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24 dicembre 2012

#SOLOCOSEBELLE (OVVERO UNA GIRELLA SUL PALCOSCENICO)

La stanza del laboratorio di teatro all'istituto Giovanni XXIII

La passione. Non c'è nulla che importi come la passione. Quando ci si accinge a intraprendere un progetto, quando si cerca di realizzare un sogno, la passione aiuta a vedere solo il traguardo, e non gli ostacoli che ci sono in mezzo.
Noi privilegiati di Ottantology lo abbiamo imparato sabato pomeriggio, nel più bel regalo di Natale ottantologista che potessimo desiderare. C'è un gruppo di persone che ha preso Correva l'anno della Girella, il libro di cui amiamo vantarci, lo ha sfogliato, sottilineato con l'evidenziatore, tagliato e cucito e ne ha ricavato uno spettacolo di un'ora e mezza, un musical colorato con sketch, canzoni e balletti. Quelle stesse persone hanno preparato costumi e scenografie: al soffitto dell'auditorium, per esempio, erano appese una confezione gigante di Billy all'arancia e una alla mela (precisione filologica assoluta: nessun Billy alla pesca, per carità) e poi un pacchetto di Big Babol e due gettoni telefonici. Ci hanno lavorato da settembre, tra prove, lavori assortiti, canzoni da scegliere, battute e passi di danza da mandare a memoria. E se non sapete che cosa sia l'ansia da palcoscenico, avreste dovuto vedere quanto erano agitate Sara e Roberta, splendide autrici e registe. E sentire la tachicardia di Roberta, prima della scena più difficile.
Invece è stato tutto perfetto. Gli attori si divertivano (quello - sì, era maschio - che interpretava Heather Parisi non avrebbe mai voluto scendere dal palco) e si calavano nei personaggi, da un Mike Bongiorno che teneva gli occhiali nella mano destra proprio come lui, ai protagonisti delle pubblicità mimate, alla Sandra Mondaini che sconvolgeva un lenzuolo a pedate vicino a un Raimondo Vianello con la Gazzetta in mano. E il pubblico rideva. E sapete una cosa? Fa tutto un altro effetto sentire le risate vere, rumorose, quando quella appena sentita è una battuta del tuo libro...
Fin qui, la cronaca della "prima" di Correva l'anno della Girella, in versione musical, andata in scena sabato 22 dicembre a Lessona, in provincia di Biella. Quello che ancora non sapete è chi fossero gli attori: lo spettacolo fa parte del progetto teatrale dell'istituto Giovanni XXIII, una struttura che accoglie, cura e migliora la vita di una cinquantina di disabili, di età compresa tra i 25 e i 60 anni. La loro vita è in salita e continua a esserlo, anche se all'istituto una moltitudine di persone attente e preparate fa di tutto per rendere la salita meno ripida: per qualcuno un gradino, un corridoio da percorrere con le stampelle, una battuta da imparare a memoria o da leggere e pronunciare correttamente sono un ostacolo tremendamente alto. Ma nessuno di loro, né gli attori né gli operatori del centro, ha fatto caso agli ostacoli, in questi tre mesi di lavoro: hanno visto solo l'obiettivo finale, ovvero mettere in scena lo spettacolo e divertire chi c'era.
Merito della passione, un ingrediente segreto che rende tutto più facile. E più dolce.
(E se ci fosse modo di organizzare una replica, vi avvisiamo prima. E vi invitiamo).

13 novembre 2012

I BELLOCCI DELLA MUSICA ANNI OTTANTA – DICIOTTESIMA PARTE

Premessa: nel corso delle enne presentazioni del nostro “Correva l'anno della Girella”, il mio incomparabile socio Canna, ogni qualvolta si toccava l'argomento “musica”, non si è mai lasciato scappare l'occasione per sottolineare e prendere bonariamente in giro i miei gusti in merito. Ebbene sì: ho avuto una passione infantile per i due cantanti che oggi, un po' per gioco (non crederà mai che io abbia avuto il coraggio di arrivare a tanto!), un po' per vedere quante ce ne sono di Ottantologiste fulminate come me, ho deciso di mettere in sfida tra di loro.
All'innocente età di sei anni nasceva la prima delle due passioni e una Betta con codini, grembiule e cartella si accingeva ad andare a scuola cantando “Su di noi”, “Gelato al cioccolato”, “Un amore grande”. Ma, si sa, gli amori, soprattutto se in tenera età (e se platonici) durano il tempo di uno starnuto e di lì a poco il bel caschetto di Pupo è stato scalzato dalla chioma riccioluta di Michele.
Siori e siore, dopo una megasfida internazionale Boss – Sting, questa settimana per voi:
PUPO versus MICHELE ZARRILLO

Enzo Ghinazzi nasce l'11 settembre 1955 a Ponticino di Laterina, in provincia di Arezzo. Il padre Fiorello, di professione postino, sogna per lui un futuro da principe del foro ed ignora che in realtà il figlio per le leggi prova poco trasporto e dimostra invece un maggiore interesse per la passione dei suoi zii materni che con la loro piccola orchestra suonano nei night.
Enzo, che per mantenersi inizia a fare il rappresentante di detersivi, muove i primi passi in questo mondo cantando insieme allo zio e a un cugino fino a quando un bel giorno risponde a un annuncio che suona, ricorda lui stesso, più o meno così: «Se non siete dei cani e avete qualcosa da dire, presentatevi a Milano, piazza della Repubblica, alla casa discografica Baby Records».
Fra centinaia di giovani, lui fu il prescelto. Nel 1975 nasce Pupo (pseudonimo affibbiatogli per via della sua faccia da ragazzino) e dopo i 45 giri “Ti scriverò” e “Come sei bella”, arrivano i grandi successi: “Ciao” (1978), “Forse” (1979), “Gelato al cioccolato” (1979) e “Firenze Santa Maria Novella” (1980).

Pupo ai tempi del caschetto
La consacrazione si ha nel corso degli anni Ottanta: nel 1980 arriva terzo con “Su di noi” al Festival di Sanremo – dove ritornerà quattro anni dopo con “Un amore grande” – mentre l'anno successivo vince la Gondola d'Oro con “Cosa provi” e le sue canzoni vengono tradotte in varie lingue iniziando a fare il giro del mondo.
Autore di canzoni anche per altri artisti (la più famosa è “Sarà perché ti amo”, portata dai Ricchi e Poveri a Sanremo nel 1981), è tra i fondatori della Nazionale Italiana Cantanti con Mogol e Gianni Morandi ed ha partecipato come corista a “L'amico è”, l'inno dell'amicizia interpretato da Dario Baldan Bembo e Caterina Caselli, sigla del programma televisivo “Superflash” di Mike Bongiorno (1983).

Pupo oggi
Il resto è storia recente: dalla crisi professionale e umana negli anni Novanta al suo ritorno sul grande schermo col nuovo millennio nelle vesti di presentatore.

Altro il percorso di Michele Zarrillo, nato a Roma il 13 giugno 1957.
Dopo aver esordito giovanissimo come chitarrista e cantante in vari gruppi della scena progressive rock italiana (come i “Semiramis” e i “Rovescio della Medaglia”), decide di aprirsi anche al mondo della musica pop e di intraprendere la carriera da solista.

Un giovanissimo Michele Zarrillo


Nel 1979 vince il Festival di Castrocaro con “Indietro no” mentre tre anni dopo si presenta con “Una rosa blu” (che diventerà un successo a distanza di anni) a Sanremo dove vincerà nel 1987 nella sezione Nuove Proposte con il brano “La notte dei pensieri” (e a Sanremo continuerà a portare canzoni di successo come “Strade di Roma”, scritto insieme ad Antonello Venditti, nel 1992 e “Cinque giorni” nel 1994).

Zarrillo oggi

Negli anni il cantautore romano non ha mai smesso di sfornare canzoni: nell'ottobre 2003 esce “Liberosentire”, nel 2006 il cd “L'alfabeto degli amanti” ed il 20 settembre 2011 l'album di inediti “Unici al mondo”.

Ora, amici ed amiche Ottantologiste, mettetevi una mano sulla coscienza e l'altra sul mouse: vi sarete in questo anno e mezzo un po' affezionati alla Betta, no? Vorrete mica lasciarla sola in questa plateale figura di merda che ha sviluppato confessando urbi et orbi la sua passione per Pupo e Michele Zarrillo?
Quindi, non vi resta che dimostrarle la vostra solidarietà VOTANDO!