Una è nata di domenica, l'altra di lunedì. Era il 3 gennaio 1982, trent'anni e 24 ore fa, quando, accanto al logo di una ventina di tv private, comparve un simbolo con un numero, logo di un nuovo network nazionale, Italia 1. Accadde lo stesso il giorno dopo, con un altro manipolo di canali regionali. Anche in questo caso, il simbolo aveva un numero che ci è diventato assai familiare, quello di Rete 4.
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04 gennaio 2012
22 luglio 2011
RIDATECI UAN, FOUR E FIVE!
Il 15 ottobre 2005 le tre storiche mascotte delle reti Mediaset, Uan, Four e Five – rispettivamente protagonisti delle trasmissioni per bambini “Bim Bum Bam” e “Ciao Ciao” i primi due, e simbolo di Canale 5 l'ultimo – sono state portate via nottetempo dalla sede della Scuola di Arte Drammatica "Paolo Grassi" di via Salasco a Milano.
Uan, il pupazzo animato di peluche, color fucsia e rosa, dalle sembianze canine, è stato mascotte di Italia 1 e conduttore di “Bim Bum Bam” dal 1983 al 1999. Il suo nome è l'italianizzazione di One (“uno” in inglese); era realizzato dal Gruppo 80, veniva doppiato dalla voce di Giancarlo Muratori (dopo la sua morte nel 1995 il testimone passò a Pietro Ubaldi, già voce di Four) e nei primi tempi indossava sempre una maglietta “012 Benetton”.
Uan si comportava come un bambino monello, con poca voglia di studiare ma molta di combinare guai, era golosissimo di cremini ed innamorato di una barboncina francese.
Spesso alle prese con Bonolis che lo interrogava nelle materie che doveva preparare per la scuola, Uan riusciva sempre a inventarsi risposte strampalate per cercare di togliersi dagli impicci, conquistando con le sue gag il pubblico che lo seguiva fedelmente tutti i pomeriggi.
Dopo anni di assenza dai teleschermi, il 19 maggio 2008 ricomparve su Italia 1 in una intervista a “Le Iene” e dal 21 gennaio 2010 indossò i panni di presentatore a fianco di Nicola Savino e Juliana Moreira per otto puntate del programma “Matricole & Meteore”.
Se Italia 1 aveva “Bim Bum Bam” con il pupazzo Uan, su Rete 4 andava in onda “Ciao Ciao” condotto da Giorgia Passeri e l'orso Four (così chiamato dal nome dell'emittente della quale divenne il simbolo). Animato, anche lui come Uan, dal Gruppo 80, aveva il pelo marrone con un ciuffo più chiaro in testa, un paio di orecchie tonde e una bocca larga con l'interno di color giallo.
Se in Uan e nelle sue marachelle si riconosceva il bambino delle elementari, Four rispecchiava invece un pubblico più grandicello. L'orsetto infatti parlava il gergo paninaro degli adolescenti ed adorava i Duran Duran, gruppo simbolo degli anni Ottanta.
In quel periodo anche Canale 5 trasmetteva un programma per ragazzi dal titolo “Pomeriggio con Five” (scritto correttamente, così come Four, ma a differenza di Uan... chissà perché?). Emblema di Canale 5 (e per un certo periodo anche del Milan con il nome di Dudy, soprannome di Pier Silvio Berlusconi), Five aveva le sembianze di un draghetto arancione, con la testa modellata sul biscione dell'allora logo della rete.
Curiosa la sua genesi: Silvio Berlusconi aveva commissionato a Maria Perego, “mamma” di Topo Gigio, il prototipo del pupazzo ma, non soddisfatto del risultato, si rivolse al Gruppo 80. Five era doppiato dall'attore Marco Columbro ed appariva a corpo intero, non solo a mezzobusto come Uan e Four.
Inizialmente faceva da spalla ad Augusto Martelli nel varietà “Premiatissima” promuovendo il concorso “Operazione Five”, poi, visto il grande successo che riscuoteva tra i bambini, divenne protagonista delle trasmissioni “Five Time” e “Domenica con Five” dove vestiva i panni di svariati personaggi come Dracula Five e l'infermiera Nelly.
Intorno a lui si sviluppò un notevole merchandising che andava dalle compilation musicali “Fivelandia” (raccolte di sigle di programmi per bambini in onda sulle reti Fininvest) al pupazzo a grandezza naturale (che veniva regalato ai concorrenti dei quiz di Mike Bongiorno e di Corrado).
Conclusosi il periodo d'oro degli anni Ottanta, Canale 5, Italia 1 e Rete 4 accantonarono progressivamente i loro pupazzi e nel 2001 Mediaset decise di donare alla Scuola “Paolo Grassi” le tre mascotte originali, delle quali, essendo di fattura artigianale, esistono pochissime copie. Un appello quindi ai ladri o rapitori che siano: RIDATECI UAN, FOUR E FIVE!!!
01 giugno 2011
1981: LA POLITICA TRENT'ANNI FA
Non si è ancora smesso di parlare, e parecchio, di politica, dopo i ballottaggi delle elezioni amministrative di lunedì. Tra volti conosciuti e facce nuove, mi è venuta la curiosità di sfogliare all'indietro le pagine di storia italiana e scoprire di che cosa si parlava, sulle pagine di politica dei giornali, trent'anni fa, nell'estate del 1981.
Giovanni Spadolini diventò presidente del consiglio il 28 giugno. Esponente del Partito Repubblicano, fu il primo capo di governo della storia del dopoguerra non espresso dalla Democrazia Cristiana. Il suo governo era sostenuto per la prima volta dal cosiddetto pentapartito, con Dc, socialisti, socialdemocratici, liberali e, appunto, repubblicani.
In quell'anno le Brigate Rosse colpirono con cinque rapimenti, tra cui quello di Roberto Peci, fratello di Patrizio, già esponente del movimento terroristico e poi diventato collaboratore di giustizia, una volta arrestato. Fu probabilmente il primo pentito della storia giudiziaria italiana, nell'accezione che ancora adesso diamo al termine. Roberto Peci venne ucciso e il corpo fu fatto ritrovare in una discarica.
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| Francesco Rutelli negli anni 80 con Pannella e nel 2011 con Casini |
Nel 1981 non si votò, se non per una manciata di referendum, dal porto d'armi alla smilitarizzazione della Guardia di Finanza, quasi tutti proposti dal Partito Radicale. Due quesiti riguardavano la legge sull'aborto, approvata solo tre anni prima. Uno, proposto proprio dai radicali, cercava di allargarne le maglie; l'altro, sostenuto dal Movimento per la Vita, ne chiedeva l'abolizione. Entrambi furono respinti. Nella segreteria nazionale del Partito Radicale, al fianco di Marco Pannella, compariva un militante di 27 anni, da tutti additato come l'erede del patriarca: Francesco Rutelli.
Silvio Berlusconi era un imprenditore edile che si stava affacciando con prepotenza nel mondo delle televisioni. La sua Canale 5, che trasmetteva ormai in tutta Italia grazie a una campagna di acquisizione delle frequenze locali, aveva trasmesso proprio nell'inverno del 1981 la prima partita di calcio in diretta, e la prima partita della Nazionale non trasmessa dalla Rai. Si trattava dell'avventura dell'Italia al Mundialito, edizione unica disputata in Uruguay della sfida tra le Nazionali che avevano vinto almeno un Mondiale. In Lombardia i match furono trasmessi in diretta via satellite (Berlusconi aveva chiesto e ottenuto la frequenza satellitare dalla Rai). Nel resto d'Italia andarono in onda in differita. La telecronaca fu di Giuseppe Albertini, già voce del calcio della tv svizzera italiana.
Pierluigi Bersani aveva 30 anni ed era sposato da un anno con Daniela Ferrari. Aveva già cominciato la carriera politica, da assessore a Piacenza, nelle file del Pci.
Il quarantenne Umberto Bossi aveva fondato da un anno il gruppo Unione nord occidentale lombarda per l'autonomia. A Varese già collabora con il concittadino Roberto Maroni.
Giuliano Pisapia era avvocato del Foro milanese, oltre che militante di Democrazia Proletaria, partito a sinistra del Pci che aveva ottenuto anche un seggio al primo Parlamento Europeo della storia, due anni prima. Era appena stato scarcerato dopo quattro mesi, per l'accusa di furto d'auto che lo vide coinvolto e poi assolto, rievocato nella campagna elettorale di Milano poche settimane fa.
Luigi De Magistris aveva 14 anni e si era appena iscritto al liceo classico Adolfo Pansini, nel quartiere del Vomero a Napoli.
Beppe Grillo conduce, sulla Rete 1 della Rai (l'attuale Rai Uno, per capirsi), il programma Te la do io l'America, stralunato viaggio negli States in sei puntate. La media di ascolti superò i 16 milioni di persone.
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