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16 febbraio 2013

LA CASSETTA DI SANREMO


Siamo nell'era digitale: c'è Spotify con le canzoni in streaming, c'è YouTube con gli utenti che fanno a gara per mettere per primi l'estratto della canzone di Elio e le Storie Tese dal palco, c'è iTunes per scaricare gli mp3 legalmente e un sacco di metodi che non sto a spiegarvi per scaricarle illegalmente. Sapete che c'è? Non hanno inventato nulla. Noi, negli anni Ottanta, eravamo più artigianali e più analogici, ma se c'era da ascoltare liberamente le canzoni del Festival di Sanremo la mattina dopo la prima esibizione, ostentandole nel Walkman portato a scuola di straforo, non avevamo nulla da imparare. E nulla da invidiare all'alta tecnologia alla portata di tutti.

04 dicembre 2012

I BELLOCCI DELLA MUSICA ANNI OTTANTA – VENTESIMA (ED ULTIMA) PARTE

"This is the end", canta la brava Adele nella colonna sonora del nuovo film di 007... ebbene sì, siamo arrivati alla fine del nostro appuntamento settimanale dedicato ai bellocci della musica anni Ottanta.
E chiudiamo con due cantanti italiani, cioè:
RICCARDO FOGLI versus UMBERTO TOZZI

Il primo, nato a Pontedera il 21 ottobre 1947, esordisce nel mondo della musica come frontman degli Slenders, un gruppo rock di Piombino, coi quali a metà anni Sessanta parte per una mini tournée in giro per i locali del Nord Italia. Una bella sera sono chiamati a suonare al Piper di Milano sia gli Slenders che i Pooh, i quali rimangono notevolmente impressionati dalla voce del giovane Riccardo e gli chiedono di unirsi a loro.
Il sodalizio dura dal 1966 al 1973, quando su suggerimento della fidanzata Patty Pravo, Fogli comunica ai compagni la sua decisione di voler intraprendere la carriera solista.
Tutto subito quell'ardita scelta non sembra rivelarsi la migliore. Ma la svolta arriva a inizio anni Ottanta, quando dagli LP “Alla fine di un lavoro” e “Campione” vengono estratti tre singoli che si rivelano subito dei successi: “Ti amo però”, “Scene da un amore” e “Malinconia”, canzone con la quale vince La Vela d'Oro, il Telegatto e il Disco di Platino.


Il bel Riccardo sulla copertina di "Storie di tutti i giorni"

A coronare questo periodo d'oro, nel 1982 Fogli, bello come il sole, vince il Festival di Sanremo con “Storie di tutti i giorni” (anche se tra mille polemiche).

La copertina di "Tv, Sorrisi e Canzoni" dedicata alla vittoria
Continuano le produzioni azzeccate: nel 1984 esce l'album “Torna a sorridere” del quale fa parte l'omonima canzone presentata al Festivalbar mentre l'anno successivo si piazza quarto a Sanremo con “Sulla buona strada”.
Negli anni seguenti la sua popolarità sembra affievolirsi fino ad un ritorno in grande stile nel nuovo millennio quando nel 2004 vince il reality show Music Farm e l'anno successivo pubblica il suo nuovo lavoro “Ci saranno giorni migliori” (i cui brani sono in gran parte stati scritti dal cantautore Gatto Panceri).

Riccardo Fogli oggi
Due anni fa è uscita la sua biografia, “Fogli di vita e di musica”, contenente anche testimonianze inedite di personaggi dello spettacolo, foto rare e una prefazione di Giorgio Panariello.

Umberto Antonio Tozzi nasce a Torino il 4 marzo 1952 da una famiglia di emigranti pugliesi originari di Rodi Garganico.
Svariati i punti in comune col suo contendente. Anche Umberto, ad esempio, come Riccardo, muove i primi passi in questo mondo entrando a soli 16 anni in un gruppo, gli Off Sound, una rock band torinese di giovanissimi, della quale fa parte anche il fratello minore Franco.
Nel 1974 scrive insieme a Damiano Dattoli la canzone “Un corpo e un'anima” che, interpretata da Wess e Dori Ghezzi, vince “Canzonissima”. Con lo stesso Dattoli e Massimo Luca forma un nuovo gruppo, i Data, che incidono un album per la medesima casa discografica di Lucio Battisti, la Numero Uno.
Il debutto da solista avviene nel 1976 con l'album “Donna amante mia” mentre il successo vero e proprio arriva l'anno successivo con “Ti amo”, canzone che vince il Festivalbar e rimane in testa alla classifica dei singoli più venduti senza interruzioni dal 23 luglio al 22 ottobre 1977.

Un irriconoscibile Tozzi nel 1978

Nel 1978 è la volta di “Tu” e nel 1979 di “Gloria”, brani destinati a fare il giro del mondo (a distanza di qualche anno, nel 1983, “Gloria” cantata in inglese da Laura Branigan otterrà il primo posto nella classifica dei singoli in America).

La copertina di "Gloria"


Gli anni Ottanta si aprono con l'album “Tozzi”, trainato dal singolo diventato subito una hit, “Stella stai” e proseguono nel 1981 con “Notte rosa” ed “Eva”, l'anno successivo.
L'abitudine di sfornare un album all'anno si interrompe nel 1983 quando pubblica solo il 45 giri “Nell'aria c'è”, brano che spopolerà in quell'estate.
Tozzi rimane in silenzio fino al 1987 quando insieme a Gianni Morandi e ad Enrico Ruggeri vince con “Si può dare di più” il Festival di Sanremo al quale partecipa di nuovo nel 1991 con “Gli altri siamo noi” (piazzandosi quarto), prima di prendersi un periodo di pausa artistica di qualche anno (riapparirà nel 1994 vincendo il Festivalbar con “Io muoio di te”).

Umberto Tozzi oggi
 Nel marzo 2009 è uscita anche per lui la sua biografia, “Non solo io. La mia storia”.

Ed ora per l'ultima volta, vi cedo il testimone.
Quale dei due cantanti italiani volete in semifinale?
V – O – T – A – T – E !!!

30 ottobre 2012

I BELLOCCI DELLA MUSICA ANNI OTTANTA – SEDICESIMA PARTE

Mancano ancora cinque sfide, cari ottantologisti (ma soprattutto, care ottantologistE) prima di entrare nel vivo delle semifinali e successivamente alla proclamazione del belloccio più cool della musica anni Ottanta. Per questa sedicesima sfida, a vedersela sono due Luca: Barbarossa VERSUS Carboni.

Luca Barbarossa, targato anni Ottanta 

Gli esordi di Luca Barbarossa, cantautore romano classe 1961, risalgono al 1980 tondo tondo, quando viene notato da Gianni Ravera, per molti anni patron della kermesse musicale sanremese, che lo invita a partecipare al Festival di Castrocaro. Luca accetta, si presenta col brano “Sarà l'età”, si classifica primo e firma il suo primo contratto discografico con la Fonit-Cetra.
In qualità di vincitore della manifestazione, viene ammesso di diritto al Festival di Sanremo dell'anno successivo dove si piazza, a sorpresa, al quarto posto con “Roma spogliata”, brano scritto sui banchi di scuola durante l'ora di italiano.
In autunno esce il suo primo album, “Luca Barbarossa”, prodotto da Shel Shapiro, da cui viene estratto il 45 giri “Da stasera”, che partecipa alla “Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia” – meglio conosciuta come “Gondola d'Oro”, divenuta poi “Vela d'Oro” quando la manifestazione è stata trasferita a Riva del Garda – senza però riscuotere clamorosi successi.
Dopo una tournée come spalla di Riccardo Cocciante e il passaggio dalla Fonit-Cetra alla CBS, Luca sforna “Via Margutta” nel 1986 e “Come dentro un film” l'anno successivo, brano col quale si piazza nono al Festival di Sanremo mentre sale sul podio, alle spalle di Massimo Ranieri (“Perdere l'amore”) e Toto Cutugno (“Emozioni”) nel 1988 con una difficile canzone che tratta di una violenza sessuale, “L'amore rubato”.
Nel settembre 1989 pubblica l'album “Al di là del muro”, il cui titolo profetico anticipa di pochi mesi l'evento della caduta del muro di Berlino mentre nel 1992 supera la concorrenza della super favorita Mia Martini (“Gli uomini non cambiano”) e trionfa a Sanremo con “Portami a ballare”, brano dedicato alla mamma Annamaria.
Nel 1994 partecipa al Festivalbar con una ironica canzone sui rapporti di coppia (e dalla grafia del titolo volutamente errata), “Cellai solo te”.
Nel 1999 pubblica “Musica e parole”, contenente il singolo “Segnali di fumo” cantato in duetto con Tina Arena. Recentemente ha partecipato al Festival di Sanremo, edizione 2011, in coppia con la cantante spagnola, ex moglie del ferrarista Alonso, Raquel del Rosario con il brano “Fino in fondo”.

Luca Barbarossa in un'immagine recente

Il cantautore bolognese Luca Carboni, classe 1962, debutta sulla scena musicale nel 1981, nelle vesti di compositore e chitarrista del gruppo Teobaldi Rock ed esordisce come solista nel 1984, anno in cui esce il suo primo album, “...intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film”, album che vanta la collaborazione di Ron e di Lucio Dalla.

Luca Carboni, targato anni Ottanta

Il successo con la esse maiuscola arriva però da lì a qualche anno, con l'album “Luca Carboni”, uscito il 26 settembre 1987, dal quale vengono estratti i singoli “Silvia lo sai”, dove viene affrontato il tema della droga, e la romantica “Farfallina”.
Nel 1992 è la volta di altri tormentoni: “Ci vuole un fisico bestiale” e “Mare mare”, inno di quell'estate e canzone vincitrice del Festivalbar, entrambe tratte dall'album “Carboni”.
Altro pezzo da novanta è stato “Le ragazze”, singolo di lancio dell'album “Carovana”, uscito il 7 maggio 1998. L'anno successivo, in occasione dei suoi primi quindici anni di carriera e della nascita del figlio Samuele, Luca pubblica la raccolta “Il tempo dell'amore”.
Recentemente, nel settembre 2013 esce il nuovo album di inediti, “Senza titolo”, anticipato dai singoli “Fare le valigie” e “Cazzo che bello l'amore”.

Luca Carboni oggi


E ora, come sempre, a voi.
Chi preferite? Il cantautore romano della dissacrante “Yuppies” o l'introverso bolognese, autore della coraggiosa “Alzando gli occhi al cielo”?

16 ottobre 2012

I BELLOCCI DELLA MUSICA ANNI OTTANTA – QUATTORDICESIMA PARTE

Questa settimana si torna in Italia e a contendersi la vittoria della quattordicesima sfida sono due cantautori napoletani che dopo aver vissuto un momento d'oro negli anni Ottanta, hanno poi collezionato album il cui successo non ha mai replicato quello degli esordi.
Parliamo di:
Alan Sorrenti e Tony Esposito.

Alan, negli anni Ottanta
 Alan Sorrenti nasce a Napoli, il 9 dicembre 1950.
Sia nel primo album “Aria” – al quale ha collaborato anche Tony Esposito (guarda alle volte i casi della vita... tipo che Dio li fa e poi la Betta nei sondaggioni li accoppia!) – pubblicato nel 1972, che nel secondo, dal titolo leggermente più lungo (e cioè “Come un vecchio incensiere all'alba di un villaggio deserto”), uscito l'anno successivo, Alan opta per brani dalla struttura melodica alquanto elaborata e con testi piuttosto ermetici.
Discreto il successo ottenuto con la sua personalissima reinterpretazione di un grande classico della canzone napoletana, “Dicitencello vuje” (contenuto nel suo terzo album, “Alan Sorrenti” del 1974 e pubblicato anche come singolo) ma per raggiungere quello con la “S” maiuscola è necessaria una brusca inversione di rotta, e precisamente una secca virata verso uno stile soft – dance.
Quale vero Ottantologista non ricorda il suo falsetto e i suoi tre successi in rapida sequenza: “Figli delle stelle”, “Tu sei l’unica donna per me” e “Non so che darei”?
E a proposito di questi stra noti successi commerciali, viene da chiedersi: chissà se i vari «se ti perdo non ho/più nessuna ragione/ per vivere» o «non so che darei/per fermare il tempo/per dormire al tuo fianco solo una notte» sono serviti al fedifrago per farsi perdonare?
Già, perché la seconda metà degli anni Ottanta lo vede coinvolto in una serie di disavventure personali e giudiziarie che sembrano risolversi solo col finire del decennio.
Nel 1988 ricompare sulle scene partecipando al Festival di Sanremo con il brano “Come per miracolo”, piazzatosi all'ultimo posto.

Alan in un'immagine recente

Nel 1992 pubblica una raccolta dei suoi successi riarrangiati più due inediti, dal titolo “Radici”, album che verrà poi ripubblicato a distanza di 18 anni, in occasione dell'uscita del film “Figli delle stelle” di Lucio Pellegrini.


Coetaneo e conterraneo di Alan, anche Tony Esposito, nato il 15 luglio.

Tony ai tempi di "Kalimba de luna"

I primi passi nel mondo discografico decide di muoverli collaborando con altri artisti italiani quali Pino Daniele, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Gino Paoli, Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Eugenio ed Edoardo Bennato, Alan Sorrenti.
Nell'inventarsi uno stile proprio, Tony si ispira a sonorità provenienti da vari Paesi del mondo, mescolandole a melodie tipiche della musica partenopea. Trova una sua originalità inventandosi strumenti musicali nuovi, come il tamborder, un tamburo che non emette soltanto suoni percussivi ma anche note musicali ben precise, armonie e accordi, ampiamente utilizzato in “Kalimba de Luna” ad esempio.
Dopo “Rosso Napoletano” (nel 1975) e “Processione sul mare” (nel 1976) è col terzo album, “Gente distratta” del 1977, che Tony inizia a farsi davvero notare ed ottiene il “Premio Critica Italiana della Musica”.
Nel 1982 compone la sigla di Domenica In, “Pagaia”: è l'inizio del boom discografico. Come è successo per Alan, anche Tony decide di virare verso una musica più commerciale.
Per due anni consecutivi vince “Un disco per l'estate”, nel 1984 con “Kalimba de luna” (brano grazie al quale a fine 1985 riceve il “Premio critica discografica” grazie agli oltre 5 milioni di copie vendute nel mondo) e nel 1985 con “As Tu As”.
Partecipa a tre edizioni del Festival di Sanremo, nel 1987 con “Sinuè”, nel 1990 insieme a Eugenio Bennato con “Novecento aufwiedersehen” e nel 1993 con i Ladri di Biciclette con “Cambiamo musica” ottenendo buoni riscontri commerciali (anche se non sempre ottimi piazzamenti).
Nel 1997 è l'unico italiano chiamato ad esibirsi al “Festival della gioventù” de L'Avana e nello stesso anno è di nuovo l'unico italiano ad esibirsi al “Rock in Rio”, a Rio De Janeiro.

Tony oggi
Dopo una lunga pausa dedicata a performance dal vivo, nel 2003 ha pubblicato “Viaggio Tribale”, il suo ultimo lavoro.

Ed ora, a voi!
L'artista napoletano, inventore della fusion tra tradizione napoletana e rock californiano oppure il biondo partenopeo soprannominato “King of Percussion”: a quale dei due va la vostra preferenza?

03 luglio 2012

I BELLOCCI DELLA MUSICA ANNI OTTANTA – SECONDA PARTE


Ed eccoci alla prima sfida fra bellocci canterini tutta made in Italy: Scialpi VERSUS Raf.
L'eclettico Giovanni Scialpi, a tutti noto semplicemente col cognome, nasce a Parma il 14 maggio 1962.

Scialpi (80's version)
Esordisce vincendo la sezione “Discoverde” del Festivalbar nel 1983 con il famosissimo brano Rocking Rolling, del quale decide anche di realizzare un video sperimentale, segnalandosi in questo come uno dei primissimi cantanti italiani a credere nel videoclip.
L'anno successivo è la volta di “Cigarettes and Coffee” (canzone che aveva scritto otto anni prima e che verrà scelta da niente popò di meno che la mitica Mina per una cover da inserire nel suo album “Sorelle Lumière”), che si piazza seconda al Festivalbar.
Nel 1986 partecipa al Festival di Sanremo con “No East No West” (arrivando però solo sedicesimo ma se pensate che ventunesimo, cioè penultimo, quell'anno c'è arrivato Zucchero con “Canzone triste”, potete agevolmente trarre le vostre debite conclusioni su quali fossero i gusti musicali dominanti nella kermesse canora più famosa del Paese) mentre due anni dopo vince il Festivalbar assieme a Scarlett Von Wollenmann con l'intensa canzone “Pregherei”.
Con gli anni Novanta, Scialpi decide di cimentarsi anche in altre imprese: nel 1990 prima compare come guest star in una puntata del seguitissimo telefilm “L'ispettore Derrick” (ditemi che non lo sapevate!), episodio nel quale ricopre il ruolo di Giovanni, un cantante italiano colluso con la malavita ed implicato in affari loschi, e poi partecipa nelle vesti di co-conduttore insieme a Sabrina Salerno alla trasmissione di Raffaella Carrà “Ricomincio da due”.
Nel 1996 recita nei panni di Prospero nel musical “Pianeta Proibito”, diretto da Patrick Rossi Castaldi, a fianco di Chiara Noschese e Giampiero Ingrassia, mentre l'anno successivo, sempre diretto da Castaldi, interpreta la pièce teatrale “Pellegrini”.
Una delle sue ultime apparizioni televisive risale invece al 2004 quando ha avuto la brillante (!) idea di partecipare alla prima edizione del reality show “Music Farm”, autoeliminandosi dopo aver vinto la sfida con Gianni Fiorellino.
È notizia recente che Scialpi – oggi dal look francamente un po' inquietante con labbra siliconate e capigliatura ossigenatissima – abbia deciso di diventare Shalpy e lanciare il brano tecno “Il vento caldo dell'estate” successo (manco farlo apposta) proprio del 1980, firmato Alice e Franco Battiato – che anticipa l'album in uscita in autunno dal titolo “Panpot”.

Shalpy
Staremo a sentire... anche se, ve lo devo proprio dire, la versione anni Ottanta con capello ribelle scuro che metteva ancor più in risalto l'occhio di ghiaccio da husky a me personalmente piaceva di gran lunga di più (e non solo a me, se venne eletto come uno dei sex symbol più desiderati dalle ragazze di quel decennio).
E passiamo a Raf, all'anagrafe Raffaele Riefoli, nato il 29 settembre 1959 a Margherita di Savoia, in provincia di Foggia, città che ben presto lascia per trasferirsi prima a Firenze e poi a Londra.

Raf (80's version)
Riesce ad esordire solo nel 1983 incidendo con un'etichetta francese il suo primo singolo, Self Control, brano dance col quale raggiungerà il primo posto nelle classifiche di tutto il mondo, Stati Uniti compresi, anche grazie alla versione della cantante americana Laura Branigan.
A metà anni Ottanta Raf decide di invertire la rotta e di andare controcorrente, iniziando a scrivere canzoni pop italiane: nel 1987, ad esempio, compone per il trio Morandi-Ruggeri-Tozzi “Si può dare di più”, brano che vince l'edizione sanremese di quell'anno, ed in coppia con Umberto Tozzi scrive ed interpreta “Gente di mare”, divenuto presto un successo a livello europeo (tanto che si classificò terzo all'Eurofestival).
Nel 1988 si piazza undicesimo al Festival sanremese con “Inevitabile follia” e quindicesimo l'anno successivo con “Cosa resterà degli anni Ottanta” mentre nell'estate la sua “Ti pretendo” diventa una hit indiscussa tanto da permettergli di vincere il Festivalbar.
A differenza di Scialpi o Shalpy che dir si voglia, il tenebroso Raffaele negli anni è migliorato (foto cantat!) ed ha continuato a sfornare grandi successi come “Oggi un Dio non ho” (decima a Sanremo 1991), “Siamo soli nell'immenso vuoto che c'è” e ancora “Il battito animale” (brano col quale vince il Festivalbar nel 1993) o la suggestiva ballata “Stai con me”.

Raf (XXI century version)
Ed ora a voi, amiche (ma anche amici, per carità): sarà stato il trasformista parmigiano o il sofisticato foggiano a farvi battere forte il cuore negli anni Ottanta?

09 giugno 2011

OTTANTA FACCE: LUIS MIGUEL



Può essere che, come molti ottantologisti, abbiate un figlio. E, se è femmina, di età compresa tra i 6 e i 15 anni diciamo, può essere che il tredicenne Justin Bieber sia tra i suoi idoli. Care mamme, siete preoccupate? Scandalizzate? Allarmate da tanta attenzione per il canadesino con il caschetto? Ok, smettetela subito, perché nel vostro armadio potrebbe esserci il sopracitato scheletro. Voi adolescenti e lui, Luis Miguel, pure: aveva 15 anni (è nato nel 1970), il cantante messicano, quando si presentò con giacca e cravatta sul palco del Festival di Sanremo. In Italia non avevamo idea di chi fosse, ma in Messico era una star da almeno quattro anni, da quando cioé il papà riuscì a farlo cantare al matrimonio della figlia dell'allora presidente del Messico. Per lo sbarco in Italia (in patria era già una star), vennero scelti una canzone di Toto Cutugno e il palco nazionalpopolare dell'Ariston. Era il 1985 e fu un trionfo. Non a Sanremo, dove arrivò secondo dietro ai Ricchi e Poveri. Ma sul mercato e nel cuore delle adolescenti. Noi ragazzi di oggi (pronunciato nnoi rragazi di ogi...) era il brano, che fece da preludio a un album, traduzione italiana del suo ultimo lp in spagnolo, e a un tour estivo.
Poi, all'improvviso come era arrivato, lasciò l'Italia. E un vuoto incolmabile nel corazòn delle ragazzine (che riempirono in fretta, per esempio, con Eros Ramazzotti, pure lui sul palco di quello stesso Sanremo con Una storia importante). Ma il successo non ha mai smesso di sorridergli, almeno dall'altra parte dell'oceano. Nel 1991, per dire, vendette sette milioni di copie del suo Romance (e nel 2004 quattro milioni di copie di Mexico en la piel), nel 1992 fu il primo artista latino a conquistare un disco d'oro negli States e già nel 1993 l'impronta della sua mano era sul Walk of Fame di Los Angeles, accanto a quelle di Sophia Loren e di Paul Newman. Nel frattempo è passato da una relazione con Mariah Carey a quella con l'attrice messicana Aracely Arambula, che lo ha reso padre di Miguel nel 2007. Non ha ancora inciso un disco in inglese, a differenza di altre star latine. E non si sa nulla di sua madre da quasi vent'anni: della sparizione di Marcella Basteri, italiana di nascita, dopo il burrascoso divorzio dal papà di Luis Miguel, si occupò anche Chi l'ha visto? ma senza esito.


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04 giugno 2011

GLI ANNI OTTANTA DI BEPPE GRILLO

Beppe Grillo ora è un tribuno politico. Ma non è sempre stato così, anche se per anni, anni Ottanta compresi, i politici li ha messi nel mirino eccome. Ecco che cosa ha combinato nel decennio che lo ha reso famoso.
Grillo iniziò gli anni Ottanta con la fama di chi, da appena due anni, è diventato una presenza costante della tv italiana. Scoperto da Pippo Baudo, esordì nel 1977 come cabarettista-monologhista nello show Secondo Voi. Nel 1978 era tra i presentatori di Sanremo, nel 1979 nel cast di Fantastico, il programma invernale del sabato sera abbinato alla lotteria Italia.
Nel 1981 sbancò l'audience con Te la do io l'America, cronaca comica del viaggio di Grillo negli Usa a caccia di curiosità e stranezze. Il programma vandòin onda sulla Rete Uno e superò i 16 milioni di ascolti. La regia era di Enzo Trapani, il re dei varietà Rai dell'epoca.
Nel 1982 debuttò al cinema con Cercasi Gesù di Luigi Comencini. Vince il David di Donatello come miglior attore esordiente. È dello stesso anno lo show televisivo Il Grillo parlante, in onda su Tele Elefante.
Nel 1983 intervenne nello Speciale Elezioni condotto da Bruno Vespa (eh già, certe cose non cambiano...) e commentò con sarcasmo il calo di voti della Democrazia Cristiana. Racconta Antonio Ricci (Drive In, Striscia la Notizia e all'epoca braccio destro del comico genovese) che solo il presidente Sandro Pertini salvò Grillo dall'ostracismo Rai, dicendo di essersi molto divertito, mentre il direttore della Rete Uno Emmanuele Milano avrebbe voluto allontanarlo per sempre.
Sempre nel 1983 condusse la rubrica di satira politica Buone Notizie all'interno di una delle edizioni di Domenica In guidata da Pippo Baudo. I politici non apprezzarono, il pubblico sì.
Nel 1984 condusse Te lo do io il Brasile, sulla falsariga della trasmissione di successo di tre anni prima. Andava in onda il giovedì sera: accanto a Grillo, c'erano ancora Antonio Ricci e Enzo Trapani.
Nel 1985 viaggiò in Giappone con Antonio Ricci e lo scrittore Stefano Benni: l'idea era di accumulare materiale per un Te lo do io il Giappone. Ma la trasmissione non si fece mai. Entrò nello staff di Fantastico 6, condotto (ovviamente) da Pippo Baudo, con l'esordiente Lorella Cuccarini e il giovane primo ballerino americano Steve LaChance. Al cinema fu coprotagonista di Scemo di Guerra di Dino Risi, dove interpretò la parte di un ufficiale medico. Debuttarono poi i suoi spot televisivi per lo yogurt Yomo, sceneggiati da Antonio Ricci.
Nel 1986 è a Fantastico 7. In uno sketch in diretta, parlando del viaggio di Craxi in Cina, fece la celebre battuta: "Ma se in Cina sono tutti socialisti, a chi rubano?". Il pubblico impazzì, Baudo si scusò in diretta poco dopo, l'establishment Rai tagliò fuori Grillo dalla Rai. (Grillo, a conclusione del monologo, pronosticò: "Ci vediamo a Fantastico 18...")
Nel 1987 uscì al cinema Topo Galileo, scritto da Stefano Benni e con le musiche di Fabrizio De André e Mauro Pagani. Grillo è il protagonista. Al botteghino il risultato fu deludente.
Contrariamente ai suoi stessi pronostici, fu richiamato in Rai nel 1988, superospite a Sanremo (e c'erano i gruppi di ascolto per non perdersi il suo monologo). Aprì, più o meno, dicendo. "Il Festival fa schifo".
Replicò nel 1989, lamentandosi perché “non si può affidare un messaggio ecologico ad AlBano...". L'ultima serata, quella con il suo intervento, fa 20 milioni di spettatori.