballerino francese Brahim Zaibat è tornato in patria nei giorni scorsi, per una vacanza da innamorati con lady Ciccone e tutta la famiglia, ovvero i figli Lourdes Maria (15 anni), Rocco (10), David (5) e Mercy (4). Il loro soggiorno a Cap d'Antibes (prima nel meraviglioso hotel Eden Roc, poi affittando una residenza da 200mila euro la settimana oppure, dicono altri, ospiti di una villa del milionario russo Roman Abramovich) è stato tutto coccole e baci, inclusa una cenetta romantica (braccati dai fotografi) in un esclusivo ristorante di Saint Paul de Vence (insalata di tartufi e sogliola alla mugnaia nel menu). Madonna si è mostrata ai paparazzi coperta da abiti da vela in tessuto hi-tech, forse per proteggere la sua pelle color Marilyn dall'abbronzatura. Brahim Zaibat invece non ha nascosto muscoli e addominali.
Lourdes Maria e il presunto fidanzatino Carlos

Nemmeno Lourdes Maria si è nascosta, durante un'uscita in moto d'acqua con un anonimo adolescente. Un fidanzatino da vacanza, secondo molti giornali di gossip. Ma i tedeschi della Bild hanno azzardato un'ipotesi: si tratterebbe di Carlo, o Carlos, il giovane che da più di un anno frequenterebbe casa Ciccone, da innamorato di Lourdes Maria. Carlos, se si tratta di lui, ha 17 anni. Due in più della quindicenne Lourdes, sette in meno del ventiquattrenne Brahim Zaibat. Che ne ha 29 in meno di Madonna. Che ne ha 8 in meno della mamma di Brahim Zaibat. E, come direbbe Forrest Gump, questo è tutto quello che ho da dire.

18 agosto 2011

MADONNA E IL NUOVO FIDANZATO

 
Innanzitutto le scuse: Madonna ha compiuto 53 anni martedì e Ottantology si è dimenticata di celebrare la festa. Non è bello dimenticarsi il compleanno delle signore. A dire il vero non è bello nemmeno ricordare l'età delle signore, ma in questo caso è necessario.
Del resto, la signora Ciccone non è una che perda troppo tempo a guardare le carte d'identità. Il suo nuovo fidanzato (stanno insieme dall'autunno scorso, pare) è nuovo anche perché, rispetto a lei, sembra più o meno appena uscito dalla sala parto. Si chiama Brahim Zaibat, nato a Parigi da famiglia maghrebina, professione ballerino di hip hop. Su YouTube gira ancora un video quando apparteneva alle crew dei Pockemon e degli Smockemon, puri B-boys della banlieue parigina. Età? 24 anni. Ven-ti-quat-tro. Anche lui è degli anni Ottanta, insomma, ma nel senso che ci è nato. Tre anni dopo, per la precisione, il successo mondiale di Like a Virgin. Restando ai numeri, la mamma di Brahim ha otto anni meno di Madonna. Brahim ha nove anni più di Lourdes, la primogenita della diva, già sulle copertine come mamma.
Come si sono conosciuti i piccioncini, paparazzati dall'inglese Daily Mail (a cui abbiamo trafugato la foto qui sopra) mentre si sbaciucchiano sulla spiaggia di Hampton, poco lontano da New York? È successo a settembre: lui era stato ingaggiato per danzare alla presentazione della linea di abbigliamento formata da Madonna per Macy's. Immaginate la scena: lui che le chiede l'autografo (forse scambiandola per Lady Gaga...) e lei che le chiede di uscire.
Comunque, per ora, funziona. Per un po' aveva funzionato anche la storia tra Madonna e Jesus Luz, modello brasiliano a sua volta ventiquattrenne. Nel mondo anglosassone li chiamano toyboys. Ovvero ragazzi giocattolo. E quelle come Madonna le chiamerebbero cougar, ovvero donne over 40 in caccia di una seconda, avventurosa giovinezza. Ma, siccome lei è Madonna, noi continueremo a chiamarla diva. Unica e capricciosa, come solo le più grandi.

24 maggio 2011

BIG HAIR!


Ma perché fingersi offesi quando tuo figlio guarda incredulo una foto della mamma adolescente e scoppia in una grassa risata? In fin dei conti...i primi a guardare quelle immagini con fare divertito siamo proprio noi! E poi, tutti i torti il pupo non ce li ha: come riconoscere un genitore tappato in quello stato? E vagli a spiegare che è tutta una questione di mode che cambiano!
Prima che l'abbigliamento, sono le acconciature a catalizzare lo sguardo... maledetto must dei capelli cotonati! E se avevi la sfiga di essere stata dotata da madre Natura di capelli più dritti degli spaghetti, non c'era via d'uscita: P – E – R – M – A – N – E – N – T – E !!!
Ma dato che gli intingoli di quegli anni non erano così evoluti come gli attuali, il risultato molto spesso era quello di sfoggiare un ammasso informe e ingestibile stile Napo Orso Capo. Che poi tutto sommato era proprio quello che bisognava ottenere: una chioma disordinata e gonfia. E vai di lacca per tenere su quell'impalcatura (...e a quel punto, mettersi le mani nei capelli – per disperazione o per vezzo – diventava davvero una missione impossibile!)... roba che vivremo sempre col senso di colpa di aver contribuito di brutto alla formazione del buco nell'ozono!
Ma quel che è peggio, è che il tutto veniva impreziosito da cerchietti, fermacapelli (rigorosamente Naj Oleari), fasce, fiocchi e ammennicoli vari dai colori accesi e sgargianti, meglio se fluo. Che aveva anche il suo lato positivo: se ti dovevi fermare a cambiare una gomma di notte, non ti serviva nemmeno il giubbotto catarifrangente!
Cosa non si faceva per essere trendy come la musa Madonna (nel senso della cantante)... e che ce fregava se con quelle robe nei capelli si rischiava l'effetto “uovo di Pasqua”!
...Comunque il pargolo ha poco da ridere: pare che lo stile anni Ottanta stia tornando di moda! E forse tra un po' ci tocca cotonare i suoi di capelli!!!

19 aprile 2011

OTTANTA FACCE: CYNDI LAUPER


Bionda è ancora bionda. Ed è anche piuttosto spettinata. Ma a noi è sempre piaciuta così. Cyndi Lauper da New York, quartiere del Queens, compirà 58 anni a giugno. I deejay di venticinque anni fa, che amavano i dualismi, compresi quelli impossibili, la chiamavano la rivale di Madonna. Ma non si somigliano per niente, le due, se non per il successo planetario che ebbero quasi all'unisono, a metà degli anni Ottanta. E probabilmente la signora Ciccone rosica un po', al pensiero che Cyndi è stata la prima artista donna della storia a piazzare quattro singoli dello stesso album (She's so unusual, del 1983) nella top 5 della classifica americana. E se siamo rimasti ai tempi di Girls just want to have fun e di Steven Spielberg che la chiama per comporre la colonna sonora dei Goonies, nel frattempo Cyndi Lauper ne ha fatta di strada. Nei suoi trent'anni di carriera ha collaborato con la crème della musica planetaria (qualche nome a caso: David Byrne dei Talking Heads, Elvis Costello, Wyclef Jean, Billy Joel, Eric Clapton, Roger Waters). E nel 2010 il suo album Memphis Blues è stato al numero uno della classifica di Billboard tra i dischi blues più venduti. Qualcosa che non sapete? La sua mamma è di origine siciliana. E, nel video di Girls just want to have fun, interpreta se stessa. Mentre il papà lo fa Lou Albano, un lottatore di wrestling. E negli Usa dovrebbe andare in onda a breve un reality sulla vita sua, del marito musicista (sposato nel 1991) e del loro figlio quattordicenne.


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28 marzo 2011

DIECI COSE, COME SAVIANO




Ah, le classifiche. A noi che abbiamo comprato almeno una volta Cuore in edicola, sono familiari senza che ce le rendesse tali la trasmissione di Roberto Saviano e Fabio Fazio (che guarda caso aveva tra gli autori Michele Serra, ex direttore di Cuore). Lì c'era una pagina ogni lunedì, con l'ordine delle cose per cui vale la pena vivere, secondo i voti dei lettori. Poi Saviano ne ha scelte dieci e le ha messe nero su bianco. Nel suo elenco, ci sono la mozzarella, una nuotata al mare e un gol di Maradona (mentre sul maxireferendum di Cuore il duello in testa era tra l'amore e la figa). Comunque, a tutti è tornata la voglia di classifica. Anche a me, ovviamente. Così ne ho fatta una che Saviano non potrebbe mai fare, semplicemente perché, negli anni in cui io usavo la gommina Simmons sui capelli, lui usava il Lasonil sui lividi che si faceva giocando all'asilo. Insomma, ecco le dieci cose per cui è valsa la pena vivere negli anni Ottanta.

Aver visto in diretta l'urlo di Tardelli e la pipa di Pertini al Bernabeu, nell'estate in cui tutti cominciarono a tenere in casa una bandiera tricolore
Aver imparato da Gorbaciov a smettere di credere ciecamente in un'ideologia
Aver imparato il valore della libertà dai ragazzi che hanno preso a picconate il muro di Berlino e da quelli che stavano in piedi, disarmati, davanti ai tank, dalle parti di piazza Tienanmen
Aver temuto le peggiori guerre, e non averne vista nessuna
Aver visto Madonna nel video di Like a Virgin passato da Deejay Television su Italia Uno (e quindi aver visto Gerry Scotti con i capelli, Albertino con il codino, Jovanotti che cantava Gimme Five). E aver ascoltato in diretta tv Madonna che parlava italiano al concerto di Torino: “Siete caldiiiiiiiii? Ànch'io...” con l'accento sulla a.
Il Live Aid e la sensazione che fosse importante battersi contro la fame nel mondo, la droga, l'aids, l'apartheid (non è forse vero che adesso pippare e dire cose razziste è quasi socialmente accettabile?)
Aver cantato a squarciagola “le serenate all'istituto magistrale nell'ora di ginnastica e di religione” sul sedile dietro di un bus diretto in gita scolastica
Aver visto nascere gli U2, i Depeche Mode, Vasco, la Smemoranda, i manga, Pacman, Tetris e Super Mario, e aver capito già allora che non sarebbero tramontati facilmente
Aver imparato a memoria versi di Gibran e di Jim Morrison, di Baudelaire e di Michael Jackson, di Dante e di Venditti, mischiando sempre “alto” e popolare
Aver scritto emozioni con le penne colorate sul nostro diario o su quello degli amici, o con l'Uniposca sullo zaino Invicta, che allora mica c'era Facebook, e neanche i blog, e neanche internet