Visualizzazione post con etichetta serie A. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta serie A. Mostra tutti i post

25 agosto 2012

LA PRIMA GIORNATA DI SERIE A (DEL 1982)

Bruno Conti e la curva Sud della Roma

(da leggersi, come l'anno scorso, con la voce di Paolo Valenti)
Gentili telespettatori, inizia oggi una nuova avventura con la serie A. I tifosi italiani hanno ancora negli occhi lo splendido trionfo della notte di Madrid, quando Dino Zoff ha alzato al cielo la coppa del mondo, e si apprestano a vivere con rinnovato entusiasmo la corsa allo scudetto che vede la Juventus campione d'Italia nei panni della naturale favorita. Tanto più che ha aggiunto due campioni del calibro del francese Michel Platini e del polacco Zbigniew Boniek alla sua rosa.

25 agosto 2011

LA PRIMA GIORNATA DI SERIE A (DEL 1981)


(da leggere con la voce di Paolo Valenti)
Gentili telespettatori buongiorno. Finalmente, dopo la lunga pausa estiva, riprende il campionato di calcio che terminerà a maggio e ci condurrà fino ai Mondiali di Spagna, che inizieranno a giugno dell'anno prossimo.
Oggi si giocherà la prima giornata di un torneo che si annuncia pieno di novità, e non solo perché per la prima volta sulle maglie delle squadre compariranno i marchi degli sponsor. La Juventus di Liam Brady e del nuovo acquisto Pietro Paolo Virdis, insieme al logo della Ariston, porterà sul petto il suo diciannovesimo scudetto, ma sarà circondata da molte pretendenti al ruolo di grande favorita. Innanzitutto la Roma di Nils Liedholm, che nella passata stagione ha perso allo sprint, e le polemiche nate e mai sopite intorno al gol di Turone annullato a Torino hanno moltiplicato la sua sete di rivincita.
Bisognerà fare attenzione anche alla Fiorentina, il cui presidente Ranieri Pontello ha condotto una campagna acquisti faraonica. Ora il leader Giancarlo Antognoni sarà affiancato dal talento di Eraldo Pecci e Francesco Graziani, acquistati dal Torino, e dai promettenti Daniele Massaro, rilevato dal Monza, e Pietro Vierchowod, preso dal Como.
Il Napoli, che ha chiuso al terzo posto nella passata stagione, ha rinforzato il suo attacco strappando al Catanzaro per un miliardo e 350 milioni di lire l'ala sinistra Massimo Palanca, vicecapocannoniere della passata stagione con 13 gol. In Calabria proverà a non farlo rimpiangere la giovane promessa Massimo Mauro. L'Inter, che vestirà una divisa dallo stile moderno, con i pantaloncini azzurri, ha provato a rinforzarsi rilevando dal Perugia l'ala Salvatore Bagni e dando fiducia in attacco al giovane Aldo Serena. Dopo un solo anno di purgatorio in serie B, espiata la pena per lo scandalo del calcioscommesse, torna nel massimo campionato anche il Milan: nella squadra che ha dominato il torneo cadetto, spicca l'inserimento del centravanti scozzese Joe Jordan.
Come dicevamo, questo sarà il campionato che precede i Mondiali di calcio. L'Italia di Enzo Bearzot è a un passo dalla qualificazione, ma non piace a critica e tifosi. A Bearzot si contesta il fatto di continuare a fare affidamento sul blocco di giocatori che convoca e fa giocare fin dai Mondiali del 1978, trascurando volti nuovi del campionato come il torinista Dossena, ma soprattutto come Beccalossi e Pruzzo, a cui non bastano le buone prestazioni in campionato per conquistarsi una chiamata. Soprattutto se si pensa che Bearzot sembra pronto a rinunciare a cuor leggero a Pruzzo, capocannoniere del campionato, ma sembra altrettanto pronto a ridare fiducia a Paolo Rossi, anche se lo juventino è fermo da quasi due anni per il calcioscommesse.
Le partite della Nazionale, così come i Mondiali di Spagna, saranno trasmesse dalla Rete Uno. Lo stesso canale vi accompagnerà nelle vostre domeniche sportive alle 18,20 con 90° minuto, con le sintesi delle gare di campionato a cura dei nostri inviati Cesare Castellotti da Torino, Giorgio Bubba da Genova, Tonino Carino da Ascoli, Luigi Necco da Napoli, Lamberto Sposini da Bologna e Marcello Giannini da Firenze. Alle 19 verrà trasmessa la telecronaca registrata del secondo tempo di una partita di serie A. Intorno alle 22,15 andrà in onda la Domenica Sportiva. Vi ricordo anche, sulla Rete Tre, la seconda edizione del Processo del Lunedì, per discutere della giornata di campionato insieme a Enrico Ameri, quest'anno accompagnato dalla bella Marina Morgan, per la regia di Aldo Biscardi.

(E se volete sapere com'è andato a finire quel campionato, eccovi il video dell'ultima giornata, con le voci della diretta di Tutto il calcio minuto per minuto. A quell'ultima giornata Juventus e Fiorentina arrivarono a pari punti e il Milan era in piena zona retrocessione: con una sconfitta del Genoa a Napoli si sarebbe salvato, ma...)

11 maggio 2011

IL MILAN DI ARRIGO SACCHI



Uno scudetto, una serie B per scommesse e, subito dopo, una per retrocessione sul campo, raffiche di acquisti bislacchi su cui spicca l'impalpabile centravanti inglese Luther Blissett, ormai più famoso per aver prestato il nome a un collettivo letterario che per le sue evoluzioni a San Siro: per i tifosi del Milan gli anni Ottanta non erano iniziati proprio benissimo.
Poi arrivò l'era di Silvio Berlusconi, fatta di un potenziale economico superiore a quello delle altre squadre, con campagne acquisti fatte di conseguenza. Ma non era solo questione di soldi e di campioni. Del Milan di Arrigo Sacchi si è tornato a parlare in questi tempi, immaginandolo come l'unica squadra in grado, in una sfida immaginaria, di tenere testa al Barcellona di Messi, Xavi e Iniesta. Quel Milan, al primo anno di Sacchi in panchina (era il 1987-88), conquistò lo scudetto vincendo a Napoli la sfida decisiva (vedi il video sopra). Quel Milan era Gullit, van Basten, Donadoni, Ancelotti. Ma era fatto anche di ragazzi del vivaio, cresciuti fino a diventare campioni, come Paolo Maldini, Billy Costacurta, Bubu Evani. Ed era fatto di gregari puri, eppure indispensabili: Angelo Colombo portava i suoi capelli biondi su e giù per la fascia destra, indispensabile come i compagni. Pur senza avere la stessa loro classe.
Dietro le quinte, c'era Arrigo Sacchi, uno che, appena arrivato in rossonero, rischiò l'esonero per aver preso due schiaffi al primo turno di Coppa Uefa dal modesto Espanyol. Berlusconi resistette e gli diede fiducia. Fece bene. L'organizzazione di Sacchi introdusse tattiche che hanno cambiato il calcio: difesa in linea, squadra corta, pressing, terzini che spingono, centrocampo in grado di soffocare gli avversari e poi di trasformarsi in macchina da attacco, talento al servizio del collettivo e mai fine a se stesso.
E soprattutto ha cambiato la mentalità del calcio nostrano. Abituate ad aspettare gli avversari, brave più a difendersi che a imporsi, le squadre italiane in Europa avevano uno spauracchio: il Real Madrid, che si poteva anche battere in casa per poi venire sommersi nel catino del Bernabeu. Nella semifinale di Coppa dei Campioni 1988-89, il Milan al Bernabeu non perse. L'1-1, nella testa italiana, era abbastanza per giocarsi il ritorno in casa difendendo e aspettando. 

Il Milan di Sacchi invece aggredì gli avversari fin dal tunnel degli spogliatoi, attaccando e nascondendo loro palla e speranze. Il primo tempo finì 3-0. In avvio di ripresa van Basten e Donadoni firmarono il trionfo. E solo allora i rossoneri si calmarono. Ma fu un successo epico. Portò il Milan in finale e alla sua terza Coppa dei Campioni, rivinta dopo vent'anni. Ma soprattutto liberò le squadre italiane dal loro complesso di inferiorità.

15 aprile 2011

CLAUDIO GARELLA, DETTO GARELLIK


Il Napoli che lotta per lo scudetto un po' fa tornare alla mente gli anni Ottanta. Che furono gli ultimi in cui le squadre non metropolitane, né blasonate, né ricche di famiglia riuscirono a vincere il campionato. L'ultima, a guardare gli annali, è stata la Sampdoria nel 1991. Ma a metà anni '80, quando pure in serie A c'erano Platini, Falcao, Rummenigge, Zico, due scudetti di fila andarono uno a Verona e uno a Napoli, per entrambe le squadre il primo tricolore della loro storia, per i gialloblù veneti anche l'unico.
L'anello di congiunzione tra quelle due imprese si chiama Claudio Garella. Per noi portieri dell'oratorio era un idolo, un modello, un esempio e una speranza. In oratorio, in porta ci finisce il più scarso, da sempre. Spesso il più grassoccio, spesso con gli occhiali e con i piedi quadri, spesso il più bersagliato, sia dai tiri degli avversari sia dagli improperi dei compagni, per un gol assurdo subito.
Come noi portieri dell'oratorio, Claudio Garella non ce lo aveva, il physique du role: capelli a caschetto-scodella, ottanta chili dichiarati sugli almanacchi, ma la maglia che faceva sempre un po' difetto sulla pancia e, apposta, quando possibile ondeggiava fuori dai pantaloncini. Arrivò a Verona da una carriera nomade, più da riserva che da titolare, e con i tifosi laziali che gli avevano affibbiato lo scomodo soprannome Paperella. Indovinate perché?
A Verona fu tutto diverso. Il Verona 1984-85 era un concentrato di scarti di altre squadre, messi insieme da Osvaldo Bagnoli, che arrivava dalla periferia di Milano e aveva la faccia da metalmeccanico turnista. Garella era lo scarto degli scarti: ai puristi del calcio veniva la pelle d'oca, a guardarlo tra i pali. Invece che con le mani in tuffo plastico, respingeva i tiri con i piedi, sedendosi per terra. In uscita bassa sembrava l'avanguardia di una mandria di bufali in corsa: ma la palla finiva sempre addosso a lui e mai in porta. In uscita alta sembrava intimidire gli avversari con il solo spostamento d'aria. Però parava. Da pazzi: in un Roma-Verona valse da solo il pareggio, con numeri che adesso finirebbero dritti tra i più cliccati di YouTube. Il soprannome Paperella finì in solaio, nel baule dei brutti ricordi. Diventò Garellik. Si prese lo scudetto e poi partì per Napoli, l'ambizioso Napoli di Maradona. Che in allenamento, raccontò Garella anni dopo, lo prendeva in giro segnandogli gol a raffica su punizione. Un privilegio che in partita Garellik non concedeva. E fu il secondo scudetto in tre stagioni.
E non è da tutti, specie se non si è scelta, per vincerli, la carrozza dei principi, quella garantita dalla maglia di Milan, Inter o di un'altra squadra a caso con la maglia a strisce. Di lui l'avvocato Agnelli disse: «È il più forte portiere del mondo. Ma senza mani». E Italo Allodi, dirigente di quel Napoli tricolore, aggiunse: «L'importante è parare. Non importa come».
Claudio Garella oggi ha quasi 56 anni, due scudetti in bacheca, nessuna presenza in Nazionale e un posto da allenatore del Barracuda, squadra di Seconda categoria della periferia di Torino, la sua città. In un'intervista del 2007 si lamentò di essere stato dimenticato dal grande calcio. Problemi del grande calcio: Ottantology no che non lo ha dimenticato, Garellik. E lo adora. A proposito: la foto qui a lato è un'istantanea tratta da una video intervista di pochi mesi fa, negli uffici del Barracuda. La foto lì sopra invece è del 2005, giorno della partita di addio al calcio giocato di Ciro Ferrara. La maglia ora fa un casino difetto sulla pancia. Ed è una ragione in più per volergli un sacco bene.