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27 agosto 2012

MARC ALMOND, BOY GEORGE E TWITTER


Scena: una schermata di Twitter di sabato pomeriggio.
Protagonisti: Marc Almond, già cantante dei Soft Cell, quello di Tainted Love e di un duetto pazzesco con Jimi Somerville ai tempi dei Bronski Beat, e Boy George, l'uomo immagine dei Culture Club, primi dopo i Beatles ad avere quattro singoli dell'album di esordio in classifica, nel 1982/83.
Comincia Marc Almond, con un messaggio in cui si lamenta di Twitter e del trattamento che ogni tanto gli viene riservato, a base di insulti e minacce legati al suo essere gay. E, chiude il cantante, forse sarebbe il caso di lasciare il social network. Per fargli cambiare idea, gli piovono addosso decine di messaggi dei fans suoi followers. Uno di questi è un po' più speciale e non esattamente di un fan. Quando Marc Almond, per ringraziare, scrive "Forse è colpa mia, non dovrei rispondere a odio e cattiveria", è Boy George (che un paio di tweet prima aveva confessato di essere in pieno relax alle Baleari in attesa di fare una dj session) a rispondergli "Chi odia i queer è come gli atei, piuttosto ossessionato secondo me".
Fin qui è l'eccezionalità dell'era digitale, che consente di origliare una conversazione tra due popstar che loro hanno deciso di rendere pubblica per i loro followers. Con il profilo di Ottantology ne seguiamo parecchie: Samantha Fox, Sabrina Salerno, i Duran Duran, Jim Kerr, Lorenzo Jovanotti, i Johnny Hates Jazz. Lo scopo? Tenersi aggiornati su quello che fanno ora e, quando possibile, raccontarvelo in anteprima sul nostro blog. Potrebbe essere il caso dello scambio successivo di tweet tra i due musicisti. "Ho una canzone nuova, te la devo mandare" comincia Boy George. "La aspetto" ribatte Marc Almond. Un nuovo singolo dell'ex Culture Club? Oppure l'inizio di una collaborazione, con il primo che firma il pezzo e il secondo che lo canta?
Comunque vada a finire, li terremo d'occhio. È l'era digitale, bellezza. Ovvero una delle poche ragioni per cui il 2012 è migliore del 1982.

16 dicembre 2011

GLI ANNI OTTANTA DENTRO DEEJAY STORY

 Ci sono 55 tracce in Deejay Story, il triplo album celebrativo dei trent'anni di Radio Deejay, in vendita da qualche giorno nei negozi di dischi (e a 13,99 euro su iTunes). E di queste, sono 18 (la maggioranza relativa) ad arrivare dai nostri anni Ottanta.
Trent'anni vuol dire tornare indietro al 1982, quando l'Italia stava per vincere i Mondiali, Giovanni Spadolini era il primo presidente del consiglio non iscritto alla Dc del dopoguerra e in classifica c'erano la colonna sonora de Il tempo delle mele e Il ballo del qua qua.

09 aprile 2011

LA SUPERCLASSIFICA DI OTTANTOLOGY #3

(Classifica basata sul numero di ascolti complessivi delle canzoni della mia playlist su iTunes dedicata agli anni Ottanta, impostata in rigorosa modalità random. Quindi, in fondo, è la classifica di un software. O del caso, fate voi. Legenda: tra parentesi l'anno di uscita del disco, il numero che segue è la variazione di posizione rispetto alla settimana scorsa. La sigla ne sta per nuova entrata).

TOP TEN DEL 9 APRILE
1 Change – Tears for Fears (1983) +2 
2 Never gonna give you up – Rick Astley (1987) -1 
3 Love is love – Culture Club (1985) ne 
4 Send my heart – The Adventures (1984) ne 
5 Kiss – Prince (1986) = 
6 Just can't get enough – Depeche Mode (1981) ne 
7 Each time you break my heart – Nick Kamen (1986) ne 
8 C'est la ouate – Caroline Loeb (1986) ne 
9 You keep me hangin' on – Kim Wilde (1986) +5 
10 Never ending story – Limahl (1984) -8 

DISCHI CALDI
11 Things can only get better – Howard Jones (1985) -7 
12 Tainted love – Soft Cell (1981) ne 
13 Enola gay – OMD (1980) ne 
14 Election day – Arcadia (1985) ne 
15 Right on track – Breakfast Club (1987) ne 
16 I feel love/Johnny remember me – Bronski Beat feat. Marc Almond (1984) +2 
17 The power of love – Jennifer Rush (1985) ne 
18 In a lifetime – Clannad feat. Bono (1986) ne 
19 Hit that perfect beat – Bronski Beat (1986) ne 
20 Dance around the world – Richenel (1986) ne


(leggi qui la superclassifica della settimana scorsa)